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“Credo che non sempre gli uomini si scanneranno fra di loro; credo che non sempre, anzi mai, chi tutto dà nulla riceve (ho quel che ho donato), come so quanto gli uomini soffrano per la loro impreparazione, come so che bisogna lottare e dura è la lotta. Di questo credere e di questo sapere ne soppeso la responsabilità mia intima sino al massimo limite, se massimo limite è la morte. Né, vedi, parlo di sacrificio. Perché l’essere “l’avvenire” e poter rischiarare la strada come nella tenebra il raggio del sole non è sacrificio”.
Direttamente dal website di Repubblica:
"Cerchiamo un matrimonio di affetto e non di puro interesse. C'è una parte del Pd che ci vuole e una che non ci vuole. Quale prevale?". A tre giorni dallo scrutinio elettorale, forte di un buon successo personale di fronte a un Pd in cerca di assestamento, Antonio Di Pietro convoca una conferenza stampa per mettere in chiaro alcune questioni, "confermare l'alleanza" ma anche alzare paletti. Primo fra tutti: "Chiediamo di incontrare il segretario Veltroni - dice Di Pietro - per avere chiarimenti". Ad esempio: "Il loft ha parlato di governo-ombra. Noi dell'Italia dei valori non ne sapevamo nulla. Quale incarico è previsto per noi? Oppure intende farlo con l'Udc per mettere Cuffaro alla giustizia".
Da qui, da questo incontro, passa il destino dell'alleanza Pd-Idv e la promessa, sottoscritta prima del voto, di dare vita a un gruppo parlamentare unico. Un patto che Di Pietro conferma e caldeggia parlando di "alleanza programmatica" e di obiettivi condivisi come "un modello politico riformatore". E però, si scalda il leader dell'Idv, "visto che Veltroni ha già incontrato Casini vorrei che incontrasse anche noi per parlare, appunto, di governo ombra. E per sapere quale linea su giustizia, informazione e conflitto di interessi.... Se poi la linea del Pd non sarà compatibile con la nostra, noi faremo il nostro gruppo autonomo". Insomma, il gruppo unitario si vede "prima nei contenuti che nel contenitore". La posta in palio è molto di più di quello che sembra. Non è solo Di Pietro che se ne va per conto suo e lascia il Pd, tanto perso per perso... Riguarda, ad esempio, la progettualità politica futura del partito democratico.
Prima della conferenza stampa Di Pietro aveva riunito l'esecutivo del partito. L'ex pm ha illustrato due ipotesi: quella di dar vita ad un gruppo unico insieme al Pd e quella di costruire un gruppo autonomo. L'idea di andare da soli è sembrata prevalere anche per motivi tecnici: l'opposizione ha più gruppi e quindi più forza durante le riunioni della capigruppo delle due camere.
L'ex pm ne ha fatto, con i suoi, anche una questione di visibilità: "A che ci serve questo gruppo unico? Io
voglio parlare e se mi nascondo non mi vedono neppure. Voglio sapere chi sarà nominato alla Commissione giustizia e chi alla Commissione di vigilanza Rai". Insomma, Di Pietro - e chi è stato eletto con lui, da Beppe Giulietti a Evangelisti, da Pancho Pardi a Silvana Mura - ci vogliono essere e vogliono contare.
Opportunità politiche e visibilità a parte, nella scelta potrebbe pesare anche la questione puramente economica. "Non siamo certo qui a fare una questione per tre segretarie e quattro cadreghine (seggiole ndr)" precisa Beppe Giulietti. A prescindere dal gruppo unico, Idv incasserà circa 20 milioni di rimborsi elettorali ogni anno per tutta la legislatura (a cui si aggiungono, per i prossimi tre anni, gli altri rimborsi della legislatura appena conclusa).
Dando vita ai propri gruppi parlamentari alla Camera e al Senato rimborsi e benefici sono destinati ad aumentare. L'ex pm ha 29 deputati e 14 senatori e servono soldi per metterli in condizione di lavorare: segreterie, portaborse, consulenti, auto, uffici. Così, nel caso desse vita ai propri gruppi, tra Camera e Senato Italia dei valori riceverà complessivamente più di 1.000.000 di euro l'anno nonché i fondi necessari ad assumere una ventina di persone, addetti alle segreterie, uno ogni tre eletti (9-10 alla Camera;4-5 al Senato).
Avere i gruppi garantisce anche un segretario di presidenza sia a Montecitorio che a palazzo Madama: per ognuno oltre 4.000 euro al mese di indennità, la possibilità di assumere almeno 5 persone, l'utilizzo dell'auto di servizio e altri benefit. Politicamente la costituzione del gruppo consente di avere un rappresentante negli uffici di presidenza di tutte le
commissioni e giunte. Insomma, tra un rimborso e l'altro, si tratta di un milione di euro che altrimenti sarebbero andati al Pd e al funzionamento dei 335 deputati democrat. Dal punto di vista dei tesorieri, fa la sua differenza.
(17 aprile 2008)
Direttamente dal blog di Travaglio:
"Al Senato può scapparci il pareggio. In alcune regioni il Pd potrebbe vincere di poco rispetto al Pdl e arrivare a prendere il 54%. Dunque il Pd è in gara, soprattutto al Senato".
(Stefano Ceccanti, costituzionalista, consigliere di Veltroni e candidato Pd, La Stampa, 28 gennaio 2008).
"Il Pd andrà a prendere i voti innanzitutto nell'elettorato del centrodestra. Farà il pieno del centrosinistra, ma sarà sicuramente in grado di intercettare il voto della Cdl, in particolare di Forza Italia, di giovani, ceti urbani, persone che vogliono cambiare il Paese e pensano che il ritorno di Berlusconi, con tutta la comitiva del '94, appare la cosa più vecchia che si possa proporre".
(Massimo D'Alema, ministro degli Esteri, l'Unità, 10 febbraio 2008).
"Vinciamo noi, ca va sans dire. Ma al Senato l'ipotesi pareggio potrebbe essere analoga a quella del 2006". (Walter Veltroni, leader del Pd, il Giornale, 16 marzo 2008).
"Sapremo convincere gli indecisi. Strategico il rilancio del Sud. La partita è aperta anche alla Camera".
(Nicola Latorre, vicecapogruppo Pd al Senato, l'Unità, 27 marzo 2008).
"C'è un sondaggio che dice che se a loro va di lusso avranno una maggioranza di 3 o 4 seggi al Senato". (Walter Veltroni, il Gazzettino, 27 marzo 2008).
"Una settimana fa avrei detto che la partita è aperta, adesso dico che la partita è più che mai apertissima, con ottime possibilità di vittoria Sono loro che parlano di pareggio. Man mano che noi cresciamo, scendono gli indecisi, o viceversa... Un'onda che travolge" (Walter Veltroni, l'Unità, 30 marzo 2008)
"Noi le elezioni le vogliamo vincere, eravamo sotto di 22 punti, adesso siamo lì, a un'incollatura. Il nostro gruppo parlamentare potrà governare il Paese" (Walter Veltroni, La Stampa 2 aprile 2008)
"Ci sono tutte le condizioni per vincere ancora una volta al Senato in Campania" (Luigi Nicolais, ministro della Funzione pubblica e fedelissimo di Antonio Bassolino, candidato Pd, La Stampa, 5 aprile 2008)
"Stiamo assistendo alla più spettacolare rimonta della storia politica. Manca solo l'ultimo miglio. Mai come oggi è stato chiaro che possiamo vincere" (Walter Veltroni, l'Unità, 7 aprile 2008)
"Il vantaggio di Berlusconi non c'è più" (Antonello Soro, capogruppo Pd alla Camera, l'Unità, 7 aprile 2008)
"Il berlusconismo appartiene al passato. La destra non è più in grado di interpretare le domande, le aspettative, le ansie di un Paese che chiede altro alla politica. Questa campagna elettorale ha avuto un unico protagonista: il Partito democratico" (Piero Fassino, l'Unità, 13 aprile 2008)
"Sicuri,
come il fiore vive di luce,
così vivono della bella immagine,
paghi,
sognando e felici,
e di null'altro ricchi,
i poeti".
Friedrich Holderlin
“A chi ci avrà deriso
E devastato
Diremo: "siamo qui;
tutta la vita è già passata.
È grande, inesprimibile il silenzio
così che tutto in silenzio si compone
nella sola domanda che anche voi
a noi rilega.
Non abbiate pietà, ora,
né sdegno.
Si spegne ogni rumore,
il tempo non ha voce.
Se almeno qui
volete riconoscere l'amore
dovete perdonarci
nell'ombra che anche qui
getta la croce".
Giovanni Testori
Berlusconi: «Dalla Lega non avremo nessun problema - spiega il leader del Pdl - Non si è mai verificato nei 5 anni del nostro governo che ci fosse un solo punto in cui la Lega ha contrastato l'esecutivo. I contrasti sono venuti dall'Udc. Bossi ha avuto quello che ha avuto - prosegue l'ex premier -. Si esprime per slogan. Quante volte ha parlato di fucili? I fucili non ci sono. Quando parla così significa che farà una forte battaglia politica sulle schede». E se al Cavaliere proprio Bossi riserva una battuta piccante («Lui ovunque va si adegua. Ad esempio se va a Piacenza vuole piacere, se va a Lodi vuole lodare e se va a Chiavari...»), il leader del Pdl sembra escludere un incarico ministeriale per il leader leghista: «A me non ha chiesto niente nessuno e poi le condizioni di salute sono quelle che sono...». La replica del Senatùr arriva qualche ora dopo: «Io sto benissimo! E fare il ministro è il mio ultimo pensiero, non lo bramo. Se me lo chiedono, lo faccio». Sul caso torna anche il Cavaliere con una precisazione mirata a sgombrare il campo dalle polemiche: «Sulla salute di Bossi non ho detto niente, ho solo detto: Sta come gli pare».
(beh, meno male che Berlusconi non fa anche il medico...)
«Almeno a Berlusconi gli avvisi di garanzia glieli mandavano». Alfonso Pecoraro Scanio, durante la videochat con i lettori di Corriere.it, conferma di non aver ancora ricevuto notizie ufficiali dal pm di Potenza Woodcock a proposito dell'inchiesta su presunti casi di truffa e corruzione nella quale sarebbe coinvolto. Il ministro dell'Ambiente, esponente della "Sinistra-l'Arcobaleno", conferma comunque di sentirsi tranquillo, certo che la magistratura chiarirà le cose: «Non ho mai favorito nessuna società, né dando appalti né in altro modo» assicura Pecoraro Scanio. Tanto più, spiega, che la società coinvolta nell'inchiesta «è un'agenzia di viaggi che aveva avuto un appalto con il ministero durante il governo Berlusconi e con noi lo ha perso». «Certo - prosegue il ministro - è surreale sentirsi coinvolto in un'indagine di cui non ho notizia».
Un lettore ipotizza che gli attacchi di questi mesi siano legati alla sua azione contro le opere inutili e i Cip6, e il ministro non esclude questa ricostruzione: «Noi avevamo la fionda - spiega Pecoraro - come Davide contro Golia, ma stavolta Golia ha usato la bomba atomica contro di noi». Però, avverte, «stiamo resistendo perché siamo dalla parte del giusto».
(a volte si realizza il detto "Chi di spada ferisce...")
"E proprio a Maria vogliamo infine, con particolare affetto, volgere lo sguardo, giunti ormai al termine del mese mariano, durante il quale abbiamo elevato verso il suo cuore materno i desideri, le invocazioni, le lacrime, dell'intera umanità. Madre misericordiosa, voglia Maria esaudire le suppliche della comunità cristiana. Benedica soprattutto i giovani e le famiglie e ottenga a tutti, specialmente alle Nazioni purtroppo ancora in guerra, il dono inestimabile della concordia e della pace.
E io vorrei che, attraverso Maria, sia espressa oggi la mia gratitudine per questo dono della sofferenza nuovamente collegato con il mese mariano di maggio. Voglio ringraziare per questo dono. Ho capito che è un dono necessario. Il Papa doveva trovarsi al Policlinico Gemelli, doveva essere assente da questa finestra per quattro settimane, quattro Domeniche, doveva soffrire: come ha dovuto soffrire tredici anni fa, così anche quest'anno.
Ho meditato, ho ripensato di nuovo a tutto questo durante la mia degenza in ospedale. E ho trovato di nuovo accanto a me la grande figura del Cardinale Wyszynski, Primate della Polonia (del quale ricorreva ieri il 13 anniversario della morte). Egli, all'inizio del mio Pontificato, mi ha detto: "Se il Signore ti ha chiamato, tu devi introdurre la Chiesa nel Terzo Millennio". Lui stesso ha introdotto la Chiesa in Polonia nel secondo millennio cristiano.
Così mi disse il Cardinale Wyszynski. E ho capito che devo introdurre la Chiesa di Cristo in questo Terzo Millennio con la preghiera, con diverse iniziative, ma ho visto che non basta: bisognava introdurla con la sofferenza, con l'attentato di tredici anni fa e con questo nuovo sacrificio. Perché adesso, perché in questo anno, perché in questo Anno della Famiglia? Appunto perché la famiglia è minacciata, la famiglia è aggredita. Deve essere aggredito il Papa, deve soffrire il Papa, perché ogni famiglia e il mondo vedano che c'è un Vangelo, direi, superiore: il Vangelo della sofferenza, con cui si deve preparare il futuro, il terzo millennio delle famiglie, di ogni famiglia e di tutte le famiglie.
Volevo aggiungere queste riflessioni nel mio primo incontro con voi, carissimi romani e pellegrini, alla fine di questo mese mariano, perché questo dono della sofferenza lo devo, e ne rendo grazie, alla Vergine Santissima. Capisco che era importante avere questo argomento davanti ai potenti del mondo. Di nuovo devo incontrare questi potenti del mondo e devo parlare. Con quali argomenti? Mi rimane questo argomento della sofferenza. E vorrei dire a loro: capitelo, capite perché il Papa è stato di nuovo in ospedale, di nuovo nella sofferenza, capitelo, ripensatelo!"
Giovanni Paolo II, Angelus del 29 maggio 1994