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Allora la Gelmini ha vinto? Non credo. E' certamente riuscita , sia pure con qualche affanno e con molta strafottenza, a fare il suo compitino: far approvare anche dal Senato il Decreto che le ha scritto Tremonti. Ma certamente è riuscita anche a far perdere un sacco di voti al partito di Berlusconi e alla Lega. Ha scatenato la potenza delle contestazioni giovanili, cosa che nemmeno la Moratti era riuscita a fare. Ha trascinato una buona parte di persone moderate nei cortei di protesta. Ha contribuito a determinare la situazione di caos in cui si trova l'Italia in queste ore.
L'autunno sarà molto caldo, come avevo previsto quest'estate sul blog. Nel frattempo raccoglieremo le firme per il referendum, e così vedremo cosa pensano davvero gli italiani di questa incompetente ministra, la cui ambizione l'ha spinta a un gioco più grande di lei.
Riporto integralmente l'ntervento in Senato di Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato in dichiarazione di voto.
"Forse la migliore definizione di questo complesso di interventi sulla scuola e sull'università l'ha data la presidente di Confindustria, la dottoressa Marcegaglia, che ha detto che questa non è una riforma ma un taglio. Il decreto Gelmini è solo meno scuola per tutti. Una disposizione destinata esplicitamente al contenimento della spesa pubblica (l'articolo 64, comma 6, ma anche l'articolo 67, destinato all'università, della legge n. 133): una norma ideata sulla scorta di un'esigenza contabile diventa, direi per precipitato, riforma.
Si sono riuniti didatti, psicopedagogisti, insegnanti, presidi, direttori didattici, docenti universitari e rettori per discutere della riforma necessaria della scuola e dell'università italiana? Si sono convocate le Regioni, gli enti locali, i sindacati? No. Si è sentito il parere del Consiglio superiore della pubblica istruzione? Non pare. Otto anni di sperimentazione per il modulo, nel passato non toccato dalla ministra Moratti? Roba vecchia.
Colpisce la relazione del provvedimento, il modo con cui viene non giustificato; un cambiamento così radicale introdotto nella scuola elementare, la sesta al mondo, secondo le classifiche redatte dalle agenzie internazionali. Chi l'ha detto che debba essere così? Il ministro Gelmini. E perché? Perché il ministro Tremonti ha deciso di tagliare proprio sulla scuola, proprio sulla scuola elementare. E chi ha deciso che l'università, la scuola, il sapere, la formazione e l'apprendimento non sono una priorità per un Paese in difficoltà? Chi ha deciso che per superare la crisi non bisogna, come avviene altrove nel mondo, anche nei Paesi emergenti, puntare sull'intelligenza, sui talenti, sul sapere, sulla competizione di ciò che si sa, di quello che si vale? Nessuno. Erano ragionamenti troppo complessi se si doveva approvare una manovra in nove minuti e mezzo.
D'altra parte, a che serviva? Tanto agli italiani si ammanniva il grembiulino, il sette in condotta e il maestro del libro "Cuore" e questo sarebbe bastato. Saranno tutti contenti, pensava il Pdl. Non è andata così, ministro Gelmini, non è andata esattamente così.
Quello che colpisce di queste giornate complesse, difficili e talvolta anche aspre, è questo disprezzo per le ragioni degli altri, questo 'non cale'. Chi protesta, chi non è d'accordo è disinformato, strumentalizzato, facinoroso, o è, come dice il presidente Gasparri, un cretino in malafede. Mi colloco spontaneamente nella categoria, anzi tutto il mio Gruppo: tutti cretini in malafede! E bugiardi anche, sì, anche fascio-comunisti, sempre per restare alle parole di Gasparri. Mentre là fuori, ovunque, nelle scuole e nelle università, ci sono non solo studenti, ma anche tanti docenti, tante famiglie.
E poi c'è il suo silenzio, ministro Gelmini, me lo lasci dire, indifferente, opaco, ma anche così esplicito. Ieri in quest'Aula lei è stata incalzata dai nostri colleghi, ripetutamente le sono state poste alcune domande. Sono le stesse domande che si fanno migliaia di famiglie italiane.
Gliene ricordo una per tutte, quella che riguardava il tempo pieno: ma insomma, il tempo pieno c'è o non c'è nella scuola che lei immagina? Se c'è, accogliete i nostri emendamenti: sono quelli che mettono in chiaro l'ambiguità del vostro comportamento. Rispetto a tali questioni lei ha taciuto.
Colpisce, di fronte a questo silenzio, a questa afasia, mi lasci dire a questa cupa determinazione, la parola degli studenti. Io ho qui poche righe degli studenti del liceo classico "Orazio" di Roma, che sono ragazzi provenienti da famiglie diverse per collocazione sociale e che probabilmente hanno anche ideali diversi, pensano diversamente, si collocano diversamente sull'incerto scacchiere della politica. "Non essendo stati ascoltati da nessuno - si legge nella lettera - riguardo a questa riforma sentiamo il bisogno di portare la nostra voce all'interno dell'Aula del Senato. L'Italia ha assistito in questi giorni alla discesa in piazza di decine di migliaia di studenti di ogni ordine e grado. Persino professori, docenti universitari, dirigenti scolastici hanno tentato di difendere questa scuola che sino ad oggi è riuscita a garantire a tutti i giovani un dignitoso livello di istruzione nonostante i numerosi tagli di cui essa è stata spesso oggetto".
Non sono di parte: difendono la scuola pubblica. "Oggi il Ministro della pubblica istruzione sta cercando di infliggere un colpo di grazia alla nostra scuola che dalla fine della Seconda guerra mondiale garantisce in modo paritario un'adeguata istruzione, perché tutti abbiano la possibilità di inserirsi nel tessuto sociale del nostro Paese, un Paese democratico".
Si dice, poi, in fondo: "Questo non è un semplice decreto, signori del Governo, Presidente del Senato, onorevoli senatori: questo è il nostro futuro, è il futuro del Paese. È a voi che rivolgiamo l'ultimo, estremo appello perché qualcuno finalmente prenda finalmente in considerazione il nostro parere, quello degli studenti".
Non sono parole di facinorosi, non sono parole di eversori: sono le parole di ragazzi e di ragazze che possono essere tranquillamente i nostri figli, gli amici dei nostri figli, i nostri parenti; ragazzi e ragazze che avvertono questo rischio. Cosa c'è di ingiurioso per tacere di fronte a questo, ministro Gelmini, e per negare il confronto, una parola d'ascolto, una parola di dialogo?
La maggioranza e il governo pensano che una volta approvato questo decreto sia finita qui, ma non è così per noi. Credo che non sarà così neanche per il movimento che si è acceso nel Paese. Fra poco ragioneremo in quest'Aula sul decreto-legge n. 154 del 2008 sulla sanità, ed esamineremo la norma che prevede il commissariamento delle Regioni che non ottemperino al diktat di abolire alcuni istituti scolastici. Lo ricordo al presidentedel gruppo della Lega Bricolo per due ragioni. In primo luogo perché questo dimostra qual è la concezione della relazione fra Stato centrale e Regioni, e mostra come la battaglia della Lega sul federalismo fiscale si sia ridotta a una bandierina agitata.
Signor Ministro, lei ha dichiarato «gutta cavat lapidem»: la goccia del suo silenzio, della sua muta determinazione, della sua cieca obbedienza al dettato tremontiano, del suo tapparsi le orecchie e anche la bocca, ma le voci entrano lo stesso. Ma fuori c'è la vita".
"Stupisce lo stupore per la protesta che sta dilagando in tutta Italia. E’ una protesta giusta, perché consapevole, responsabile e assolutamente non violenta. Come sempre dovrà essere, respingendo il tentativo di radicalizzare lo scontro portato avanti dal governo. E’ un movimento senza bandiere né di partito, né di sindacato. Una grande prova di autonomia della società civile. Le maestre insieme alle mamme, gli studenti insieme ai rettori. Questo movimento ama la scuola e la vuole cambiare, tanto che nelle piazze ci va anche per fare lezioni all’aperto di fisica o di filosofia…
E voglio dire che se c’è una materia sulla quale il Paese dovrebbe proiettare se stesso oltre le divisioni, è proprio una scelta di fondo della scuola e dell’Università. Non si può ad ogni cambio di ministro stravolgere la vita di milioni di famiglie, di ragazzi, maestri e professori.
E’ la sfida dell’innovazione della scuola, quella che ci interessa.
La scuola elementare italiana, una delle migliori del mondo, è il frutto di decenni di elaborazione pedagogica, teorica e sul campo. Che cultura, che pensiero, che innovazione c’è dietro il ritorno al maestro unico o all’abolizione per via di fatto del tempo pieno?
E davvero qualcuno pensa che il fenomeno del bullismo si possa risolvere con il voto in condotta? No. Non è così semplice, non è così banale. Dietro questi atteggiamenti c’è molto di più. Dietro il fatto che un bambino su cinque comincia a bere tra gli 11 e i 15 anni c’è davvero un vuoto più grande. C’è il degrado e sociale e il disagio familiare. C’è l’annoiarsi di fronte alla vita di chi forse è spinto a conoscere il prezzo ma certo non il valore delle cose.
Quel vuoto a noi spaventa. Per voi è indifferente. Perché vi è congeniale. L’avete alimentato con la vostra cultura dell’individualismo e dell’egoismo. Con il vostro fastidio per ogni regola morale. Con la vostra idea che contano non lo studio e il lavoro, ma solo il successo facile. Quello che si raggiunge anche senza saper far niente, basta apparire in televisione. Quello che si può ottenere in ogni modo, anche prendendo le scorciatoie e passando sopra gli altri.
Uno scrittore, che di mestiere fa anche il professore, ha raccontato così i pensieri di una sua studentessa, di una ragazza come tante della sua generazione: “Professore, ha presente il fascio di luce che d’improvviso avvolge l’ospite d’onore e lo separa dal buio? Quella chiazza bianca o gialla sul palcoscenico? Mi sono accorta – dice questa ragazza – che è piccola, un cerchio minimo. Tutti non ci possiamo entrare, e neanche parecchi. Lì c’è posto per pochissimi. Per gli altri c’è il buio, il niente, al massimo un posto in platea per applaudire chi ce l’ha fatta e crepare d’invidia. A me non piace stare da una parte ad applaudire agli altri. Oggi a nessuno piace. Ma non mi va nemmeno di uscire dal teatro e mettermi a battere chiodi o sudare per due lire come mio padre e mia madre. Io quella luce la voglio. Io li capisco quelli che bruciano le macchine a Parigi. Loro la luce se la fanno da soli, e il mondo li guarda, arrivano le telecamere e il buio non c’è più, non c’è più questo schifo di vita”.
Questa cultura l’ha creata la destra. L’avete costruita voi. Non vi interessa la scuola perché la vostra scuola è la televisione. E la vostra diseducazione civile degli italiani rimbalza fin dentro le scuole".
Nonostante quello che sta combinando, il consenso a Berslusconi cresce costantemente. E pure quello alla Gelmini , incredibilmente, almeno dal mio punto di vista. Nell'attesa che quacosa cambi, resto fedele al motto "Etsi omnes, ego non".
| 08/05/2008 | 06/06/2008 | 14/07/2008 | 15/09/2008 | 13/10/2008 | VARIAZIONE SETTEMBRE '08 - OTTOBRE '08 | |
|
MOLTA / ABBASTANZA
|
53 |
59 |
55 |
60 |
62 |
2 |
|
POCA / NESSUNA
|
46 |
39 |
42 | 38 |
36 |
0 |
|
SENZA OPINIONE
|
1 | 2 | 3 | 2 | 2 | 0 |
|
TOTALE
|
100 | 100 | 100 | 100 | 100 |
| 08/05/2008 | 06/06/2008 | 14/07/2008 | 15/09/2008 | 13/10/2008 | VARIAZIONE LUGLIO '08 - SETTEMBRE '08 | |
|
MOLTA / ABBASTANZA
|
49 |
55 |
52 | 54 |
54 |
0 |
|
POCA / NESSUNA
|
47 |
42 |
45 | 44 |
43 |
-1 |
|
SENZA OPINIONE
|
4 |
3 | 3 | 2 |
3 |
1 |
|
TOTALE
|
100 | 100 | 100 | 100 |
100 |
| MINISTERO | MINISTRO | FIDUCIA 08/05/08 |
FIDUCIA 06/06/08 |
FIDUCIA 14/07/08 |
FIDUCIA |
FIDUCIA |
VARIA |
|
ECONOMIA |
GIULIO TREMONTI |
56 |
62 |
60 | 58 | 63 | 5 |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| INTERNO | ROBERTO MARONI |
60 |
60 |
60 | 62 |
62 |
0 |
| ESTERI | FRANCO FRATTINI |
61 |
61 |
63 | 60 | 60 | 0 |
| FUNZIONE PUBBLICA | RENATO BRUNETTA |
45 |
61 |
58 | 58 | 60 | 2 |
| WELFARE | MAURIZIO SACCONI |
53 |
60 |
64 | 58 | 58 | 0 |
| GIUSTIZIA | ANGELINO ALFANO | 51 |
54 |
52 | 52 | 54 | 2 |
| DIFESA | IGNAZIO LA RUSSA |
47 |
50 |
51 | 51 | 51 | 0 |
| INTRASTRUTTURE E TRASPORTI | ALTERO MATTEOLI |
45 |
46 |
46 | 48 | 51 | 3 |
| ATTIVITA' PRODUTTIVE | CLAUDIO SCAJOLA |
47 |
50 |
52 | 49 | 48 | -1 |
|
POLITICHE GIOVANILI |
GIORGIA MELONI |
62 |
56 |
54 | 50 | 47 | -3 |
| AMBIENTE | STEFANIA PRESTIGIACOMO |
50 |
50 |
49 | 49 | 46 | -3 |
|
BENI CULTURALI |
SANDRO BONDI |
44 |
48 |
48 | 48 | 46 | -2 |
| RIFORMA FEDERALE | UMBERTO BOSSI | 43 |
45 |
45 | 45 | 44 | -1 |
| PARI OPPORTUNITA' | MARA CARFAGNA |
38 |
38 |
38 | 42 | 44 | 2 |
| SEMPLIFICAZIONE LEGISLATIVA | ROBERTO CALDEROLI |
39 |
39 |
40 | 42 | 42 | 0 |
| ISTRUZIONE, UNIVERSITA', RICERCA | MARIA STELLA GELMINI |
39 |
36 |
35 | 38 | 42 | 4 |
| POLITICHE COMUNITARIE | ANDREA RONCHI |
42 |
42 |
42 | 42 | 41 | -1 |
| ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA | GIANFRANCO ROTONDI |
40 |
40 |
39 | 39 | 39 | 0 |
| AFFARI REGIONALI | RAFFAELE FITTO |
42 |
41 |
37 | 37 | 38 | 1 |
| POLITICHE AGRICOLE | LUCA ZAIA | 40 |
40 |
36 | 35 | 38 | 3 |
| RAPPORTI CON IL PARLAMENTO | ELIO VITO |
40 |
42 |
39 | 35 |
34 | -1 |
| 08/05/2008 | 06/06/2008 | 14/07/2008 | 15/09/2008 |
13/10/2008 |
VARIAZIONE SETTEMBRE '08 - OTTOBRE '08 | |
|
1° POLO DELLE LIBERTA'
|
46 |
50 |
50 |
53 |
54 |
1 |
|
2° ITALIA DEI VALORI
|
46 |
45 |
47 |
44 |
46 |
2 |
|
3° PARTITO DEMOCRATICO
|
38 |
36 | 34 | 30 |
29 |
-1 |
|
4° LEGA NORD
|
31 | 30 | 30 |
30 |
30 |
0 |
|
5° UDC
|
22 |
18 | 20 | 20 |
25 |
"Le scuole nelle piccole isole e nei piccoli comuni montani potrebbero sparire già dal prossimo anno. In poche settimane, infatti, le Regioni dovranno predisporre i Piani di dimensionamento della rete scolastica. Il diktat del ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, alle autonomie locali arriva "nascosto" in un provvedimento che apparentemente non ha nulla a che vedere con la scuola: il decreto-legge 154 dal titolo "Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali" ha l'intero articolo 3 dedicato alla riduzione delle istituzioni scolastiche sottodimensionate. Il tutto in linea con il Piano che detta le regole per tagliare in un triennio 132mila posti.
Per effettuare i poderosi tagli imposti dal collega dell'Economia, Giulio Tremonti, sulla scuola occorre mettere mano alla rete scolastica. Infatti, accorpare due scuole con meno di 500 alunni consente di tagliare almeno un posto di dirigente scolastico e uno di direttore dei servizi amministrativi (l'ex segretario). Per ridisegnare la mappa delle istituzioni scolastiche il decreto dà tempo alle Regioni fino al 30 novembre prossimo. Ma non solo. Le amministrazioni che dovessero risultare inadempienti, dopo appena 15 giorni, verranno "sollevate dall'incarico".
La Gelimini però tranquillizza puntando l'indice contro l'opposizione che dice "bugie": "Non ci saranno la paventata chiusura di 4000 istituti, né il taglio degli insegnanti di sostegno, né l'attacco all'autonomia degli enti locali. Sono falsità che la sinistra tenta di usare per fare disinformazione".
Dichiarazioni che non placano le polemiche. A partire dall'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni, Pd: "Hanno cominciato con le scuole sotto i 500 alunni, domani toccherà a quelle con meno di 300 finora coperte da deroga, per arrivare poi al taglio degli insegnanti di sostegno". Critico anche il presidente della regione Piemonte, Mercedes Bresso e l'assessore all'istruzione, Gianna Pentenero denunciano: "Così il governo ha deciso di tagliare 816 scuole solo in Piemonte". Gli fa eco l'assessore all'istruzione della regione Umbria Maria Prodi, preoccupata che così "la scuola sarà agonizzante, senza risorse, penalizzata da tagli imposti senza alcuna ragionevolezza".
In tutto il territorio nazionale sono 4.200 i plessi con meno di 50 alunni. Rischiano di ritrovarsi senza scuola i bambini di tanti piccoli centri di montagna e delle piccole isole: Capri, Favignana e dell'arcipelago delle Eolie.
Per chiarire meglio la questione è opportuno citare qualche dato. Il servizio scolastico statale, in Italia, è erogato da 10.760 istituzioni scolastiche che si articolano sul territorio in 41.862 scuola (plessi, sedi centrali e distaccate, succursali). Per ridurre la dotazione di dirigenti scolastici, dei segretari e del personale Ata basta smembrare e accorpare ad altri istituti le istituzioni scolastiche che, ai sensi di una norma del 1998, risultano sottodimensionate: con meno di 500 alunni. In tutta la Penisola, secondo i conti fatti da viale Trastevere, ce ne sarebbero quasi 2.600: il 24 per cento.
La stessa norma consente ai soli istituti comprensivi (di scuola dell'infanzia, primaria e media) ubicati in piccole isole e zone di montagna di scendere fino a 300 alunni, ma non oltre. Attualmente, da Nord a Sud, ci sono sparse nei centri più arroccati o nelle isole più piccole del Paese oltre 600 istituzioni scolastiche con meno di 300 alunni, che le regioni dovrebbero cancellare. Per la verità, la stessa norma stabilisce che gli istituti con oltre 900 alunni andrebbero suddivisi in due (o in tre) per evitare situazioni di estrema complessità. Ma nel Piano della Gelmini degli oltre 2.600 istituti "over size" non si parla" (Dal website di Repubblica, 11 ottobre 2008)
Scuola in piazza il 30 ottobre. La data, dopo che nella mattinata di oggi è fallito il "tentativo di conciliazione" previsto dalla norma vigente sugli scioperi, è stata ufficializzata oggi. la decisione precede il via libera della Camera dei deputati al decreto Gelmini che prevede, tra l'altro, il ritorno al maestro unico e il ripristino del voto di condotta. Ora il provvedimento passa al Senato.
"Le organizzazioni Sindacali Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals Confsal e Gilda degli insegnanti hanno registrato - in sede di tentativo di conciliazione - una risposta negativa rispetto alle loro rivendicazioni". Insegnanti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) andranno dunque in piazza giovedì 30 ottobre.
Le 5 sigle sindacali della scuola "hanno deciso di promuovere una forte mobilitazione di tutto il personale, che comprende lo sciopero generale nazionale per l'intera giornata di giovedì 30 ottobre, cui hanno già aderito anche le organizzazioni studentesche. Il 30 ottobre "è prevista una manifestazione nazionale a Roma", si legge nel comunicato diramato dopo il fallimento di un accordo in extremis col governo. Sullo sfondo della mobilitazione i provvedimenti sulla scuola previsti dal decreto-legge 112, già convertito in legge, e il decreto-legge 137, su cui il governo ha posto la fiducia, che prevede il maestro unico alla scuola primaria. Ma non solo. I rappresentanti dei lavoratori "ricordano" all'esecutivo che il contratto della scuola è scaduto da 9 mesi e lamentano le continue "incursioni" da parte del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, su tematiche che, a parere dei rappresentanti dei lavoratori, sono anche di competenza dei sindacati.
L'elenco delle motivazioni che hanno spinto i sindacati ad una mobilitazione "quasi unitaria" è lunghissimo. Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Snals Confsal e Gilda non hanno digerito il "micidiale" articolo 64 del decreto-legge 112: quello che in piena estate ha previsto di realizzare in appena tre anni una cura da cavallo per gli organici della scuola. Per dare la possibilità al governo di tagliare 87 mila cattedre e 44 mila posti di personale Ata, e realizzare un "risparmio" che supererà gli 8 miliardi, il provvedimento consente al ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, di mettere le mani pesantemente "sull'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico": modifica dei curricola e dei quadri orari di tutti gli ordini scolastici (dall'elementare al superiore), "razionalizzazione" della rete scolastica, per citare i punti salienti.
C'è poi il decreto-legge 137, sul quale il governo ponendo la fiducia ha preferito "evitare" qualsiasi discussione anche Parlamento. Il provvedimento prevede il ripristino del voto di condotta, reintroduce i voti per le singole discipline alla scuola elementare e media e di fatto blocca per 5 anni la possibilità per le scuole di cambiare i libri di testo. Ma la norma che oggi porta i sindacati alla mobilitazione è contenuta nell'articolo 4: quello che ripristina il maestro unico alla scuola primaria.
Intanto, continuano le manifestazioni dell'"ottobre caldo" da parte di studenti e genitori. Domani mattina, i ragazzi dell'Unione degli studenti e della Rete degli studenti daranno vita a "manifestazioni in 100 città italiane". I primi "le suoneranno alla Gelmini" con lo "... sconcerto". "Scenderemo in piazza con strumenti musicali e oggetti rumorosi per suonarle al ministro Gelmini in risposta alle sue dichiarazioni. La nostra - dichiara Valentina Giorda - sarà tutta un'altra musica". La Rete degli studenti continuerà a portare in piazza lo spettacolo "balle e pupe" con le "grembiuline". Domani scenderanno in piazza anche gli studenti universitari "che proseguiranno per tutto l'autunno se il ministro Gelmini e il governo non decideranno di ritirare i provvedimenti che stanno cancellando l'università pubblica", dichiara Federica Musetta dell'Unione degli studenti.
La prova generale dello sciopero sarà venerdì 17 ottobre, quando scenderanno in piazza gli aderenti ai Cobas che hanno deciso di correre da soli.
“La scuola verso lo sciopero generale. E, con tutta probabilità, la data sarà quella del 31 ottobre. Lo ha ribadito questa mattina il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni durante la manifestazione che si è tenuta a Roma. Bonanni ha lanciato l'aut aut al governo Berlusconi: "Se non si vuole che la Cisl faccia lo sciopero il governo si faccia sentire con un nuovo programma per la scuola che deve essere una scuola di tutti". Anche la Cisl, dunque, si schiera sui temi, maestro unico, taglio delle ore di lezione e terremoto sugli organici (131 mila posti in meno in tre anni) che da alcune settimane fanno perdere il sonno a tutti: sindacati, insegnanti, genitori e studenti.
E a quella di Bonanni, aggiunge la sua voce Francesco Scrima, segretario generale del comparto scuola Cisl: "La proclamazione dello sciopero costituisce lo sbocco naturale ed inevitabile della grande mobilitazione che da tempo contesta e contrasta l'odiosa manovra del Governo. Il ministero ha deciso di destrutturare la scuola pubblica e di mettere a rischio il diritto allo studio e la qualità dell'istruzione, il lavoro e il grande patrimonio professionale del personale, il futuro delle giovani generazioni e di tutto il paese. La Cisl - aggiunge Scrima - sin d'ora si adopererà per raggiungere la più ampia convergenza possibile".
Non passano che poche ore e l'appello viene accolto dalla Uil scuola. "Tagli e basse retribuzioni non fanno la qualità della scuola e sono alla base - dichiara il segretario generale, Massimo Di Menna - del disagio che vivono i lavoratori della scuola e della mobilitazione proclamata oggi".
Anche la Uil, dunque, è pronta alla mobilitazione: "Parte un percorso con obiettivi chiari e concreti - spiega Di Menna - che si concluderà, in assenza di risposte, con lo sciopero generale della scuola, per la cui proclamazione sono state già attivate le procedure previste dalla legge".
Assolutamente all’oscuro di qualunque cosa possa anche solo lontanamente riguardare la scuola, la povera Gelmini sta diligentemente cercando di svolgere il compitino che il suo padrone e i suoi due camerieri (del padrone) le hanno assegnato: rovinare quel poco che ancora di buono c’è nella scuola pubblica italiana per poi abolirla a favore delle scuole private, meglio se a pagamento.
Come una studentella alla quale hanno passato il compito in classe ma che non sa da che parte cominciare a copiarlo, la giovane avvocatessa ne legge ora una frase qui ora un’altra lì, in un crescendo di dichiarazioni una più ridicola dell’altra. Esse, se non fossero preoccupanti perché dette da chi ha il potere di metterle in atto, sono tra l’altro zeppe di bugie e di affermazioni infondate, dette, appunto, da chi copia cose sbagliate suggerite da altri senza sapere di cosa si tratta.
Vediamone alcune.
Non è vero: i dati dello stesso Ministero dell’Istruzione (che gode nello smentire in continuazione la povera ministrella) ci dicono che negli anni Novanta la spesa per la scuola toccava quasi il 4% del PIL, mentre ora arriva a malapena al 2,8%.
Non è vero: dall’anno scolastico 2001-2002, fino all’anno scolastico 2007-2008 gli alunni sono costantemente cresciuti, mentre i docenti sono calati del 4%.
Non è vero: la spesa per l’istruzione è composta da 42 miliardi dello Stato, più 10 miliardi di regioni ed enti locali, in totale 52 miliardi. Per lo stipendio del personale si spendono 41 miliardi che, sui 52 complessivi, rappresentano il 78,8% del totale: una percentuale quasi uguale al 79%, che è la media europea. Gli insegnanti europei, come è noto, sono assai meglio pagati di quelli italiani.
Come si concilia la riqualificazione con i tagli? Meno scuola, meno tempo, meno flessibilità, meno docenti, più moralismo, meno educazione e più punizioni non hanno nulla a che fare con la riqualificazione della scuola.
La scuola non è un ammortizzatore sociale: le persone che perdono il posto non sono un mio problema
A me sembra che la perdita di 150.000 posti di lavoro sia (o debba essere) un problema per qualsiasi governo: lo dimostra la crisi Alitalia che, con la perdita di alcune migliaia di posti di lavoro, ha suscitato grande allarme e preoccupazione. (e lasciamo perdere per ora il discorso sugli stipendi dei piloti e, soprattutto, dei manager dell’Alitalia…).
Faremo corsi di formazione per gli insegnanti del sud, dove gli esiti OCSE danno risultati di apprendimento degli alunni più bassi.
Anche i concorsi di abilitazione all’avvocatura tenuti nel sud danno peggiori risultati di apprendimento? Ah, questo sud: sempre una calamità, sempre un’occasione…
Beh, cara Gelmini, qui Lei alza a tutti noi un favoloso pallone da schiacciare: anche il Ministro della Pubblica Istruzione non lo possono fare tutti!