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“Se prendiamo la traduzione letterale dal greco della parola «democrazia», essa significa «comando del popolo», che è un concetto in realtà piuttosto deviante rispetto al punto essenziale, perché il problema vero della democrazia è un altro. E’ quello di impedire la dittatura o, in altre parole, di impedire la il libertà, di impedire un tipo di comando che non sia lo Stato di diritto. Questo è il punto. E i greci in verità lo avevano già capito, fin dall’antichità, che realizzare la democrazia non vuol dire istituire il comando del popolo, quanto piuttosto preoccuparsi di evitare il pericolo della tirannia. Per questo introdussero l’ostracismo per circa ottant’anni. Lo fecero soltanto perché avevano paura che nascesse un tiranno popolare, un dittatore popolare, un demagogo, un populista – diremmo oggi – cioè qualcuno in grado di rendersi molto popolare e di installarsi tranquillamente al potere grazie a una maggioranza”.
"Consulenze. Appalti. Ma anche la vecchia, classica mazzetta che non passa mai di moda. L’unica differenza: una volta era in lire. Oggi è in euro. In alcuni casi, per un appalto da quindici milioni, è risultata superiore alle centinaia di migliaia di euro. Tutto deciso a tavola, durante incontri che, per i pm, dimostrano i “contatti corruttivi” e che hanno favorito l’aggiustamento delle aste e la concessione di consulenze che in realtà erano tangenti mascherate. Sembra di essere tornati agli anni bui di Tangentopoli: nove persone indagate, gli uomini della Guardia di Finanza che hanno compiuto perquisizioni in Comune, Regione, all’ospedale Galliera, alla Asl 2 di Savona e negli uffici e le case di tutti i principali indagati. E faceva un certo effetto vedere gli investigatori entrare negli uffici dei più stretti collaboratori del Sindaco e negli assessorati, mostrando il decreto di perquisizione che citava quei due reati pesantissimi: associazione a delinquere e corruzione. I principali indagati sono figure note in tutta la città, a cominciare da Stefano Francesca, il portavoce del sindaco, forse l’uomo più vicino a Marta Vincenzi. Dopo averne guidato la campagna elettorale adesso era con lei a Palazzo Tursi. Oltre ai suoi compiti di consigliere e di braccio destro, si è occupato anche dell’organizzazione della Notte bianca e si stava dedicando a un altro appuntamento clou per la città: il concerto di Vasco Rossi. Indagato anche Massimiliano Morettini, oggi assessore dalle mille deleghe (soprattutto Giovani, Centro Storico e Immigrazione), ma anche ex presidente dell’Arci, ex portavoce del Genoa Social Forum ed ex consigliere comunale diessino. Con lui Paolo Striano, che nel passato consiglio era capogruppo della Margherita a Palazzo Tursi e oggi è assessore allo Sport. Anche lui, colto di sorpresa dalla perquisizione della Finanza, ha spiegato: «Mi sento davvero amareggiato, posso dire che mi allineo perfettamente alle dichiarazioni del mio sindaco, di cui ho sempre condiviso la linea senza tradimenti». Il telefono di Morettini è invece rimasto spento per tutta la giornata. Francesca, Morettini e Striano si sono dimessi. Poi ci sono due ex consiglieri comunali, entrambi diessini: Massimo Casagrande, avvocato, e Claudio Fedrazzoni. Ancora: indagato Giuseppe Profiti, dirigente di primissimo piano della Regione, nominato da Sandro Biasotti e confermato dal centrosinistra. Non solo: Profiti è stato vice-presidente del Galliera ed è oggi presidente del Bambin Gesù, il grande ospedale pediatrico romano. È stato nominato lo scorso febbraio dal segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, che in base ai poteri conferitigli dal Papa ha scelto i componenti del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale per il triennio 2008-2010. Il primo commento di Profiti: «Sono tranquillo, sereno e fiducioso che la magistratura chiarirà tutto». Non basta. La lista, destinata ad allungarsi di ora in ora, comprende anche gli imprenditori Lupis e Roberto Alessio, che guida l’impresa “Alessio Carni”. Il Secolo XIX ha ripetutamente tentato di mettersi in contatto con Alessio sul suo cellulare, ma senza ottenere risposta. Infine c’è Alfonso Di Donato, direttore amministrativo della Asl2. Ecco i primi protagonisti dell’inchiesta che rischia di travolgere il centrosinistra ligure. Un gruppo di indagati (tre) che, secondo gli inquirenti, avrebbero costituito il nucleo di una vera e propria associazione a delinquere. E chi non ne ha fatto parte, si è comunque seduto al banco di un comitato d’affari. Ognuno con un suo compito ben preciso: i referenti politici, gli imprenditori, gli aggiustatori di appalti e perfino le “vedette”, che dovevano segnalare le gare più appetitose cui partecipare. Un ruolo, quest’ultimo, che sarebbe stato rivestito proprio dai due assessori della giunta Vincenzi".
Una delle cose che mi colpisce è che ci sono di mezzo un po' tutti: l'immacolata sinistra genovese, il Social Forum con il suo anticapitalismo, e pure il Cardinale Bertone, già avvezzo a nomine discutibili. Davanti i valori e le contrapposizioni verbali, ma dietro tutti insieme a fare affari... Sarebbe bello pensare positivo, ma non è sempre possibile di fronte a spettacoli del genere. Almeno per me.

"IL MERITO, innanzitutto". Ecco il pensiero del neoministro della Pubblica Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini. Nel totonomine dei giorni scorsi, il suo nome era già in circolazione proprio per la "casella" che le ha successivamente affidato il premier, Silvio Berlusconi. E assieme al nome, tra gli addetti ai lavori, sono cominciate a circolare anche le prime critiche: chi la considera troppo giovane e chi avrebbero preferito un tecnico con maggiore conoscenza sistema-scuola. Ma se qualcuno pensa che la trentacinquenne bresciana sia stata catapultata a Palazzo della Minerva quasi per caso si sbaglia. E di grosso. Lei ha le idee abbastanza chiare sulle mosse da fare per rilanciare il sistema dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.
Il suo pensiero, quasi fosse una premonizione, è contenuto in una proposta di legge ("Delega al Governo per la promozione e l'attuazione del merito nella società, nell'economia e nella pubblica amministrazione e istituzione della Direzione di valutazione e monitoraggio del merito presso l'Autorità garante della concorrenza e del mercato") presentata lo scorso 5 febbraio, quando il governo Prodi era già caduto. Il disegno di legge prevede una serie di deleghe al governo: per la "valorizzazione del merito nel sistema scolastico e universitario", per "la valorizzazione del merito nella pubblica amministrazione" e per "la valorizzazione del merito nel mercato del lavoro".
Il motivo è semplice. "È noto - si legge nella relazione introduttiva della Gelmini - che il sistema-Paese sta attraversando, da molti anni, una crisi che attraversa tutti i livelli sociali e istituzionali; si tratta di una crisi di fiducia e di speranza tra le cui cause si può annoverare la scarsa valorizzazione del merito come criterio di distribuzione delle opportunità e di valutazione delle persone. L'impostazione statalista e dirigista che ha imperniato l'ordinamento degli ultimi cinquanta anni ha portato con sé la marginalizzazione del merito, che non è mai assurto a principio guida in grado di regolare i fenomeni sociali, i processi economici e le relazioni di lavoro".
Per rilanciare la scuola occorrerebbe manovrare tre leve: "Valorizzazione del merito e piena applicazione del principio di autonomia scolastica", "valorizzazione del merito degli studenti" e, infine, "valorizzazione del merito dei docenti". Come? In primis, passando per il "rafforzamento dei poteri organizzativi e disciplinari dei dirigenti scolastici con compiti di gestione amministrativa e di reclutamento del corpo docente". Proseguendo per "la promozione di una piena concorrenza tra le istituzioni scolastiche, mediante l'adozione di meccanismi di ripartizione delle risorse pubbliche in proporzione ai risultati formativi rilevati da un organismo terzo" che pubblicherà "annualmente una classifica regionale delle istituzioni scolastiche fondata su parametri trasparenti e verificabili" e attraverso "il riconoscimento alle famiglie di voucher formativi da spendere nelle scuole pubbliche o private".
Gli studenti dovrebbero essere spronati a dare il meglio attraverso "la cancellazione del sistema dei debiti formativi e l'aumento della selettività dei meccanismi di avanzamento scolastico, anche attraverso la reintroduzione degli esami di riparazione". Per coloro che sono in difficoltà occorrerebbe prevedere "all'interno del piano dell'offerta formativa delle singole istituzioni scolastiche, anche consorziate tra loro, appositi moduli integrativi obbligatori che diano l'opportunità, senza oneri a carico dello studente, di recuperare nel corso dell'anno eventuali insufficienze nelle singole materie" e per i più bravi incentivare "gli interventi volti alla concessione di borse di studio legate al merito, ferma restando la necessità di garantire un sistema adeguato di sovvenzioni a studenti meritevoli in stato di necessità".
Per spingere i docenti a lavorare "meglio" dovrebbe essere eliminato "ogni automatismo nelle progressioni retributive e di carriera degli insegnanti". Bisognerebbe liberalizzare progressivamente la professione docente "attraverso la chiamata nominativa da parte delle autonomie scolastiche su liste di idonei, con un periodo di prova di due anni scolastici propedeutico all'assunzione a tempo indeterminato" e dare "la possibilità alle singole istituzioni scolastiche di stipulare con singoli docenti contratti integrativi di tipo privatistico".
"Folta la nuvola bianca delle falene impazzite
turbina intorno agli scialbi fanali e sulle spallette,
stende a terra una coltre su cui scricchia
come su zucchero il piede; l'estate imminente sprigiona
ora il gelo notturno che capiva
nelle cave segrete della stagione morta,
negli orti che da Maiano scavalcano a questi renai.
Da poco sul corso è passato a volo un messo infernale
tra un alalà di scherani, un golfo mistico acceso
e pavesato di croci a uncino l'ha preso e inghiottito,
si sono chiuse le vetrine, povere
e inoffensive benché armate anch'esse
di cannoni e giocattoli di guerra,
ha sprangato il beccaio che infiorava
di bacche il muso dei capretti uccisi,
la sagra dei miti carnefici che ancora ignorano il sangue
s'è tramutata in un sozzo trescone d'ali schiantate,
di larve sulle golene, e l'acqua séguita a rodere
le sponde e più nessuno è incolpevole.
Tutto per nulla, dunque? - e le candele
romane, a San Giovanni, che sbiancavano lente
l'orizzonte, ed i pegni e i lunghi addii
forti come un battesimo nella lugubre attesa
dell'orda (ma una gemma rigò l'aria stillando
sui ghiacci e le riviere dei tuoi lidi
gli angeli di Tobia, i sette, la semina
dell'avvenire) e gli eliotropi nati
dalle tue mani - tutto arso e succhiato
da un polline che stride come il fuoco
e ha punte di sinibbio....
Oh la piagata
primavera è pur festa se raggela
in morte questa morte! Guarda ancora
in alto, Clizia, è la tua sorte, tu
che il non mutato amor mutata serbi,
fino a che il cieco sole che in te porti
si abbàcini nell'Altro e si distrugga
in Lui, per tutti. Forse le sirene, i rintocchi
che salutano i mostri nella sera
della loro tregenda, si confondono già
col suono che slegato dal cielo, scende, vince -
col respiro di un'alba che domani per tutti
si riaffacci, bianca ma senz'ali
di raccapriccio, ai greti arsi del sud..."
La primavera hitleriana