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Previsioni d'autunno:
Vorrei sapere questo: quale sarebbe l’immenso danno che Dino Boffo avrebbe arrecato alla Chiesa? Quali cocci mai dovremmo raccogliere dai suoi quindici anni alla direzione di un giornale come Avvenire che allora era un soprammobile in qualche sacrestia e ora è uno dei giornali più autorevoli, più ben fatti e più intelligenti del panorama giornalistico italiano, uno dei pochissimi quotidiani che continua ad aumentare il numero dei suoi lettori mentre tutti gli altri li perdono?
Quale sollievo dovremmo provare ora che una figura così fondamentale per la cultura cristiana in Italia, protagonista di tante battaglie per la difesa della vita, per la libertà della Chiesa, sempre in prima fila nella difesa del Papa e dei valori cristiani è stata ridotta al silenzio? Senza il suo contributo la Chiesa italiana sarà da oggi in poi più debole, anche lo stesso Benedetto XVI sarà meno intelligentemente difeso, e non riesco a capire come non riusciate a comprenderlo.
E nemmeno comprendo come non vi sia chiaro che l’attacco del Giornale, costruito in tempi precisi su fatti che risalgono ad anni fa e che finora non avevano interessato nessuno, rappresenta una vendetta politica verso le posizioni che Avvenire ha espresso, dando voce a molti cattolici italiani, sullo stile di vita del presidente del Consiglio che, spero ne conveniate, ha qualcosa di ben più grave da farsi perdonare. Vi rendete conto che, con questo andazzo, chiunque può essere ricattato, messo alla berlina, ridotto alla pubblica umiliazione e al silenzio? Veline false e velenose, anonime, messe in giro ad arte e spacciate come “informative” possono essere scritte su chiunque sia giudicato scomodo o poco gradito ai poteri dominanti. Su Vescovi, sacerdoti, cristiani comuni come siamo noi, su chiunque. Siamo così ciechi da pensare che possiamo starcene tranquilli perché tanto a noi certe cose non succederanno mai? O non dovremmo invece insorgere tutti uniti, senza paure, incertezze, distinguo, finte obiettività a difendere un nostro fratello nella fede che magari avrà pure, come tutti noi, commesso nella vita qualche peccato veniale e magari anche pagato per questo (ammesso che le cose stiano così come Feltri ce le ha raccontate, ma io non ci credo perché mi fido più di Boffo che del servo del padrone), ma che ha dato tutta la sua vita, la sua intelligenza, la sua passione e il suo cuore alla Chiesa e al Signore in tutti questi anni? Pensate in questo modo di difendere il Santo Padre?
Questa Chiesa fatta solo di santi, di persone perfette, così vanesie e schizzinose da esser pronte a dare lezioni di moralità anche ai propri fratelli cristiani, che esigono dagli altri assoluta coerenza e trasparenza, che vedono sporcizia ovunque, questa Chiesa proprio non mi piace. Ma, in effetti, essa proprio non esiste. La Chiesa dei perfetti non è mai esistita e mai esisterà: è solo un sogno nostalgico di chi ama scandalizzarsi e limitarsi a recriminare senza fine sulla cupezza dei tempi.
“Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge.Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì. Veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta.
Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo.
Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Molto danno avevano fatto le dominazioni straniere. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra.
Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano, al quale mandiamo il più alto saluto”
Giacomo Matteotti, Discorso alla Camera dei deputati, 30 maggio 1924
“Muto e immobile, Mussolini aveva seguito il discorso di Matteotti senza mai interromperlo, e anzi dando segno di fastidio per il chiasso che facevano i suoi. Ma il volto pallido e tirato denunciava il suo furore. Quando l’avversario ebbe finito, si alzò di scatto, attraversò l’aula a passi concitati, e rientrò a palazzo Chigi. Nell’anticamera del suo ufficio s’imbatté in Marinelli, e lo investì: «Che fa la Ceka? … Che fa Dumini? … Se non foste dei vigliacchi, nessuno avrebbe mai osato pronunciare un simile discorso!».
Questi scoppi di collera erano in lui frequentissimi, ma si esaurivano in se stessi, come riconobbe lo stesso Cesare Rossi nella sua testimonianza di accusa contro di lui. E tutto lascia credere che anche quella volta fu così. Mussolini sapeva benissimo che quella famigerata Ceka era soltanto una squadraccia di avanzi di galera, di cui ci si poteva servire per bassi servizi di bastonature, specialmente contro i dissidenti del fascismo come Cesare Forni, che da loro era stato ridotto quasi in fin di vita, ma non per operazioni di alta criminalità come quel caso avrebbe richiesto”.
Indro Montanelli, L’Italia in camicia nera, capitolo VI.
“Se c’è qualcuno in quest’Aula che abbia diritto più di tutti di essere addolorato e, aggiungerei, esasperato, sono io. Solo un mio nemico, che da lunghe notti avesse pensato a qualche cosa di diabolico, poteva effettuare questo delitto, che oggi ci percuote di orrore e ci strappa grida d’indignazione”
Benito Mussolini, Discorso alla camera dei deputati, 13 giugno 1924.
Al termine del discorso i lavori della Camera vennero aggiornati sine die. Il passo successivo fu la dittatura a viso aperto.