Ogni tanto è bene non dimenticarsi dell'Iran e delle vergognose e continue violazioni dei diritti umani più elementari che vengono perpetrate in quel Paese. una delle ultime notizie era su alcuni quotidiani domenica, ma tra le leggine ad personam di Berlusconi e le cretinate sparate in continuazione dai suoi incapaci ministri, compresa la Gelmini (ma di lei mi occuperò a settembre su questo blog), queste drammatiche notizie rischiano di passare inosservate. E allora, ecco l'articolo di Lucia Capuzzi.
"Una dopo l’altra, trenta persone saranno uccise oggi in Iran. Una maxi impiccagione collettiva come monito per chi infrange le rigide leggi degli ayatollah. Erano anni che, nella Repubblica islamica, non si assisteva a un macabro rito di massa di tali proporzioni.
Il precedente risale al settembre scorso, quando il boia tolse la vita a 21 condannati.
Ma il “record” di tre decine non era stato ancora raggiunto. Non si sa se la strage si svolgerà nella capitale o in qualche città. Quel che è certo, invece, l’obiettivo dell’odierna “mattanza”: terrorizzare i potenziali oppositori, veri o presunti. E mostrare che il regime non è disposto a tollerare alcuna forma di dissenso. Non un caso che, incurante delle proteste della comunità internazionale, il regime di Teheran abbia scelto di incrementare le sentenze capitali nell’ultimo anno dopo che, nel luglio scorso, le autorità avevano lanciato una feroce campagna per combattere l’immoralità.
Dall’inizio dell’anno, secondo i dati forniti dall’associazione Nessuno tocchi Caino, ci sono state ben 127 impiccagioni. Nel 2007 erano state 355, un terzo in più rispetto all’anno precedente. Attualmente, l’Iran si colloca al secondo posto per numero di esecuzioni, dopo la Cina. Mentre Pechino, per, negli ultimi tempi – complice l’avvicinarsi dei Giochi – ha cercato di frenare il boia, il regime iraniano ne ha intensificato il “lavoro”. Una scelta non casuale. Nonostante le pubbliche ostentazioni di forza, Ahmadinejad e il suo governo sanno che la loro base di consenso si sta progressivamente riducendo.
La crisi economica e l’aumento dei prezzi, in particolare dei generi alimentari, hanno creato una frattura tra il vertice e i suoi principali sostenitori: i ceti popolari. Allo stesso tempo, cresce il fermento nella classe media, esasperata dalla compressione delle libertà individuali. Il mese scorso, gli studenti universitari di Zanjan, un ateneo nel nord ovest del Paese, erano scesi in piazza per protestare dopo che una collega era stata molestata da un vice-rettore. Questo era solo il pretesto ma il malcontento ha radici più profonde. Nei siti Internet, tanti ragazzi, aggirando la censura, cercano di conquistare piccoli spazi di libertà. Non è un caso che il regime abbia deciso un giro di vite per arginare la “deriva morale” causata dalla Rete. In Parlamento è stato presentato un progetto di legge che prevede di ampliare il numero di reati per cui è prevista la pena capitale.
Tra questi ci sono anche comportamenti che offendono la morale islamica diffusi sul Web. Una definizione volutamente “elastica”, che può diventare una pericolosa arma per azzerare il dissenso. La proposta di legge, duramente criticata dall’Ue oltre che dagli attivisti per i diritti umani, dovrebbe essere discussa a breve. Quella di oggi è una sorta di macabra “anticipazione”. Sul patibolo saliranno, insieme a venti tra assassini e narcotrafficanti, altri dieci condannati per reati che vanno dall’adulterio fino, secondo alcune fonti, alla pubblica ubriachezza. Segno che nessun comportamento occidentalizzato e immorale sarà tollerato dai custodi della Rivoluzione. E che questa non ha intenzione di arretrare di un solo passo, governando col pugno di ferro".
"Allora perché, o uomini, cercate fuori di voi la felicità che sta invece dentro di voi? Errore ed ignoranza vi confondono. Ti svelerò in breve il perno della felicità somma. Esiste per te qualcosa di più prezioso che te stesso? Nulla, potresti rispondermi. Dunque, se sarai padrone di te stesso, possederai quanto tu non vorresti mai perdere né la Fortuna potrebbe mai toglierti".
"Si può intendere per libertà qualcosa di diverso dalla possibilità di ottenere senza sforzo ciò che piace. Esiste una concezione ben diversa della libertà, una concezione eroica che è quella della saggezza comune. La libertà autentica non è definita da un rapporto tra il desiderio e la soddisfazione, ma da un rapporto tra il pensiero e l'azione; sarebbe completamente libero l'uomo le cui azioni procedessero tutte da un giudizio preliminare concernente il fine che egli si propone e il concatenamento dei mezzi atti a realizzare questo fine. Poco importa che le azioni in se stesse siano agevoli o dolorose, e poco importa anche che esse siano coronate da successo; il dolore e la sconfitta possono rendere l'uomo sventurato, ma non possono umiliarlo finché è lui stesso a disporre della propria facoltà di agire. E disporre delle proprie azioni non significa affatto agire arbitrariamente: le azioni arbitrarie non derivano da alcun giudizio e, se vogliamo essere precisi, non possono essere chiamate libere.
Ogni giudizio si applica a una situazione oggettiva, e di conseguenza a un tessuto di necessità. L'uomo vivente non può in alcun caso evitare di essere incalzato da tutte le parti da una necessità assolutamente inflessibile; ma, poiché pensa, ha la facoltà di scegliere tra cedere ciecamente al pungolo con il quale essa lo incalza dal di fuori, oppure conformarsi alla raffigurazione interiore che egli se ne forgia; e in questo consiste l'opposizione tra servitù e libertà. I due termini di questa opposizione non sono del resto che i poli ideali tra i quali si muove la vita umana senza poterne mai raggiungere alcuno, altrimenti non si tratterebbe più della vita. Un uomo sarebbe totalmente schiavo se tutti i suoi gesti procedessero da una fonte diversa dal suo pensiero, cioè dalle reazioni inconsulte del corpo, oppure dal pensiero altrui: l'uomo primitivo affamato i cui balzi sono sempre provocati dagli spasimi che torcono le sue viscere, lo schiavo romano perpetuamente teso verso gli ordini di un sorvegliante armato di frusta, l'operaio moderno che lavora alla catena di montaggio sono prossimi a questa condizione miserabile".
Simone Weil, Riflessioni sulle cause della libertà e dell'oppressione sociale.
Direttamente dall'ultimo numero dell'Espresso, qualche notizia fresca di giornata sul maleducatissimo Claudio Burlando, presidente della Regione Liguria:
"Burlando i bilanci o bilanci alla Burlando? Quando la Corte dei Conti ha tentato di mettere sotto controllo i tagli della Regione Liguria, si è trovata davanti alcune voci molto discutibili. La prima è quella delle auto blu a disposizione della giunta e del suo presidente. Nel 2006 sono stati dichiarati 310 mila euro per il noleggio e il leasing delle vetture, più 260 mila per carburante e manutenzione, quasi il doppio di quanto previsto. Certo, in Liguria le prodezze delle auto blu sono leggendarie: dall'intercettazione sull'assessore che l'avrebbe usata per accompagnare a scuola il figlio, al responsabile al Lavoro Enrico Vesco (Pdci) beccato a sfrecciare con autista a 170 orari, fino al governatore Claudio Burlando rimasto senza patente per la guida in contromano in autostrada. Nulla che però possa giustificare una bolletta da 570 mila euro. La Regione replica: "In quella somma è compreso l'uso dei veicoli del Corpo Forestale". Per le auto blu sostengono di aver dimezzato i costi, riducendoli solo a 63 mila euro. Peccato che per la Corte dei Conti in questo modo ogni verifica diventi impossibile. Mentre è singolare notare l'unica altra voce sfuggita ai tagli: le spese di rappresentanza, sostenute da Burlando e la sua giunta. Solo nel 2006 risultano 375 mila euro: 80 mila in più rispetto ai loro predecessori di centrodestra". G.D.F.
Il che è tutto dire. Gli unici soldi che Burlando non spende a piene mani sono quelli necessari a rispondere alle lettere dei cittadini che, come me, aspettano ancora risposta alle mail di protesta per il vergognoso aumento delle tasse regionali. Che ben vediamo come sono utilizzate.
"Cosa c'è di più bello di una riunione di amici veri intorno a una buona tavola?
E' il miele della vita. Sono felice quando vedo contenti quelli che amo".
Tahar Ben Jelloun, L'amicizia