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giovedì, 27 settembre 2007
Aspettando la pensione...

Ecco il Partito più grande d'italia! Quello che tiene in piedi il governo Prodi e che dimostra come, ormai, non ci sia una vera distinzione tra maggioranza e opposizione oggi in Italia.

"Non ha un nome ufficiale e nemmeno sezioni sparse ai quattro angoli del Paese. Ma in Parlamento può contare su quasi 400 (inconsapevoli) iscritti. Sono i deputati e i senatori al primo mandato, mai eletti prima. Debuttanti. Per loro il giorno x è a metà ottobre 2008: se allora saranno ancora in sella avranno diritto alla pensione da parlamentare. Se invece si dovesse andare al voto prima, nisba, nemmeno un euro per rendere più lieve la vecchiaia. Una tentazione trasversale per evitare elezioni troppo anticipate? Caso concreto, cominciando dall’opposizione che rischia pure il conflitto d’interessi tra politica e portafoglio.

Metà novembre, voto in bilico al Senato, la Cdl può riuscire nella spallata. Senatore Mario Baldassarri, sceglie il tasto rosso che fa cadere il governo oppure ripiega sul tasto verde che tiene in piedi la sua pensione e il governo? «Per carità —ride l’ex ministro di An—cada Prodi e pure la pensione. Nessun dubbio. Tanto io l’ho già maturata come professore universitario». Negano tutti, certo. Ed è forse esagerato pensare al Papp (Partito Aspiranti Pensionati Parlamentari) come ad una misteriosa Spectre capace di influenzare i destini d’Italia.
Ma è comunque una variabile della formula che potrebbe riportarci alle urne prima del previsto. Nella maggioranza dovrebbe essere tutto più facile. Antonio Polito (Ulivo) lo spiega con una battuta: «È un motivo in più per augurare lunga vita al governo Prodi. Meglio qualche euro in più che qualche euro in meno. Ma se uno si fa i conti in tasca non è che poi ci sia tutta questa differenza». Ecco, i conti in tasca. Dopo due anni, sei mesi e un giorno di lavoro alla Camera o al Senato (calcolati dal giorno della proclamazione) l’assegno è intorno ai 2.500 euro lordi al mese. Non si prendono subito ma una volta compiuti 65 anni. Forse troppo in là per far cadere in tentazione i giovani.
E infatti non bastano a convincere chi, eletto con l’Unione e di poco sopra i 30 anni, è deluso dal governo. «Per me — dice Francesco Caruso, Rifondazione — possiamo votare pure domani. Chi se ne frega della pensione se dobbiamo stare qui ad aspettare i ricatti di Lamberto Dini ». «La legislatura — concorda Daniele Capezzone, Rosa nel pugno — è già arrivata all’accanimento terapeutico. Spero che nessuno pensi di vivacchiare un annetto per qualche spicciolo in più». Cadono tutti dalle nuvole. Come l’ex soubrette Mara Carfagna, Forza Italia: «Chissà cosa farò quando avrò 65 anni... io non ho deciso di far politica per soldi maper passione, per contribuire all’interesse nazionale».
Nessuna intesa sotterranea, nessuna riunione carbonara, nessun ammiccamento quando in Transatlantico gli iscritti al Papp incrociano gli sguardi? Giulia Bongiorno (An) rispolvera il linguaggio delle sue arringhe migliori: «Se qualcuno dovesse porre in essere condotte finalizzate a tenere in vita il governo solo per una propria soddisfazione economica... » Cosa accadrebbe, avvocato? «Ci troveremmo davanti ad un comportamento se non penalmente rilevante di sicuro moralmente rilevante». E niente clemenza della corte. Il punto è che molti dei debuttanti hanno già un lavoro alle spalle. Nicola Buccico: «Se volevo guadagnare di più, continuavo a fare l’avvocato. E poi la pensione già ce l’ho come consigliere regionale. Faccio pure il sindaco, senza indennità. Domani, dopodomani, votiamo quando volete».
Fernando Rossi, l’ex Pdci che con il suo non voto contribuì a mettere in crisi il governo: «Tra poco maturo la pensione da impiegato regionale. Lunga vita a Prodi, ma non per i soldi: dopo di lui chiunque sarà peggiore». Sergio De Gregorio, l’ex dipietrista passato con la Cdl, dopo una vita fra tv e quotidiani: «La pensione e la cassa sanitaria dei giornalisti sono meglio di questa. Nun me ne po’ frega’ de meno». Chi è giovane vede il traguardo troppo lontano, chi è più grandicello magari una pensione ce l’ha già. Ma, allora, il problema non esiste? Paola Binetti esce dall’Aula del Senato e ci pensa su: «Io non mi sento di escludere che qualcuno il pensierino ce lo faccia. Ma la soluzione è proprio questa: basta con i politici di professione, tutti i parlamentari dovrebbero venire dal mondo normale, quello di chi lavora. A quel punto le pensioni dei parlamentari le potremmo anche abolire».
Lorenzo Salvia
 

Postato da: giorgiodurante a 18:30 | link | commenti

mercoledì, 26 settembre 2007
Prodi: facci nomi e cognomi !!!

La minaccia del disperato Prodi è sibillina ma chiarissima: leggete, soprattutto alla fine:

"Stasera alle nove il premier accoglierà a Palazzo Chigi leader e capigruppo, la tensione è altissima, il vertice affollato e in gioco, oltre al sospirato accordo sulla legge di bilancio, c'è la sopravvivenza di una maggioranza colabrodo. Antonio Di Pietro vuole ritirare le deleghe a Visco, la sinistra va allo scontro sulle rendite finanziarie, Mastella è pronto a mollare se «Idv, Dini, Bordon e sinistra radicale non sosterranno la manovra». Ed è per tranquillizzare i più piccoli che Prodi rilancia sulla legge elettorale: «Dopo la Finanziaria è una priorità». Ma è di nuovo scontro tra riformisti e massimalisti e ad accenderlo è il premier dalla Grande Mela, quando incontra Lamberto Dini e gli promette che le tasse sulle rendite non saranno innalzate: «Saggezza dice di non toccare un capitolo così sensibile...». Rapidi consulti sulla linea Roma- New York e il capogruppo del Prc, Gennaro Migliore, avverte il capo dell'alleanza: «Non è così che ci si prepara al vertice, il programma va rispettato e noi siamo molto determinati ». Sul Sole 24 Ore di oggi Franco Giordano tiene formalmente il punto sulle rendite, ma sul taglio dell'Ici tende un mano all'Ulivo, messaggio distensivo che Dario Franceschini coglie al volo: «Non sarà muro contro muro». La mina Dini, almeno quella, pare dunque disinnescata. «Lamberto mi ha assicurato che è parte forte e costante del centrosinistra» sospira di sollievo Prodi dopo 90 minuti a colloquio con l'ex premier. Eppure vista da Roma, dalla scrivania di Anna Finocchiaro, la situazione tanto serafica non è. «Qui ogni giorno c'è una mozione, una trappola, come possiamo andare avanti così?» ha avvertito Prodi, Fassino e Veltroni la presidente dell'Ulivo, che stasera porrà formalmente la «questione Palazzo Madama». L'ultimo incidente è di ieri. Il centrodestra — con l'«aiutino » di Di Pietro, il cui senatore Formisano in commissione ha votato con la Cdl — è riuscito a calendarizzare per il 3 ottobre la mozione D'Onofrio sull'operato di Visco. E la Finocchiaro non si fa illusioni: «Senza i tre senatori dell'Idv noi andiamo sotto».
Ma davvero Di Pietro vuole la crisi? «Io non faccio ricatti — risponde il ministro — ma è necessaria una riorganizzazione interna che non prevede il rinnovo delle deleghe a Visco». La coppia di dissidenti ulivisti Bordon e Manzione non vuol essere «il quindicesimo partitino » e diserterà il vertice. Dini manderà Natale D'Amico. E il premier ammonirà la squadra, magari con le stesse parole che ha usato con i collaboratori: «Chi vuole la rottura se ne assuma la responsabilità. Se devo andare a casa ci andrò, ma prima farò i nomi e i cognomi ». Monica Guerzoni, dal sito del Corriere dell Sera.


Piccolo commento: bravo Prodi! Fuori i nomi di quelli che ti vogliono male! Ma perché solo se andrai a casa? Se ci sono cose che gli italiani devono sapere, dille chiaramente, alla luce del sole. Non è bello che un presidente del Consiglio minacci di rivelare chissà quale segreto solo per restare in sella...
(In effetti, indovinare chi vuole che Prodi se ne torni a casa non è poi così difficile...)


Postato da: giorgiodurante a 15:04 | link | commenti (1)

venerdì, 21 settembre 2007
Burlando: il nuovo che avanza (in contromano)

Alcuni mesi fa avevo scritto una lettera al presidente della Regione Liguria Claudio Burlando per protestare contro il raddoppio dell'addizionale regionale decisa dal suo lungimirante governo "dalla parte dei cittadini", come predicava in campagna elettorale. Il pagatissimo Presidente non si è naturalmente degnato di rispondermi, e questo naturalmente farà sì che non avrà mai più il mio voto. Ma in questi giorni ne ha combinata un'altra delle sue: prima di tutto, come va di moda, si è incontrato con Veltroni e ha rilasciato sul suo blog una dichiarazione che suona così:
"Il Partito democratico è una grande risorsa per il paese, non bisogna smarrirne il profilo nazionale. A me interessa un partito che abbia un rapporto con il governo. E un governo che ascolti le specificità del territorio.
Noi portiamo nel nuovo partito il nostro radicamento sociale, un lavoro che già dal 1989 andava verso il Partito democratico.
Costruire insieme un partito che si mette a disposizione del nuovo che arriva. Ecco il grande passo.
Siamo tutti in sintonia con questo vento nuovo.
Ci ritroviamo con quel filone del cattolicesimo democratico, quella parte di cattolici con cui abbiamo fatto la storia recente di questo paese, la migliore Costituzione - ancora oggi così straordinariamente attuale, la Repubblica e con i quali, tra il 1945 e il 1948, abbiamo messo le fondamenta della nostra democrazia, mentre ci si avviava verso la “guerra fredda”.
È l'incontro di due fiumi che lentamente si stavano prosciugando e che, mescolando le proprie acque, possono rinvigorirsi. Il nostro fiume porta l'insediamento ramificato nella società, il nostro rigore, la capacità di discutere e di dialogare con tutti, il disinteresse, il volontariato, l'esperienza istituzionale.
Il nostro insediamento resiste e resisterà: gli iscritti, le sezioni, le feste come quelle de L'Unità, la struttura capillare.
Nessuno ci toglie le nostre capacità e l'esperienza politica. Non è mitologia, è realtà: come quella che ci rende i più esperti nel valutare gli spostamenti elettorali e nel difendere il nostro patrimonio di conoscenze del territorio e di valutazioni politiche".


Bella, vero (la dichiarazione)? Subito dopo ha subito voluto dimostrare il suo "patrimonio di conoscenze del territorio", il suo "disinteresse",  la sua "capacità di discutere e di diaogare con tutti" (tranne che con me, evidentemente, visto che ha ignorato la mia lettera) e ha fatto quello che racconta il sito del Corriere.  Buona lettura!

"Da zero a 100, 200, 300... Un'impennata di contatti e di commenti. Il blog di Claudio Burlando sta riscuotendo nelle ultime ore un'inattesa, e probabilmente indesiderata, popolarità. Ma il tenore dei messaggi lasciati online non farà certo piacere al governatore della Liguria: «Dovresti consegnare la tua patente di guida alle forze dell'ordine, e scusarti con i cittadini». «Complimenti per la manovra. Si cerchi un altro lavoro. Precario e a senso unico».
A provocare l'ira degli internauti è stata la "disavventura" automobilistica capitata all'ex ministro dei Trasporti: Burlando ha percorso contromano la rampa di accesso all'autostrada A10, rischiando il frontale con altre vetture. Non solo: secondo "Repubblica", il Governatore, fermato dalla polizia stradale, avrebbe esibito il tesserino da deputato e avrebbe così evitato la multa. Ricostruzione che lo stesso presidente ligure, però, smentisce: «Ho sbagliato una manovra e non avevo documenti con me (né patente, dunque, e né carta di identità, ndr). Per questo ho esibito il tesserino da parlamentare (scaduto). Ma non ho mai chiesto un trattamento di favore. Riceverò quindi il verbale a casa. Non vedo che altro avrei potuto fare». Versione confermata dal questore di Genova, Salvatore Presenti: «È stato lui stesso a chiamarmi al telefono per descrivermi quanto avvenuto e a chiedere che fosse applicata la legge col massimo rigore, come noi peraltro avremmo e abbiamo fatto». Il questore aggiunge inoltre che i poliziotti hanno agito correttamente nel non fare subito una multa, perché al loro arrivo Burlando si trovava nella sua vettura accostata nella giusta corsia di marcia.
Chissà se l'autodifesa convincerà i (nuovi) lettori del suo blog. Una cosa è certa: fino a ieri il diario online del Governatore veniva praticamente ignorato da elettori e navigatori (nell'ultimo mese, prima della manovra pericolosa dell'ex ministro, il blog contava in totale la miseria di due commenti). Ora, invece, fioccano i messaggi di indignazione. Multa o non multa, difficile che cambi idea l'Anonimo che ha lasciato il suo commento subito dopo aver letto i quotidiani del mattino: «Se guidi la Regione come la macchina, siamo a posto!».

Postato da: giorgiodurante a 18:25 | link | commenti (1)

lunedì, 03 settembre 2007
Il Presidente di oggi e quello in pectore

Da un po' di tempo mi sto occupando di questa grandissima novità che dovrebbe essere il Partito Democratico. Certamente ci saranno le primarie e il candidato più accreditato è Veltroni, che punta a presentarsi come un novello immacolato della politica italiana, mentre invece da quando era ragazzino non ha mai fatto altro. Potrà Veltroni stare a bagnomaria per quattro anni, in attesa di succedere a Prodi come Presidente del Consiglio? Personalmente ne dubito, sarebbe politicamente suicida per lui far stare Prodi dov'è ancora per così tanto tempo. Comunque tra i due cominciano a esserci differenti vedute su argomenti importanti, come ad esempio il problema delle tasse. Dichiara infatti Veltroni che si devono subito abbassare le tasse ("penso che si debba dare un segnale già dalla prossima Finanziaria") e occorre continuare a lavorare sulla riduzione della pressione fiscale alle imprese. A ciò cosa risponde Prodi? "Basta sognare di essere in un altro Paese", quindi, come dice Padoa Schioppa, prima i tagli (ma quali?), poi la riduzione delle tasse.
Allora: a chi dobbiamo credere?
Intanto, mentre questi esperti del blablabla tentano di farci credere di essere delle persone serie, vediamo i fatti. E' di oggi la notizia che nel mese di luglio 2007 l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie ha registrato una variazione dell'0,1% rispetto al mese precedente e quindi un incremento dell'1,8% rispetto a luglio 2006.
Il più basso degli ultimi quattro anni. Chissà se lo stipendio di Prodi, Veltroni e compagnia di sinistra, destra, sinistra estrema, sinistra non estrema, destra radicale, destra moderata, centro cattolico, centro di cattolici adulti, centro laico, radicali con Pannella, radicali con Capezzone, volonterosi, disobbedienti e non si sa ancora cosa ha subito la stessa evoluzione del nostro...

Postato da: giorgiodurante a 17:42 | link | commenti