Questo è uno spazio per la ragione, per la filosofia, per chi vuole confrontarsi senza contrapporsi

Eccomi

Utente: giorgiodurante
Nome: Giorgio Durante

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Ultimi Commenti

sarotte in Doppio autunno

Foto Recenti

RIMUOVI ANCHE QUESTO, INCLUDENDO LA FRECCIA-->

Vedi altri media

Link

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

martedì, 21 luglio 2009
Scuola di tagli e di bocciati

Sono veramente dispiaciuto di dovermi occupare ancora una volta su questo blog della Gelmini, ministro dell'istruzione nel governo Berlusconi per chissà quali competenze e meriti. Da un po' di tempo mi ero ripromesso di non farlo, per evitare continue polemiche e per non abbassare, come dice qualche mio critico, il livello culturale di questo mio piccolo blog. Eppurtuttavia quanto è successo in queste ultime settimane non può, a mio avviso, passare sotto silenzio o non essere commentato da un punto di vista diverso da quello dei quotidiani di partito. Cominiciamo da quello che non è stato scritto.
Forse non lo sapete, ma a luglio, quando tutti sono in vacanza, le direzioni scolastiche regionali hanno provveduto al taglio di numerose classi. Solo nella mia scuola, su una quarantina di classi ne hanno eliminate due, accorpando classi già numerose e hanno infilato 31/32 studenti nella stessa aula. Nel mio Liceo quasi tutte le classi sono troppo piccole per contenere gli allievi e siamo completamente fuori norma per quanto riguarda le norme sugli spazi e sulla sicurezza, come penso gran parte delle scuole italiane. La Provincia, ben al corrente di tutto, non si occupa del problema, preferendo organizzare sagre dello stoccafisso, convegni sulle erbe aromatiche e concertini negli sperduti paesini dell'entroterra. Così gli studenti stanno ammassati in trenta in una classe che ne può tenere al massimo venticinque e con le porte che aprono verso l'interno. Sempre di più , ogni anno di più, con gravi danni per l'apprendimento, come qualsiasi persona normale può ben capire. "Tagliare, tagliare!!" strillano i dirigenti regionali e quelli provinciali: "Presidi, fate i dirigenti: vi paghiamo per questo!". Così tutti tagliano e i posti di lavoro, ovviamente, diminuiscono. I sindacati, che quest'inverno non hanno saputo organizzare nulla di veramente efficace per fermare questa politica, ora tacciono, perché i sindacalisti sono tutti i vacanza. Qualcuno  magari avrà protestato e tali proteste sono giunte all'orecchio della Gelmini, molto impegnata ad accompagnare le first ladies del G8 dal Papa e nelle zone del terremoto. Al che lei è intervenuta dicendo: "Chi parla di tagli dice cose fuori dalla realtà. Nessun professore di ruolo perderà il posto". Ecco il punto: la cosa più vergognosa è, secondo me, questa: negare la realtà, dire che non ci sono tagli quando invece essi ci sono eccome. E' ovvio che i docenti di ruolo il posto non lo perdono (sono di ruolo, appunto: è come dire che un triangolo ha tre angoli e avrà tre angoli anche l'anno prossimo...), ma quanti docenti non ancora in ruolo lo perderanno? Magari è gente che insegna da anni con incarichi annuali, che nel frattempo si è sposata e ha fatto figli: ora starà a casa perché le classi saranno di trentadue studenti e così si risparmieranno quattro soldi da dare alle banche, che potranno così finalmente aumentare i bonus per i loro manager, poverini, che lo scorso anno non hanno avuto alcun aumento. Ma ci verrà mai la Gelmini a insegnare in una classe di 32 studenti? E come pensa che si potrà migliorare la qualità della didattica non facendo altro che tagliare i finanziamenti e rendendo la didattica oggettivamente sempre più difficile?
Adesso veniamo alle cose che si sanno. Tutti i giornali di partito hanno scritto compiaciuti che quest'anno sono aumentati i bocciati, sia alla fine dell'anno sia alla maturità, e che sono diminuiti i voti alti. La Gelmini si è inserita in questo giubilo, dicendo che una scuola che promuove sempre non fa bene ai giovani e che finalmente lei sta rimettendo le cose a posto: viva la selezione! Facile, vero Gelmini? Bocciare: da una classe di 32 studenti farne l'anno dopo unadi 22: così la scuola dimostra il suo valore e le sue buone qualità. Brava! Ma il valore di una scuola di qualità non sta forse nel promuovere? Nel tirare fuori il meglio dai nostri studenti? Nel metterli in condiizone tutti di essere meritatamente promossi? Che sono i ragazzi di quest'anno, improvvisamente diventati cretini? Ecco il gioco vergognoso: togliere i fondi, mettere la scuola pubblica sul lastrico e poi pensare che la soluzione a tutto ciò stia nel bocciare. E secondo voi chi saranno questi bocciati? Forse i figli dei sindaci, degli amministratori di società pubbliche, di parlamentari, di consiglieri provinciali, di dirigenti delle Asl? O non saranno forse i figli dei poveri, quelli che non possono permettersi le lezioni private, i docenti a pagamento, i sussidi più sofisticati, i celllulari  con i collegamenti a internet per copiare nelle verifiche, le raccomandazioni varie? "Una scuola è ottima quando boccia tanto": MA DOVE SIAMO FINITI?
Molto ancora vorrei scrivere, ma per oggi penso di essermi sfogato abbastanza. Riprenderò l'argomento prima o poi.

Postato da: giorgiodurante a 18:46 | link | commenti (1)

giovedì, 02 luglio 2009
I veri anticonformisti

"Nonostante i brutali scontri della scorsa settimana e il rinvio della manifestazione di giovedì scorso, domenica e lunedì, l’Onda Verde ha ripreso a scendere in piazza a Teheran coinvolgendo migliaia di persone. Il Sussidiario.net è riuscito a intervistare Selma, una giovane iraniana divenuta famosa per il suo blog From Teheran with love (http://antiutopia.wordpress.com) che sfida il regime aggirando le censure imposte dal governo.

 Come hai vissuto questi giorni da quando la protesta è iniziata? Cosa stai provando e cosa pensi di fare con i tuoi amici ? 

Le manifestazioni erano iniziate già alcuni giorni prima del voto. I nostri raduni si svolgevano pacificamente durante il periodo della campagna elettorale. Immediatamente dopo le elezioni la situazione ha iniziato a cambiare. La polizia ha cominciato le repressioni e c’è stato uno spargimento di sangue che nessuno si aspettava. Io ho preso parte alle marce prima e dopo l’elezioni. Ho sospeso tutti i miei impegni quotidiani, il mio lavoro e la tesi di laurea e in questi giorni continuo a seguire le notizie e mandarle su Twitter. Nei giorni in cui non posso uscire di casa, continuo a tradurre le notizie per i miei amici che leggono solamente l’inglese. Questo è il minimo che posso fare per dare una mano alla nostra causa, far conoscere al mondo cosa sta succedendo qui. Non sono mai stata un’attivista politica, sono soltanto una donna, una studentessa e una normale cittadina alle prese con i problemi quotidiani di tutti i giorni. Ma quando sei un iraniano tutto quanto nella vita diventa politico. Le persone qui non sono cambiate improvvisamente, hanno sempre creduto e voluto la libertà e la democrazia, ma questa nuova situazione ha dato loro la possibilità e il coraggio d’esprimere le proprie convinzioni e richieste.

 Hai paura di essere arrestata o picchiata durante le proteste? 

Sono già stata picchiata durante le manifestazioni e devo ammettere che sono terrorizzata e spaventata. Prima d’ora non ho mai dovuto fare i conti con la possibilità che mi sparino, mi picchino o che venga arrestata. Non ci sono parole per descrivere ciò che si prova quando non arrivano più notizie dei tuoi amici arrestati e quando ti raccontano le torture che subiscono. L’agonia di quelle notti insonni aspettando di ricevere loro notizie è qualcosa che non avevo mai sperimentato. Il brivido che ti attraversa il corpo tutte le volte che giungono notizie di persone ammazzate è inesprimibile. Per ora tutto quello che posso fare è aspettare.

 È pericoloso continuare a scrivere e aggiornare il tuo blog? 

Ci sono dei rischi e si deve stare attenti. Ho sentito che molti bloggers sono stati arrestati, molti altri sono stati minacciati. Ma ci sono dei momenti in cui non puoi non dire niente. Sul mio blog, pubblico solo un decimo di quello che scrivo e come potete notare molte interventi sono personali e ambigui per ragioni di sicurezza. Ma quello che ho visto nelle scorse settimane prima e dopo le elezioni mi dà abbastanza coraggio per lasciarmi alle spalle la timida e cauta Selma e assumermi questo rischio.

 Qual è il significato del sottotitolo del tuo blog “Una Distopia chiamata Teheran?” 

Sono nata a Teheran e ho vissuto tutta la mia vita in questa città. É un posto meraviglioso con storie tristi, momenti di gioia e orgoglio mescolati con sentimenti di speranza. Non sono sicura che sia possible o che io voglia davvero cambiare Teheran in un’Utopia, nel senso filosofico che intendeva Thomas More. Quello che so è che per Distopia s’intende :”la visione di una società in cui le condizioni di vita sono miserabili, caratterizzata da povertà, oppressione, guerra, violenza, malattie, inquinamento e la negazione dei diritti umani che producono una sofferenza e un’infelicità diffusa”. Dunque ho dato vita a questo blog per ritagliarmi uno spazio personale dove pubblicare le mie poesie, brevi storie e traduzioni. Ho sentito il bisogno di avere uno spazio per dar sfogo alla mia rabbia e tristezza. Allo stesso tempo questo è uno strumento per venir in contatto in modo più ravvicinato e personale con le persone che non conoscono l’Iran. Una ragione in particolare per cui pubblico contributi personali è per demistificare l’immagine che il mondo esterno ha delle donne iraniane. Così quando descrivo i miei alti e bassi e i miei sentimenti, dato che sono una donna normale come milioni di altre donne che vivono in questo Paese, non descrivo solo me stessa ma vi mostro la donna iraniana, che non è un essere, misterioso ed esotico, nascosto dietro a un velo. È una persona, talvolta forte, a momenti fragile, determinata e ambiziosa come ogni altra donna ovunque nel mondo

 Il movimento di protesta può resistere?  

L’Onda Verde sembra essere ancora forte, sebbene per il momento meno attiva. Molti dei nostri strumenti di comunicazione sono controllati o bloccati e questo rende abbastanza difficile informare la gente e organizzare manifestazioni. Il fatto che Moussavi sia sotto stretta sorveglianza rende anche lui più isolato. Siamo ancora all’inizio, ci vuol tempo perché un’esplosione d’energia e di protesta così forte e spontanea prenda una forma organizzata. Finora la popolazione ha reso chiaro al governo e al mondo che la gente sa quello che il governo sta facendo e che questa oppressione non verrà più tollerata. Prima, la paura e la rabbia era sempre stata espressa segretamente, ma in questi giorni la gente è venuta allo scoperto e ha visto migliaia di concittadini condividere gli stessi pensieri e sentimenti. È un incoraggiamento per tutti noi e aumenta la nostra speranza nel cambiamento. Credo che questa sia già in sé un grande conquista.

Pensi che l’Onda Verde sarà in grado di mantenere la protesta nelle università anche dopo l’estate, al di là quello che succederà in queste settimane?

L’Onda Verde è la continuazione di quello per cui la popolazione e gli studenti hanno lottato per anni. Sono sicura che il movimento andrà avanti.

 Cosa speri per il tuo futuro? 

Sto concludendo una scuola di specializzazione post-laurea in interpretariato. Prima di queste vicende avevo una chiara idea di cosa avrei voluto fare. Avevo deciso di finire di scrivere un romanzo che avevo iniziato, di approfondire la mia conoscenza della fotografia, il mio nuovo hobby, stavo cominciando a imparare a dipingere e specializzarmi con un dottorato in lingue all’estero. Al momento non ho assolutamente idea di cosa il futuro mi stia riservando, ma sono determinata a restare qui fino a quando potrò. Partire è davvero la mia ultima scelta, quando non avrò altra alternativa.

 Cosa potrebbe cambiare in Iran qualora Moussavi fosse eletto Presidente?

Non mi aspetto nessun miracolo. Sarebbe un atteggiamento troppo ottimistico. Prima delle elezioni avevo i miei dubbi, non mi aspettavo cambiamenti profondi, ma tutti quanti speravano di migliorare le relazioni internazionali dell’Iran e migliorare la nostra economia. Soprattutto partendo dall’economia, l’opinione pubblica pensava di poter riallacciare i rapporti con gli Stati Uniti. Con Obama in carica e Moussavi nostro Presidente speravamo in un dialogo diretto e un confronto amichevole. Invece il corso degli eventi ha cambiato molti fattori di questa equazione. Se questo movimento dovesse riuscire a eleggere Moussavi Presidente, posso sperare in ulteriori miglioramenti della situazione. La gente ora si aspetta molto di più da lui.

 (intervista di Mattia Sorbi)

 

Postato da: giorgiodurante a 16:42 | link | commenti