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Articolo di Michela Bompiani, tratto da Repubblica.it
"Stop alle promozioni all´Università di Genova. Il consiglio di amministrazione dell´Ateneo ha deciso di non procedere alle "chiamate", ovvero le trasformazioni di un ricercatore in associato o di un professore associato in ordinario, proposte dall´ultimo Senato accademico presieduto dal precedente Rettore Gaetano Bignardi. I ben informati parlano di una delibera del consiglio d´amministrazione che "ha chiuso le porte". In realtà si tratta di un vero e proprio cambio di rotta, all´insegna della trasparenza e della razionalizzazione contro una crescita pletorica delle cattedre, voluta dal Rettore Giacomo Deferrari.
Si è deciso dunque di delegare alle singole facoltà la possibilità di poter "promuovere", nell´ambito delle singole programmazioni. Tocca allora alle facoltà decidere se "chiamare" un docente, o magari, invece, assumere due giovani: il consiglio d´amministrazione presieduto da Deferrari mette dunque i presidi davanti a una decisione politica e culturale.
Attualmente gli idonei all´Università di Genova sono una trentina, Lettere ne ha cinque, Lingue uno, Giurisprudenza uno, Scienze sei, Medicina otto. Ma Medicina e Scienze matematiche fisiche e naturali hanno già fatto sapere che non intendono "chiamare" tutti gli aventi diritto, ma solo una parte, se necessario. E così la facoltà di Lettere ha deliberato, proprio ieri pomeriggio, durante il consiglio - e dopo una lunga e accesa discussione - di rinviare le "promozioni" nell´ambito della programmazione complessiva.
E un´azione così netta da parte del governo dell´Ateneo appare a molti quanto mai necessaria, alla luce della "riforma" Gelmini che punta a modificare quasi ogni aspetto dei concorsi universitari, senza però stralciare quello che comporta una situazione cronica negli Atenei, ovvero l´"idoneità", che è completamente slegata dalle reali necessità delle singole facoltà e degli Atenei. Il risultato è che in ogni Università italiana spingono (legittimamente) truppe di idonei, in attesa di "promozioni", che, una volta arrivate, lasciano libero il campo per l´arrivo di altri idonei. Innescando un processo di germinazione continua, senza soluzione.
Il messaggio del Rettore e del consiglio di amministrazione alle facoltà genovesi è chiaro: calcolate quali sono i docenti che davvero servono e, se davvero necessari procedete alla "chiamata", ma sembra concluso il tempo in cui tutti gli idonei, a cadenza stagionale, venivano automaticamente promossi.
Altro cambio di rotta, del consiglio di amministrazione: contro la Commissione paritetica di Ateneo. Dopo la bocciatura del Senato accademico, nella prima riunione presieduta da Deferrari, l´altro ieri il consiglio ha ratificato definitivamente la bocciatura delle proposte avanzate dalla Commissione, che proponeva un finanziamento di quasi 8.000 euro per un progetto avanzato dall´associazione studentesca "Pensiero dominante", legata a Comunione e liberazione. Un "super-finanziamento" se si conta che gli altri progetti, presentati da altre associazioni o gruppi studentesche, ricevevano contributi di molto meno della metà, nonostante le proposte fossero più impegnative dal punto di vista organizzativo e di risorse coinvolte.
De Ferrari e il consiglio hanno tagliato cinquemila euro al finanziamento varato e li hanno re-distribuiti tra le altre proposte selezionate. La Commissione paritetica infatti, ogni anno, ha un budget - quest´anno si trattava di 50.000 euro - per finanziare progetti culturali presentati dagli studenti. A settembre era scoppiato un "affaire Comunione e Liberazione" però. Molti studenti erano insorti - volantinaggi in via Balbi, audizioni in Senato accademico - perché o si erano visti bocciare il proprio progetto o avevano ottenuto contributi risicati, mentre l´asso pigliattutto, in Commissione, era stata la proposta avanzata dal "Pensiero dominante".
Puntano i piedi, intanto il preside e i docenti della Facoltà di Lettere, a difesa del loro corso di studio: «non siamo né fannulloni né sovversivi», scrivono in un documento all´unanimità licenziato dal consiglio ieri. Si sentono sotto accusa, indicati da molti come "cattivi maestri" soltanto perché Lettere è stata la testa di ponte dell´Onda a Genova e di molte altre battaglie in passato. Il preside e i docenti non ci stanno: rivendicano il proprio attento impegno in facoltà, la presenza, la passione per il loro lavoro e ribadiscono il sostegno alle lotte degli studenti, che, sottolineano, non inficiano il normale proseguire della didattica. E hanno convocato, per mercoledì prossimo, un´assemblea generale di professori, studenti, personale tecnico-amministrativo per fare il punto sui nuovi provvedimenti annunciati dal Governo e sulle iniziative dell´Onda".
La legge 626 sulla sicurezza, alla quale si è dovuto adeguare anche il venditore di cocco che passa sulla spiaggia d'estate, non ha evitato l'omicidio di Stato nella scuola di Torino. Berlusconi ha parlato di “tragica fatalità”, come se le scelte degli uomini fossero in mano al Fato. Poi è andato in Abruzzo a parlar male dei comunisti. Il primo commento dell’ignara fanciulla Gelmini è invece stato questo: “Si tratta di un fatto incredibile!”. Certo, incredibile per lei, che non ha la minima idea che la stragrande maggioranza delle scuole italiane versa in condizioni assolutamente vergognose dal punto di vista delle strutture e della sicurezza e che la Legge 626 non viene applicata nel modo più assoluto quasi da nessuna parte.
Mentre i privati cittadini infatti hanno speso barcate di euro per adeguarsi a tale legge (e solerti controlli hanno causato spesso la chiusura delle attività non a norma), i Comuni e le Province, pur sapendo che quasi sempre gli edifici pubblici sono fatiscenti e fuori norma, hanno la possibilità di far slittare sine die i lavori, impegnati come sono a spendere i nostri soldi per rendere più confortevoli i lussuosi uffici nei quali lavorano, per organizzare inutili Convegni, per pagare follie di denaro in consulenze, pranzi, cene di lavoro, stipendi di portaborse e amenità simili. Nella mia scuola, tanto per dirne una, le porte si aprono ancora verso l’interno e teniamo 27 studenti in classi che ne potrebbero contenere massimo 20, in barba alla legge. Ogni volta che si fa presente alle autorità pubbliche lo stato allucinante delle scuole in cui i nostri politici mandano anche i loro figli (poiché li amano molto…), la risposta è sempre la stessa: le risorse sono finite! Tutti possiamo constatare come le nostre tasse siano ben spese…
Come dice il mio amico Alessandro, invece di tante parole, Berlusconi e l’ignara Gelmini dovrebbero limitarsi a fare una leggina di una riga che reciti: i Comuni e le Province non possono più rimandare i lavori di messa in sicurezza degli edifici pubblici, in primis le scuole!
Vergogna!!
"Il mistero è meno inquietante del fatuo tentativo di eliminarlo attraverso spiegazioni stupide".
Nicolas Gomez Davila, In margine a un testo implicito