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martedì, 22 settembre 2009
La libertà e il suo prezzo

Pubblico questa lettera aperta scritta da un semplice sacerdote indirizzata al potente e intrallazzatissimo cardinale Bertone sia perché è molto bella e io la condivido quasi in tutto, sia perché è piena zeppa di contenuti filosofici (magari impliciti) sulla libertà di coscienza.
 
"Signor Cardinale Bertone,
apprendo dalla stampa che il giorno 7 ottobre 2009, memoria liturgica della Madonna del Rosario, lei ha intenzione di inaugurare la mostra dall’emblematico titolo: "Il potere e la grazia" con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che non posso chiamare "onorevole" perché di "onorevole" nella sua vita pubblico-privata, nella sua politica e nel suo sistema di menzogne non vi è nulla. Se la notizia fosse vera, lei agli occhi della stragrande maggioranza della Chiesa italiana e del mondo si renderebbe complice e si assumerebbe la responsabilità di molti abbandoni "dalla" Chiesa da parte di credenti che sono stufi che la politica della diplomazia sovrasti e affossi la testimonianza limpida del Vangelo. Lei sicuramente sa, come lo sa ogni parroco che vive sulla breccia dei marciapiedi, che quest’anno vi è stata una emorragia nei confronti dell’8xmille che moltissimi cattolici, anche praticanti, hanno devoluto ad altre istituzioni pur di toglierlo alla Chiesa cattolica per le sue ingerenze e connivenze con un governo legittimo, ma ad altissimo tasso di illegalità e immoralità. Questo argomento credo che vi interessi non poco sia come Vaticano che come CEI.
Dopo tutto quello che è successo, le testimonianze, le registrazioni, le inchieste, lo spergiuro pubblico in televisione sulla testa dei suoi figli, gli immigrati morti in mare che il governo ha sulla coscienza; dopo la legge infame che dichiara "reato" lo "stato personale", cioè la condizione esistenziale di "immigrato" divenuto "clandestino" in forza della legge Bossi/Fini; dopo tutto questo lei non può far finta di nulla e farsi vedere in pubblico con Berlusconi o qualcuno dei suoi scherani.
Se parlate di morale pubblica e di etica politica, dovete essere coerenti con i vostri stessi principi che spesso esigete dagli altri che non hanno il potere immondo di Silvio Berlusconi, il quale si crede il Messia e "solutus omnibus legibus", visto che concepisce se stesso come sultano e l’Italia il suo sultanato personale. Egli pensa di potere comprare tutto: i tribunali, le sentenze, la compiacenza di prosseneti e lenoni che gli procurano donnine a pagamento per sollazzarlo con orge (e forse anche droga) di cui egli continua a vantarsi pubblicamente fino a dichiarare con spudoratezza che: "il popolo italiano vuole essere come lui". Crede di potere comprare anche il Vaticano, offrendo leggi e favori a richiesta. Valuti lei se le lenticchie fuori stagione valgano una Messa.
Lei deve sapere che serpeggia nella Chiesa uno scisma ormai non tanto sotterraneo che sta emergendo di giorno in giorno e bisogna stare attenti che non diventi movimento o peggio ancora separazione, anche perché molti vescovi stanno zitti, ma in cuor loro meditano e in privato imprecano. Non prenda a cuor leggero quello che le dico. Il mio vescovo, cardinale Angelo Bagnasco, e anche lei che mi ha conosciuto bene, sapete che non dico bugie e non parlo mai per sentito dire e di ogni mia affermazione o gesto mi assumo sempre la responsabilità pubblica.
Per una volta, come Segretario di Stato, sia prete, solo prete, intimamente prete e disdica ogni appuntamento con un trafficante senza morale e senza dignità che la sta usando solo per affermare che i suoi rapporti con il Vaticano e con il Papa "sono eccellenti".
Le accludo la "Lettera di ripudio" che ho inviato a Silvio Berlusconi, e che tante adesioni sta raccogliendo nel mondo credente e non credente. Se lei riabilita Berlusconi, come ha già fatto Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano con l’intervista al Corriere della Sera, nella Chiesa di Dio lei perde il diritto di parlare di Vangelo, etica e moralità.
Se Berlusconi riesce a comprare anche il Vaticano con uno scambio di leggi, favori e denaro, sappia che non potrà mai comprare le nostre coscienze di credenti che ogni giorno pregano Dio per la salvezza della "povera Italia" e per la conversione delle gerarchie ecclesiastiche che spesso sono di scandalo e non di esempio al popolo dei battezzati.
Preoccupato e amareggiato, la saluto sinceramente." Paolo Farinella, prete

Postato da: giorgiodurante a 22:13 | link | commenti

venerdì, 11 settembre 2009
Doppio autunno

Previsioni d'autunno:

- molto caldo nelle scuole, con occupazioni, cortei, assemblee, cineforum e dibattiti contro la Gelmini, i suoi tagli e le sue bugie. Ovvie ripercussioni sul governo e sull'egoarca, in un clima da fine impero romano;
- molto freddo nella chiesa cattolica italiana, che ha lasciato cadere nel fango uno dei suoi migliori servitori (intendo Dino Boffo) in cambio di qualche soldo per le sue scuole private, di una legge da stato etico sul fine vita e del rafforzamento dell'ora di religione nelle scuole, che tanta cultura e passione religiosa e civile trasmette ai giovani italiani...

Postato da: giorgiodurante a 15:53 | link | commenti (2)

giovedì, 03 settembre 2009
Contro i clericali

Oggi il mio amico Dino Boffo, direttore dell'Avvenire, ha dato le dimissioni dopo la violentissima campagna mediatica che si è scatenata contro di lui negli ultimi giorni. In diversi siti tradizionalisti cattolici (o, per meglio dire, clericali) non sono mancate parole di esultanza in nome di un modello di cristianesimo puro e immacolato. Ad essi ho risposto con il testo che di seguito pubblico anche sul mio blog.

Vorrei sapere questo: quale sarebbe l’immenso danno che Dino Boffo avrebbe arrecato alla Chiesa? Quali cocci mai dovremmo raccogliere dai suoi quindici anni alla direzione di un giornale come Avvenire che allora era un soprammobile in qualche sacrestia e ora è uno dei giornali più autorevoli, più ben fatti e più intelligenti del panorama giornalistico italiano, uno dei pochissimi quotidiani che continua ad aumentare il numero dei suoi lettori mentre tutti gli altri li perdono?

Quale sollievo dovremmo provare ora che una figura così fondamentale per la cultura cristiana in Italia, protagonista di tante battaglie per la difesa della vita, per la libertà della Chiesa, sempre in prima fila nella difesa del Papa e dei valori cristiani è stata ridotta al silenzio? Senza il suo contributo la Chiesa italiana sarà da oggi in poi più debole, anche lo stesso Benedetto XVI sarà meno intelligentemente difeso, e non riesco a capire come non riusciate a comprenderlo.

E nemmeno comprendo come non vi sia chiaro che l’attacco del Giornale, costruito in tempi precisi su fatti che risalgono ad anni fa e che finora non avevano interessato nessuno, rappresenta una vendetta politica verso le posizioni che Avvenire ha espresso, dando voce a molti cattolici italiani, sullo stile di vita del presidente del Consiglio che, spero ne conveniate, ha qualcosa di ben più grave da farsi perdonare. Vi rendete conto che, con questo andazzo, chiunque può essere ricattato, messo alla berlina, ridotto alla pubblica umiliazione e al silenzio? Veline false e velenose, anonime, messe in giro ad arte e spacciate come “informative” possono essere scritte su chiunque sia giudicato scomodo o poco gradito ai poteri dominanti. Su Vescovi, sacerdoti, cristiani comuni come siamo noi, su chiunque. Siamo così ciechi da pensare che possiamo starcene tranquilli perché tanto a noi certe cose non succederanno mai? O non dovremmo invece insorgere tutti uniti, senza paure, incertezze, distinguo, finte obiettività a difendere un nostro fratello nella fede che magari avrà pure, come tutti noi, commesso nella vita qualche peccato veniale e magari anche pagato per questo (ammesso che le cose stiano così come Feltri ce le ha raccontate, ma io non ci credo perché mi fido più di Boffo che del servo del padrone), ma che ha dato tutta la sua vita, la sua intelligenza, la sua passione e il suo cuore alla Chiesa e al Signore in tutti questi anni? Pensate in questo modo di difendere il Santo Padre?

Questa Chiesa fatta solo di santi, di persone perfette, così vanesie e schizzinose da esser pronte a dare lezioni di moralità anche ai propri fratelli cristiani, che esigono dagli altri assoluta coerenza e trasparenza, che vedono sporcizia ovunque, questa Chiesa proprio non mi piace. Ma, in effetti, essa proprio non esiste. La Chiesa dei perfetti non è mai esistita e mai esisterà: è solo un sogno nostalgico di chi ama scandalizzarsi e limitarsi a recriminare senza fine sulla cupezza dei tempi.

 

Postato da: giorgiodurante a 17:16 | link | commenti (1)

martedì, 01 settembre 2009
In difesa di un amico, una lezione dalla storia

“Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge.Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì. Veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta.

Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo.

Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Molto danno avevano fatto le dominazioni straniere. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra.

Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano, al quale mandiamo il più alto saluto”

Giacomo Matteotti, Discorso alla Camera dei deputati, 30 maggio 1924

 

“Muto e immobile, Mussolini aveva seguito il discorso di Matteotti senza mai interromperlo, e anzi dando segno di fastidio per il chiasso che facevano i suoi. Ma il volto pallido e tirato denunciava il suo furore. Quando l’avversario ebbe finito, si alzò di scatto, attraversò l’aula a passi concitati, e rientrò a palazzo Chigi. Nell’anticamera del suo ufficio s’imbatté in Marinelli, e lo investì: «Che fa la Ceka? … Che fa Dumini? … Se non foste dei vigliacchi, nessuno avrebbe mai osato pronunciare un simile discorso!».

Questi scoppi di collera erano in lui frequentissimi, ma si esaurivano in se stessi, come riconobbe lo stesso Cesare Rossi nella sua testimonianza di accusa contro di lui. E tutto lascia credere che anche quella volta fu così. Mussolini sapeva benissimo che quella famigerata Ceka era soltanto una squadraccia di avanzi di galera, di cui ci si poteva servire per bassi servizi di bastonature, specialmente contro i dissidenti del fascismo come Cesare Forni, che da loro era stato ridotto quasi in fin di vita, ma non per operazioni di alta criminalità come quel caso avrebbe richiesto”.

Indro Montanelli, L’Italia in camicia nera, capitolo VI.

 

“Se c’è qualcuno in quest’Aula che abbia diritto più di tutti di essere addolorato e, aggiungerei, esasperato, sono io. Solo un mio nemico, che da lunghe notti avesse pensato a qualche cosa di diabolico, poteva effettuare questo delitto, che oggi ci percuote di orrore e ci strappa grida d’indignazione”

Benito Mussolini, Discorso alla camera dei deputati, 13 giugno 1924.

 

Al termine del discorso i lavori della Camera vennero aggiornati sine die. Il passo successivo fu la dittatura a viso aperto.

Postato da: giorgiodurante a 17:08 | link | commenti