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giovedì, 20 dicembre 2007
La risposta estetica come azione politica (prima parte)

 

"Se l'anima, come dice Plotino, è sempre un'Afrodite, allora essa ha sempre a che fare con la bellezza, e le nostre risposte estetiche sono la prova dell'attiva partecipazione dell'anima al mondo. Il nostro senso del bello e del brutto ci porta fuori, nella polis, attivandoci politicamente. Il solo fatto di accorgerci di quello che ci sta intorno e di rispondervi con un moto di istintivo disgusto o di desideroso trasporto, fa sì che veniamo coinvolti. La nostra psiche personale è sintonizzata con il presentarsi dell'anima del mondo. La risposta estetica è immediata, istintiva, animale, e precede nel tempo e nell'ontologia i gusti che rendono elaborata la risposta e i giudizi che la giustificano.
Ogni repressione di quella risposta non soltanto è deleteria per la nostra natura animale, ma è anche una ferita istintuale nociva al nostro benessere, come è nociva la repressione di qualunque altro istinto. Ma la risposta estetica negata, questo ignorare l'impulso estetico della psiche, è anche un arrogante insulto alla presenza del mondo. Passaggiare accanto a un edificio maldisegnato, vedersi servire del cibo preparato in modo sciatto e accettarlo, mettere sul proprio corpo una giacca tagliata e cucita male, per non parlare del non udire gli uccelli, del non accorgersi del crepuscolo... tutto questo significa ignorare il mondo. Eppure, questo stato di ignoranza, questa an-estesia, è in larga misura la condizione umana attuale. Ed è sostenuta e favorita dalla nostra economia, dal nostro modo d'impiegare il tempo libero, dall'uso che facciamo della refrigerazione, dai nostri mezzi di comunicazione e di trasporto e, naturalmente, dai nostri modi di curarci.
Dal momento che questa anestesia, che questo ottundimento psichico è così diffusa ai giorni nostri, ho il sospetto che favorisca la passività politica del cittadino euro-americano, e quindi aiuti i poteri dominanti a proseguire, senza impedimenti, sulla loro rotta rovinosa. Se noi cittadini non facciamo caso all'assalto del brutto, restiamo psichicamente ottusi, ma siamo ancora affidabilmente funzionali come lavoratori e come consumatori. Possiamo ancora affrettarci a lavorare, a comprare, a tornare a casa alla TV, quotidianamente, diligentemente, faticando come bestie, come cavalli da tiro con i paraocchi, nella convinzione errata che le nostre sofferenze personali abbiano la loro esclusiva origine nelle nostre relazioni personali. E le psicoterapie colludono con queste convinzioni errate, insistendo che la depressione e l'aggressività che proviamo derivano dai rapporti umani del passato e non dalle inumane violenze che il nostro istinto estetico riceve nel presente. La terapia fallisce il suo scopo quando perde di vista l'importanza quotidiana che Afrodite riveste per l'anima".
James Hillman, Politica della bellezza

Postato da: giorgiodurante a 18:40 | link | commenti (2)

lunedì, 17 dicembre 2007
L'ispirazione dell'opera

Andantino

Violetta : Dite alla giovine, sì bella e pura, ch’avvi uno vittima della sventura, cui resta un unico, un unico raggio di bene, che a lei il sagrifizio e che morrà, e morrà, e morrà.

 

Germont : Piangi, piangi, piangi, o misera, piangi, piangi, piangi.

Supremo ; il veggo, supremo, il veggo, è il sagrifizio, è il sagrifizio ch’ora ti chieggo… sento nell’ anima già le tue pene…

Coraggio, e il nobil tuo cor vincerà, el il cor vincerà.

Duo :

Violetta : Dite alla giovine si bella e pura, ch’avviva vittima della sventura, cui resta un unico, un unico raggio di bene, che a lei il sagrifizio e che morrà, e morrà, e morrà, e que morrà,

Germont : Ah supremo, il veggo, si supremo, il veggo è il sagrifizio che ora ti chieggo… sento nel anima già le tue pene…Coraggio il nobile cor vincerà !

Duo :
Germont : piangi, piangi, o misera…

Violetta : a lei il sagrifizio e morrà.

Germont : Coraggio il nobile cor vincerà ! piangi, piangi, piangi, o misera ! coraggio e il nobile cor vincerà (ter), ah si, il nobile cor vincerà.

Violetta : a lei il sagrifizio e morrà , e che morrà (ter), che morrà.

 

Postato da: giorgiodurante a 13:46 | link | commenti (1)

martedì, 11 dicembre 2007
Dissidenti ignorati

Informazioni importanti, ovviamente ignoratissime dai media, tratte dal sito L'occidentale.

"Il giorno della Conferenza di Roma ‘Fighting for Democracy in the Islamic World’ è arrivato. Si riuniscono oggi, infatti, presso l’ISIAO, l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente, i dissidenti che combattono i regimi dittatoriali e illiberali che imperversano nel mondo islamico, insieme alle importanti personalità del mondo politico e culturale italiano, europeo e americano che, partecipando all’iniziativa, offrono il loro sostegno concreto alla lotta per la libertà e la democrazia nei paesi musulmani. Con gli interventi di Bernard Lewis, Nathan Sharansky, Bruce Bawer, il richiamo all’impegno attivo per l’affermazione dei valori di democrazia e libertà dove tuttora vigono l’oppressione e la violazione sistematica dei diritti umani, assume rilevanza e autorevolezza internazionali, puntando a scuotere quell’Occidente che, soprattutto sul suo versante europeo, si dimostra tuttora insensibile verso la causa dei dissidenti.

Le tematiche che verranno affrontate dalla Conferenza sono state già anticipate ieri nell’incontro tra la stampa e gli organizzatori dell’iniziativa - le fondazioni Magna Carta, FareFuturo e Craxi, l’associazione Appuntamento a Gerusalemme e l’Adelson Institute-Shalem Center. Il presidente di Magna Carta, Gaetano Quagliariello, ha sottolineato la necessità di “superare la polemica politica spicciola per comprendere la portata epocale dell’evento, che raccoglie la sfida posta dall’universalità dei diritti umani e la declina non in termini di politically correct, ma d’impegno reale per l’affermazione di questo principio". Adolfo Urso, segretario generale di FareFuturo, ha messo in evidenza come la nutrita rappresentanza femminile che ha promosso la Conferenza (su tutti la giornalista ed esperta di Medio Oriente, Fiamma Nirenstein) “assuma una rilevanza ancora maggiore alla luce della condizione femminile nei paesi islamici”. Anna Borioni, di Appuntamento a Gerusalemme, nel suo intervento ha quindi lanciato un duro monito alla sinistra italiana, sia a livello politico che di stampa, “per l’indifferenza dimostrata verso la lotta per i diritti umani in Medio Oriente e verso l’evento con il suo significato”.

Nella seconda parte della conferenza stampa, intitolata ‘Vite straordinarie’, i dissidenti hanno parlato della loro vicenda personale, fatta di torture e soprusi d’ogni genere. L’egiziano Saad Eddin Ibrahim, fondatore e presidente dell’Ibn Khaldun Center for Development Studies, che ha passato molti anni in carcere per aver assunto posizioni fortemente critiche nei confronti del presidente Hosni Mubarak,  ha chiesto agli occidentali di “usare le loro libertà per aiutarci a ottenere le nostre”, ma anche, con tono più polemico, “di smettere di appoggiare questi regimi con il pretesto di dover garantire la stabilità”.

Un simile appello è stato lanciato dal siriano Farid Ghadry, presidente del Partito Riformista siriano, costretto fin dall’adolescenza all'esilio per l'opposizione della sua famiglia al governo di Damasco: “Aiutateci a essere liberi - chiede rivolto alle potenze occidentali -, ma la battaglia per la democrazia dobbiamo farla noi. Vogliamo conquistarla proprio come voi avete fatto in passato". "L'Unione Europea ci deve sostenere - ha aggiunto - anche per fermare il flusso di emigranti musulmani che si riversano nell'Unione e che nel 2035, stando a un recente studio, dovrebbero essere 100 milioni”. Ghadri ha fatto molto discutere per le sue posizioni vicine a Israele, che lo hanno anche spinto a pubblicare un famoso quanto contestato scritto intitolato 'Perché ammiro Israele'.

Del peggiore degli orrori è invece stato vittima l'iracheno Mithal Al-Alusi, che nel 2005 è sopravvissuto a un attentato in cui hanno perso la vita i suoi figli Jamal, di 22 anni, e Ayman, di 30, a sua volta padre di tre bambini, oltre a una delle sue guardie del corpo. Fondatore del Partito della Nazione irachena, che fa della democrazia, dei diritti umani e della libertà d'espressione i suoi obiettivi politici, Al-Alusi ha pagato due volte il suo impegno da dissidente: la prima sotto Saddam Hussein, che lo ha costretto a 27 anni di esilio, e la seconda dopo la caduta del regime, per aver preso parte a un convegno svoltosi in Israele. Per questa sua iniziativa fu espulso nel 2004 dal Congresso nazionale iracheno. "Quando ho deciso di tornare in Iraq - ha spiegato - molti non capivano questa mia scelta, mi chiedevano perché mettessi a repentaglio la mia vita. Ma io volevo costruire un nuovo Iraq, dare vita a una nuova era".

Degli stessi orrori ha parlato il palestinese Bassem Eid, che ha pagato con il carcere il suo impegno per far luce su quello che definisce "un punto dolente" per il suo popolo. Eid ha cominciato la sua carriera di attivista per i diritti umani monitorando gli abusi israeliani sulla popolazione palestinese. “Allora - ha confessato Eid - godevo della stima e dell'apprezzamento della leadership palestinese e di Yasser Arafat". Poi, constatando che nessuno parlava degli abusi perpetrati dalle stesse autorità palestinesi, decise di fondare una sua organizzazione, il Gruppo di monitoraggio palestinese sui diritti umani. "Sapevo che sarebbe stato un suicidio e che coloro che in passato ci appoggiavano, come lo stesso Arafat, ci avrebbe attaccato". E così è stato: quando, in occasione delle elezioni del 1996, Eid accusò Arafat di "far uso della televisione pubblica ai fini della sua campagna elettorale", pagò con il carcere. "Avevo toccato un punto dolente", ha spiegato, tanto più che "parlavo di attacchi suicidi e omicidi politici", dimostrando come "anche gli oppressi si possano trasformare in oppressori".

Con gli arresti di studenti avvenuti nei giorni scorsi in Iran, è stata di grande attualità la testimonianza di Amir Abbas Fakhravar, leader dell’opposizione studentesca, che ha passato cinque anni in carcere a causa dei suoi scritti e delle sue interviste. "Sono stato in varie prigioni di varie città, subendo torture di tutti i tipi - ha raccontato -, ma quello che più mi faceva soffrire era non sapere cosa succedeva nel frattempo ai miei famigliari". Fakhravar ha subito anche la cosiddetta 'tortura bianca', una forma di abuso senza sangue, con privazioni fisiche e psicologiche che portano a non riconoscere le persone. "E' una delle cose peggiori che mi siano capitate, ti rende incapace di riconoscere le persone. Io non riuscivo a riconoscere mia madre", ha spiegato, aggiungendo però che "questo è il prezzo da pagare per chi vuole veramente essere un uomo libero".

Contestatore del governo sudanese, accusato di violazione di massa dei diritti umani in Darfur, anche Adam Ibrahim Mudawi ha pagato con la prigione il suo impegno politico. L'attivista ha fondato l'Organizzazione per lo sviluppo sociale del Sudan, che è la più grande organizzazione non governativa sudanese. "Ho visto cose tremende, gente uccisa o torturata davanti ai miei occhi senza che potessi farci niente", racconta Mudawi, che in prigione si è astenuto dal cibarsi per protestare contro il suo isolamento, deciso senza un regolare processo e senza che gli fosse concesso un avvocato, un contatto con la sua famiglia o le più elementari cure mediche. "Ma per avere la democrazia bisogna lottare, perché non si produce spontaneamente", ha concluso con amarezza. Un appello che il convegno romano cercherà di non far cadere nel vuoto".

 

Postato da: giorgiodurante a 18:09 | link | commenti