«When first they came for the criminals, I did not speak.
Then they began to take the Jews,
When they fetched the people who were members of trade unions, I did not speak.
When they took the Bible students,
Rounded up the homosexuals,
Then they gathered up the immigrants and the gypsies,
I did not speak.
Eventually they came for me
And there was no one left to speak.»
"Rassegnamoci. L'Italia non è e non sarà mai un Paese normale. Ne prendano atto quelli che, in questi mesi, hanno invocato un bipolarismo maturo, meno rissoso e basato sull'alternanza. Un bipolarismo che abbia a cuore, soprattutto, il bene comune.
Ne prendano atto: questo è possibile ovunque, ma non in Italia. La colpa, però, non è della politica. O prelomeno non è di quella parte della politica che, responsabilmente, in queste settimane ha deciso di mettersi seduta attorno a un tavolo per cercare di stilare, insieme, le regole del gioco.
Evidentemente qualcuno ha temuto di dover rimettere in discussione le proprie rendite di posizione. Così, immediatamente, da destra e da sinistra, si è gridato all'inciucio. Strana concezione della politica. Se in Germania Schroeder e la Merkel decidono di governare insieme si tratta di un esempio da seguire; se in Italia dialogano i leader dei due principali partiti è un inciucio.
La cosa peggiore è che tutto ciò avviene mentre il Paese è immobile nello sviluppo. L'Italia non cresce e, ogni giorno, esplodono i problemi. La politica non può rimanere immobile a guardare. Ma, soprattutto, non può continuare a ragionare con vecchie logiche. Servono forze politiche capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini. Capaci di assumersi responsabilità".
Maurizio Lupi, 19 gennaio 2008
Mentre Mastella elabora la sua strategie politico-giudiziaria, mentre Prodi prova a salvarsi ancora una volta in extremis, mentre Berluscomi gongola sperando che gli italiani ci caschino ancora una volta, mentre il cardinal Bagnasco non riesce proprio a starsene un po' zitto, mentre in Italia si discute incessantemente sul sommo tema della laicità...
"Ventiseimila ogni giorno, una strage continua: è questo il numero dei bambini che muoiono nel mondo prima di arrivare ai cinque anni d'età. E le cause sono facilmente prevenibili, dalle malattie infettive alla diarrea, dalla fame alle scarse condizioni igieniche. La fotografia illustrata oggi nell'ultimo rapporto dell'Unicef sulla condizione dell'infanzia presenta zone d'ombra soprattutto nell'Africa subsahariana e nell'Asia meridionale, dove si verificano l'80 per cento dei decessi infantili: percentuale lontana anni luce dalla condizione dei paesi occidentali.
Il rapporto dell'agenzia Onu per i bambini è dedicato quest'anno al diritto alla salute, per "nascere e crescere sani" e traccia un quadro che lascia ancora molto a desiderare rispetto al quarto obiettivo di sviluppo del millennio, che prevede la riduzione di due terzi della mortalità infantile nel mondo entro il 2015.
Passi avanti ne sono stati fatti, ricorda l'agenzia: nel 2006 per la prima volta le morti sono scese sotto quota 10 milioni, mentre nel 1960 erano bel il doppo, 20 milioni. Ma ancora 9.7 milioni di piccoli non sopravvivono a causa delle guerre, dei disastri naturali, dell'Aids, o ancora per le condizioni di miseria in cui sono costretti a vivere e per la mancanza di strutture medico-sanitarie adeguate.
Un bambino su quattro nel mondo è sottopeso; percentuale che nei paesi meno sviluppati arriva ad uno ogni tre; cinque milioni di bambini sotto i cinque anni d'età muoiono di malnutrizione o fame. L'allarme dell'Unicef non risparmia poi le madri, la cui condizione non è certo incoraggante: mezzo milione di donne ogni anno muoiono per complicazioni di parto o di gravidanza. E il rischio aumenta per le più giovani: le ragazze sotto i 15 anni di età hanno cinque volte più possibilità di morire rispetto alle ventenni durante il parto. La maglia nera, sotto questo aspetto, tocca al Niger, dove le donne hanno una possibilità su sette di morire dando alla luce il proprio bambino; seguono Sierra Leone e Afghanistan (una su otto), mentre all'altro estremo della classifica ci sono l'Argentina (una possibilità su 530), la Tunisia (una su 500) e la Giordania (una su 450).
Fra i Paesi in via di sviluppo le condizioni dei bambini sono nettamente migliorate a Cuba (sette morti ogni mille nati vivi), in Sri Lanka (13) e Siria (14). Va male invece in Sierra Leone (270), Angola (260) e Afghanistan (257), lontanissime dall'Occidente, in cui svettano Svezia e Singapore, al 189esimo posto nella classifica mondiale per la mortalità infantile che vede l'Italia al 175esimo posto.
Ma di cosa muoiono i bambini? Complicazioni neo-natali (36 per cento), polmonite (19 per cento), diarrea (17 per cento), malaria (8 per cento), morbillo (4 per cento), Aids (3 per cento). La situazione non è identica fra i paesi in via di sviluppo: dove sono stati fatti interventi, i risultati si sono avuti. Paesi poveri con enormi difficoltà come Mozambico, Malawi, Eritrea ed Etiopia sono infatti riusciti a ridurre la mortalità dei più piccoli del 40 per cento dal 1990 ad oggi. E a fare la differenza sono spesso le piccole cose: misure salvavita semplici ed economicamente sostenibili come l'allattamento al seno esclusivo e le vaccinazioni, l'uso di zanzariere con insetticidi, gli integratori di vitamina A. Tutti questi accorgimenti hanno contribuito negli ultimi anni a ridurre il tasso dei decessi, sottolinea il direttore generale dell'Unicef, Ann M. Veneman.
Con qualche investimento in più, di modesta entità, si potrebbe migliorare di molto: l'agenzia stima che un pacchetto minimo per l'Africa subsahariana porterebbe ad un calo del 30 per cento dei decessi fra i più piccoli, e del 15 per cento per le madri, con un costo di 2-3 dollari in più a persona rispetto ai programmi già adottati. Percentuali che salirebbero al 60 per cento per mamma e bambino con un investimento ulteriore di 12-15 dollari pro capite".
Dal sito di Repubblica
Giulio Giorello, allievo di Ludovico Geymonat, non è certo famoso per essere un professore devoto di teologia: un suo libro di due anni fa si intitola Di Nessuna chiesa. La libertà del laico. Quindi nessun odore di sacrestia intorno alla sua persona. Dato questo, ecco come ha commentato i recenti fatti romani:
"Non si capisce come si possa difendere la laicità mettendo il bavaglio anche alla persona che può sembrarci più sgradevole e reazionaria. A maggior ragione è bene che parli, che esponga le sue motivazioni e gli si risponderà. E' la logica della democrazia. Quello che è avvenuto lo definirei grottesco all'italiana. Questo è il paese in cui, su Micromega, si può scrivere impunemente che il darwinismo impone l'ateismo: se venisse uno studente a dirlo a me, lo boccerei. Sia la lettera dei 67, sia la gazzarra degli studenti mi colpiscono in modo spiacevole, perché si dirà che i laici sono così. Molti di costoro non sono laici. Sono paleomarxisti che non hanno mai letto le pagine mirabili in cui Gramsci spiegava come l'anticlericalismo di facciata non serva a nulla. Se si è in polemica con la chiesa si tratta di vedere concretamente, e combattere, i modi con cui si ritiene che essa invada lo spazio pubblico, ma non mi pare che un invito regolarmente fatto sia invasione dello spazio pubblico. Non voler far parlare Joseph Ratzinger all'università ha lo stesso sapore dei diktat delle autorità cinesi, quando non vogliono sia ricevuto nelle sedi ufficiali il Dalai Lama".
"Non condivido le tue idee, ma darei la vita perché tu le possa sostenere".
Sono sempre di più le persone che considerano questa espressione, tra l'altro ripetutamente presente in diverse lettere di condannati a morte della Resistenza, come carta straccia. Si sta prendendo una brutta china.
L'Iran saluta il nuovo anno con 23 impiccagioni, piazzandosi già da ora in cima alla classifica mondiale della pena di morte. Sette delle esecuzioni sono state compiute negli ultimi due giorni: lo ha riferito l'agenzia AFP sulla base di testimonianze e informazioni prese dalla stampa locale. Due appartenenti a una gang criminale accusati di due distinti omicidi sono stati uccisi sulla pubblica piazza nella cittadina di Jahron, nel sud, e altri due uomini sono finiti sul patibolo a Tonkabon, nel nord. Cappio al collo anche per tre trafficanti di droga trovati a Birdja, nell'est, in possesso di 177 chili di hashish e sette di eroina. Nel 2007 le autorità iraniane hanno cavalcato una "campagna di sicurezza" che ha fatto quasi raddoppiare il numero di esecuzioni degli anni precedenti: almeno 298 secondo le organizzazioni per i diritti umani iraniane. L'Iran prosegue la sua politica pro-boia, nonostante la tanto declamata moratoria dell'Onu. Ma vantarsi delle affermazioni di principio e non denunciare chi sistematicamente opera in senso contrario mi è sempre sembrata un'impresa propria di chi vuole solo mettersi in mostra.
"Gli Idoli della Caverna sono gli idoli dell'uomo inteso come individuo. Ognuno, infatti, oltre alle aberrazioni della natura umana in generale, possiede una specie di spelonca o caverna propria, che rifrange e indebolisce la luce della natura, o a causa della natura propria e singolare di ognuno; o a causa dell'educazione e della conversazione con gli altri; o a causa dei libri che legge e dell'autorità di coloro che onora e ammira; o a causa delle differenze fra le impressioni, a seconda che esse siano recepite da un animo già prevenuto e predisposto o da un animo equilibrato e sereno, e così via. Perciò, lo spirito umano (quale si dispone nei singoli uomini) è vario e molto inquieto, come governato dal caso. Bene dunque si esprime Eraclito quando dice che gli uomini cercano la conoscenza nei loro piccoli mondi, e non nel mondo più grande a tutti comune".
Francesco Bacone, Novum Organum, 1620.
"Gli uomini vorrebbero essere migliori, ma non sanno come si fa".
Cormac McCarthy
"Tutti noi sappiamo come impegnarci nell'azione politica: partecipare a campagne, a marce, protestare, resistere. Sappiamo il coraggio che l'azione richiede e il rischio che comporta, ma non sappiamo di avere anche altri mezzi di azione, mezzi che richiedono anch'essi coraggio: il coraggio del cuore di battersi per le sue percezioni. E se non ci battiamo, se non ci esprimiamo in favore del nostro senso estetico, quel velo funebre che è la conformità ottundente finirà per togliere ogni forza al nostro linguaggio, al nostro cibo, ai luoghi dove lavoriamo, alle strade delle nostre città.
Piccoli atti di protesta e di apprezzamento aprono delle brecce nella condizione di ottundimento. Ciascuno di noi può essere un eroe del cuore, perché questo tipo di risposta personale, per quanto semplice possa sembrare, va ancora più in profondità delle consuete proteste sui generi, sul razzismo, sull'ambientalismo. Qui non ci sono"ismi", non c'è ideologia: siamo a servizio dell'inestinguibile desiderio di bellezza che ha l'anima.
Sono fermamente convinto che, se i cittadini si rendessero conto della loro fame di bellezza, ci sarebbe ribellione per le strade. Non è stata forse l'estetica ad abbattere il Muro di Berlino e ad aprire la Cina? Non il consumismo e i gadget dell'Occidente, come ci viene raccontato, ma la musica, il colore, la moda, le scarpe, le stoffe, i film, il ballo, le parole delle canzoni, la forma delle automobili. La risposta estetica conduce all'azione politica, diventa azione politica, è azione politica".
James Hillman, Politica della bellezza, 1999
Buon anno a tutti! Con la speranza che la bellezza ci faccia diventare eroi ribelli del cuore...