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martedì, 31 ottobre 2006
Questo è il tempo

"Questo è il tempo in cui bisogna pensare nuovo, bisogna pensare in grande, senza pregiudizi, senza vecchi modi di reagire, senza tutta quella zavorra di sciocchezze che oggi assordano i giovani e li rendono sempre più delusi e senza speranza"
Tiziano Terzani

Postato da: giorgiodurante a 17:15 | link | commenti

lunedì, 30 ottobre 2006
La distruzione della natura

Se non fosse per la reale drammaticità dell'argomento, mi fa parecchio ridere (e pure un po' mi indigna) il tono preoccupato e stupito con il quale Tony Blair ha presentato il Rapporto Stern, secondo il quale il mondo rischia il collasso economico a causa dell'effetto serra. Le sue parole da finto tonto mi ricordano le accuse di Nikita Krusciov al Ventesimo Congresso del Pcus contro il suo ex capo Stalin, fino a pochi anni prima osannato e seguito fino alle più profonde nefandezze da colui che poi cercò di rifarsi una verginità una volta scomparso l'antico protettore. Allo stesso modo oggi: in questi anni Blair non ha mica fatto il magazziniere o il portalettere, ma è stato uno dei più potenti ed influenti politici sulla faccia della terra: dunque ha delle pesanti responsabilità in merito a quanto oggi denuncia con orrore. Forse sta già programmando il suo futuro, quando si ritererà dalla politica attiva (in fondo anche lui tiene famiglia).
Ma, lasciando perdere il pulpito da cui viene la predica, il Rapporto Stern chiede di essere meglio conosciuto perché disegna uno scenario inquietante sul nostro futuro. Ho scelto un articolo dal sito di Repubblica, tanto per iniziare a ragionare sull'argomento.

 

Fino al 20 per cento del prodotto lordo mondiale perso per colpa del global warming. E fino a 200 milioni di profughi, l'esodo più massiccio della storia moderna, in cammino per scappare dal deserto. Sono le due cifre che riassumono lo scenario del futuro climatico dipinto non da un ambientalista ma da un ex dirigente della Banca mondiale, l'economista Nicholas Stern.

Il rapporto, anticipato ieri da The Observer, cade come un colpo di frusta nel salotto buono dell'economia che finora aveva cercato di minimizzare le conseguenze dei cambiamenti climatici prodotti principalmente dal modello energetico basato sul petrolio e sui combustibili fossili. In uno studio di 700 pagine, commissionato dal governo britannico e pubblicato oggi, Stern analizza con puntiglio l'impatto del riscaldamento globale sui vari comparti produttivi da oggi al 2100, e lo scenario che emerge è impressionante.

Nella migliore delle ipotesi il 5% del prodotto lordo dovrà essere speso per riparare i danni prodotti dal nuovo clima, ma nello scenario peggiore si arriverà al 20%, cioè a 5,5 trilioni di euro. L'effetto combinato dall'aumento dei fenomeni estremi (siccità, alluvioni, uragani), del collasso di interi settori agricoli e dell'aumento del livello dei mari costituisce un pericolo gravissimo per la capacità di tenuta dell'economia mondiale e per gli equilibri politici, nonché per le specie viventi, delle quali il 40% sarebbe a rischio. L'inaridimento di interi paesi costringerà fino a 200 milioni di persone a mettersi in marcia per cercare una terra in cui sopravvivere: una  pressione demografica rapida e violenta estinata a far crescere tensioni già alte.

Lo studio di Stern suggerisce di seguire la strada del cap and trade, cioè fissare tetti per le emissioni di gas serra e attivare il mercato in modo che, attraverso un sistema di obblighi e di incentivi, le industrie siano spinte ad accelerare l'innovazione verso il risparmio energetico. È la via già indicata dal protocollo di Kyoto, finora boicottato dall'amministrazione Bush. Ma l'intesa dovrà ora essere allargata ai paesi di nuova industrializzazione, come la Cina e l'India: senza il loro contributo la partita è persa.

L'allarme è rafforzato da un'altra ricerca, "Up in Smoke 2", elaborata da un gruppo di associazioni non governative britanniche: Oxfam, la New Economics Foundation e il Working Group on Climate Change and Development. Secondo questo studio, gli aiuti economici all'Africa sono già vanificati dall'aggravarsi dell'effetto serra perché la crescita delle temperature (in alcune zone si è arrivati a 3,5 gradi negli ultimi 20 anni) ha aumentato l'estensione delle zone aride. E così, nella sola Africa sub sahariana, l'anno scorso si sono registrati 25 milioni di affamati.

"Rischiamo un collasso più tragico di quello del 1929, data d'inizio della Grande Depressione", avverte Michele Candotti, segretario del Wwf. "A rischio, oltre all'economia, c'è la pace: 200 milioni di profughi in fuga sotto la spinta di siccità, alluvioni e carestie rappresentano un pericolo sempre più concreto".

Postato da: giorgiodurante a 14:51 | link | commenti (1)

mercoledì, 25 ottobre 2006
Solo il passato è reale

"Chi ha rappresentato i ciechi come veggenti rivolti verso il futuro? come rivelatori dell'avvenire?
Quale Tiresia metteva la sua bocca d'indovino nel sangue dell'ariete nero sgozzato sopra la fossa, tale da più notti io bevo il mio sacrificio; e non vedo il futuro, né vivo nel presente.
Ma solo il passato esiste, solo il passato è reale come la benda che mi fascia, è palpabile come il mio corpo in croce.
Sento il fiato e il calore delle mie visioni.
Nel mio occhio piagato si rifucina tutta la materia della mia vita, tutta la somma della mia conoscenza.
Esso è abitato da un fuoco evocatore, continuamente in travaglio".
Gabriele D'Annunzio, Notturno. Prima offerta

Postato da: giorgiodurante a 18:19 | link | commenti (2)

lunedì, 23 ottobre 2006
Pessime notizie dal mondo della sanità

Probabilmente sarò considerato qualunquista, ma le notizie che sono arrivate oggi intorno alle morti di pazienti causati da errori dei medici o del personale delle strutture ospedaliere italiane suscitano in me molta indignazione. Per adesso, ecco i dati, tratti dal sito web del Corriere della Sera.

"Sarebbero da 30 a 35mila all'anno, circa 90 al giorno, i decessi provocati direttamente o indirettamente dagli errori dei medici o comunque dei sistemi di assistenza e cura. Un numero di vittime maggiori, quindi, degli incidenti stradali, dell'infarto e di molti tumori, con costi annuali stimati in 10 miliardi di euro (1% del Pil). E la metà di questi errori potrebbe porbabilmente essere evitato migliorando l'organizzazione delle strutture sanitarie e offrendo ai medici strumenti «anti-svista» ad hoc.

ESPERTI A CONFRONTO - Per definire i numeri dell'emergenza e studiare soluzioni è in corso oggi alla Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori (Int) di Milano un convegno promosso dall'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) in collaborazione con il gruppo Dompè Biotec. Vi partecipano specialisti oncologi e giuristi. «Sui dati degli errori medici in Italia c'è molta confusione, e molte cifre vanno ridimensionate o interpretate», ha spiegato Emilio Bajetta, presidente dell'Aiom e direttore della Struttura complessa di Oncologia medica 2 all'Int. Secondo l'Aaroi (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani) le vittime italiane di errori medico-sanitari sono 14mila l'anno, mentre secondo l'Assinform arrivano a 50mila. Per gli esperti riuniti a Milano «una stima realistica fissa il numero di morti a 30-35mila l'anno, pari al 5,5% del totale decessi».

REPARTI A RISCHIO - A guidare la classifica dei reparti più a rischio secondo la fonte «Toscana Medica» - c'è la sala operatoria (32%), seguita da dipartimenti degenze (28%), dipartimenti urgenza (22%) e ambulatori (18%). Mentre la specialitá più sotto accusa - a riferirlo è il Tribunale per i diritti del malato - è l'ortopedia (16,5%), seguita da oncologia (13%), ostetricia e ginecologia (10,8%) e chirurgia generale (10,6%). «Ma il contenzioso in oncologia è in netto calo - ha assicurato Bajetta - con percentuali attualmente scese dal 13% al 10%. E il 90% dei medici o degli ospedali citati in giudizio viene assolta».

FARMACI SBAGLIATI - Il trend in calo per l'oncologia non cancella però il problema. Specie pensando all'aumento esponenziale delle cause intentate ai medici e dei premi richiesti dalle assicurazioni agli ospedali (fino a due milioni di euro l'anno per le strutture più grandi). Ma quali sono le principali cause di errore? Tra i fattori imputati la somministrazione di farmaci sbagliati, che secondo un'indagine dell'Asl Roma C si colloca al primo posto per le sviste in oncologia (40% insieme alla non applicazione dei protocolli previsti).

STRUTTURE INADEGUATE - «La cosiddetta "malpractice" esiste - ha detto Bajetta - ma spesso l'errore non è dell'operatore sanitario, bensì della struttura in cui lavora»: stanchezza legata a troppi turni massacranti, procedure non controllate, cartelle cliniche o farmaci preparati in ambienti bui, sporchi o rumorosi, e diagnosi tardive per screening inefficaci. Il mancato impiego routinario del pap test, ad esempio, è la ragione per cui ancora oggi 1.500 italiane l'anno muoiono di cancro al collo dell'utero. Troppe volte, poi, si trascura «la co-presenza di varie malattie» come pure «il consenso informato al malato e alla sua famiglia», ha aggiunto Marco Venturini, primario oncologo all'ospedale di Negrara (Verona).

PRESTAZIONI«A MARCE FORZATE» - Venturini punta il dito anche contro «il sistema a prestazione, per cui il medico - sotto pressione dell'azienda, pagata a prestazione - dimette in fretta pazienti magari non del tutto stabilizzati». L'approccio dell'Aiom «è quello imposto dal vero «risk management» - ha evidenziato Venturini - Innanzitutto definire il problema e i suoi numeri, quindi capire come risolverlo. Proprio per questo la nostra associazione non solo ha censito le oncologie italiane in un Libro bianco, ma è anche andata a vedere come lavorano. E la stessa cosa la stiamo facendo con le Linee guida di buona pratica oncologica: non solo le abbiamo dettate, ma ne stiamo anche valutando l'applicazione».

TRASPARENZA
Lo specialista invoca più trasparenza e azzarda un esempio: «Su 4 milioni di atti terapeutici, il San Raffaele di Milano ha dichiarato 80 errori. Un numero troppo basso. Non bisogna avere paura nel segnalare questi episodi, perchè dagli errori si impara a beneficio dei medici e dei malati»".

Beh, sì, aggiungo io... almeno a beneficio dei malati che sopravvivono...

Ma a quando controlli più seri e licenziamenti per gli incapaci? C'è un mucchio di gente in gamba che aspetta che gli incapaci (spesso raccomandati) lascino il posto a persone più meritevoli.

 

Postato da: giorgiodurante a 19:57 | link | commenti (3)

mercoledì, 18 ottobre 2006
Informazioni utili

Dal sito web del quotidiano Repubblica, non sospettabile di particolare faziosità nei confronti del governo Prodi, riporto alcune informazioni sugli annunciati tagli alla scuola. Dati sconsolanti per chi aveva promesso di investire al massimo nella formazione e nell'istruzione. Niente di nuovo: destra e sinistra sono sempre più parole vuote, flatus vocis, come dicevano i maestri di logica del Medioevo.

"La Finanziaria che Tommaso Padoa Schioppa ha portato in Parlamento prevede il taglio di 50 mila posti nella scuola. Poco meno di 42 mila cattedre e poco più di 8 mila posti di personale Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari), il tutto in appena tre anni. E, così, l'entusiasmo iniziale per le 150 mila immissioni in ruolo annunciate dal ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, comincia smorzarsi. Questa volta i dati provengono dalla fonte più attendibile che possa esistere: la relazione tecnica che accompagna il disegno di legge per la manovra finanziaria 2007. Per realizzare cospicui risparmi il ministero dell'Economia ha percorso diverse strade.

Innalzamento rapporto alunni classi.
E' una delle manovre più pesanti per la scuola, sia dal punto di vista didattico sia per l'impatto sul personale. Secondo l'articolo 66 dell'attuale disegno di legge, in un anno, il rapporto dovrà crescere di 0,4 alunni per classe. I segmenti più penalizzati saranno quelli della scuola dell'infanzia, che passerà a quasi 23 bambini per aula, e la scuola superiore che dovrà sopportare un incremento di 0,6 alunni per classe. Nelle prime classi delle scuole secondarie di secondo grado - in parecchi casi già quest'anno con oltre 30 alunni - la situazione potrebbe farsi esplosiva, anche perché occorrerà fare spazio a circa 30 mila new entry per l'elevamento dell'obbligo scolastico a 16 anni. Il governo, incrementando il numero di alunni per classe, conta di tagliare più di 26 mila posti: 19 mila cattedre e 7 mila posti di bidello e personale di segreteria.

Meno bocciature. Per risparmiare qualche 'spicciolo' il governo vuole intervenire sul numero di ripententi nelle prime e seconde classi della scuola superiore. Basterà ridurre il numero di bocciati del 10 per cento rispetto all'attuale livello, pari a 185 mila studenti bocciati l'anno. Una operazione che porterà un risparmio di 3 mila e 600 posti di insegnante e mille di Ata.

Riduzione delle ore di lezione nei Professionali. Si tratta ancora di un intervento sulla dispersione scolastica. E' proprio nel biennio degli istituti professionali che si registra il maggiore tasso di bocciati. La riduzione da 40 a 36 ore di lezione potrebbe rendere meno pesante gli studi e ridurre gli insuccessi scolastici. Intanto, l'operazione consentirà di tagliare circa 1.200 classi e di conseguenza 2.656 posti per altrettanti professori.

Insegnanti specialisti di Inglese nella scuola primaria. Attualmente circa 12 mila insegnanti (specialisti) insegnano esclusivamente Inglese ai bambini della ex scuola elementare. Il resto delle lezioni di Inglese è svolto dalle stesse maestre (specializzate) che hanno ottenuto la specializzazione durante gli ultimi concorsi a cattedre, ma restano in cattedra tantissime insegnanti curricolari che non possono insegnare la lingua straniera per mancanza di specializzazione. E' proprio su queste ultime che il ministero punta per tagliare 12mila posti in due anni. Basta fare specializzare, attraverso degli appositi corsi di formazione, e allo stesso tempo avere 12 mila maestre da impiegare al posto dei supplenti.

Docenti soprannumerari. La riconversione di 4.617 docenti tecnicamente 'in sovrannumero', che non insegnano perché senza cattedra ma che vengono pagati lo stesso, consentirà di risparmiare su un equivalente numero di supplenti annuali. Saranno, dopo un periodo di formazione e aggiornamento, utilizzati per coprire posti di sostegno o insegnare altre materie.

Le immissioni in ruolo. A questo punto non è detto che in tre anni il ministero della Pubblica istruzione riuscirà a immettere in ruolo 150 mila insegnanti. Il governo per il 2007, 2008 e 2009 ha previsto il pensionamento rispettivamente di 23 mila, 24 mila e 27 mila insegnanti e considerando anche gli attuali 42 mila posti vacanti si arriverebbero 116 mila cattedre, cui occorre togliere le 42 mila che in governo intende tagliare. Per un totale di 74 mila posti disponibili per le immissioni in ruolo. Del resto la concreta possibilità di assumere in tre anni 150mila insegnanti, spiega la Finanziaria, è "da verificare annualmente, di intesa col ministero dell'Economia e delle finanze".

Postato da: giorgiodurante a 18:26 | link | commenti

lunedì, 16 ottobre 2006
Lo spunto per un dibattito

Mi ha fatto riflettere un articolo pubblicato sul Corriere della sera di domenica firmato da Angelo Panebianco, uno dei pochi commentatori politici che riesco ancora a sopportare. La sua tesi meriterebbe di essere discussa a fondo: la pubblico non perché io sia del tutto d'accodo con lui, ma perchè è in grado di far riflettere e di costituire spunto per un dibattito.

Le liberta' censurate
di Angelo Panebianco

Non è, come ha scritto il quotidiano Liberation , una «legge inutile» quella votata da un ramo del Parlamento francese, l'Assemblea nazionale, che prevede il carcere per chi nega il genocidio degli armeni. E' una legge liberticida, l'ultima in ordine di tempo di una serie di leggi liberticide che in Europa, passo dopo passo, stanno stringendo un cappio intorno alla libertà di opinione. Lo ha detto benissimo Giovanni Belardelli sul Corriere di ieri: la libertà di opinione si misura in rapporto alla possibilità di sostenere opinioni aberranti o che appaiano tali alle maggioranze. Nei regimi autoritari non c'è libertà di opinione ma tutti sono padronissimi di manifestare opinioni conformi a quelle dei governi. I regimi liberali sono tali se, e solo se, lasciano alle persone il diritto di esprimere opinioni non conformiste, anche aberranti alle orecchie di governi e maggioranze. In Europa mettiamo ormai in galera (è accaduto in Austria con il caso Irving) gli storici negazionisti dell'Olocausto, anziché, come dovremmo, limitarci a sbeffeggiarli. E mettiamo in piedi processi contro chi «diffama» l'islam (è accaduto con i libri di Oriana Fallaci). Fingiamo di non vedere che sono i principi liberali quelli che stiamo calpestando. Ben venga allora il clamoroso passo falso dell'Assemblea nazionale francese (criticato anche dal neo premio Nobel Orhan Pamuk a sua volta messo in croce in patria proprio per la questione armena), se servirà all'Europa a riflettere su se stessa, sulla china pericolosa che ha da tempo imboccato. A parte la circostanza, rilevata in tutti i commenti critici, che è assurdo affidare al codice penale il «giudizio» sui giudizi storici, ci sono almeno altri due aspetti che vale la pena di considerare. Il primo è che allo zelo censorio nei confronti delle opinioni politicamente scorrette si accompagna il silenzio sulle vere aggressioni che sono oggi in atto contro la libertà. Se non fosse stato per la mobilitazione di un pugno di prestigiosi intellettuali la Francia avrebbe scelto l'indifferenza di fronte alle minacce di morte al povero professore di filosofia, Robert Redeker, braccato in patria, colpevole di avere detto ciò che pensava dell'islam. Per non parlare dei rischi che continuano a correre tutti i coinvolti nella vicenda delle vignette satiriche su Maometto. O della solitudine in cui è stato lasciato dall'Europa Papa Ratzinger, oggetto di un'aggressione senza precedenti. Tra leggi che colpiscono la libertà di opinione e arrendevolezza verso i violenti, l'Europa rischia di diventare davvero un posto molto poco salubre per la libertà.
Il secondo aspetto riguarda l'ipocrisia con cui, inevitabilmente, questioni come quella oggetto della legge francese vengono sempre trattate. Dietro al disegno di legge c'è la volontà di compiacere un'opinione pubblica interna alla quale poco importa del genocidio armeno ma tanto importa, invece, di far fallire il negoziato per l'adesione della Turchia all'Unione europea. E' sempre così, d'altra parte, nelle questioni internazionali. Trattiamo bene Putin nonostante ciò che fa in Cecenia e altrove perché è potente e ci serve il suo gas. E facciamo affari con la Cina nonostante la sua politica liberticida. I diritti umani sono insomma un'arma che sfoderiamo o rinfoderiamo a seconda delle convenienze politiche. Come nel caso del povero popolo armeno massacrato quasi un secolo fa dai turchi. Del quale ci si ricorda o no a seconda dell'atteggiamento che si decide di tenere verso la Turchia. Forse è inevitabile che sia così. Ma, almeno, non prendiamoci in giro".

 

Postato da: giorgiodurante a 18:39 | link | commenti

venerdì, 13 ottobre 2006
E' bene saperlo, è bene reagire

Penso sia giusto dare spazio al grido di allarme lanciato dalle Nazioni Unite (ma anche prima da Amnesty International e dall'Organizzazione Mondiale della sanità) sulle violenze ai minori che ancora oggi si moltiplicano in tutto il mondo.

Almeno 53.000 bambini assassinati nel 2002.
150 milioni di bambine e 73 milioni di maschi sottoposti nel 2002 ad abusi sessuali.
100/140 milioni di femmine nel mondo hanno subito mutilazioni genitali, 3 milioni ogni anno in Africa.
218 milioni i bambini sottoposti nel 2004 a lavoro minorile, di cui 126 milioni in attività rischiose.
Nel 2000 erano 5,7 milioni i bambini sottoposti a lavoro forzato per l'estinzione di un debito.
1,8 milioni erano nel giro della prostituzione e pornografia.
Ogni anno tra i 133 e 275 milioni di minori assistono a violenze in famiglia.

Questi alcuni dati, che parlano da soli.

Postato da: giorgiodurante a 18:07 | link | commenti

lunedì, 09 ottobre 2006
Per riflettere in più direzioni

Sul problema dell'eutanasia non ho delle certezze a priori e preferisco riflettere e confrontarmi piuttosto che schierarmi in qualche sondaggio a favore del sì o del no. Proprio per questo mi danno fastidio le facili prese di posizione e le semplificazioni a senso unico che sulla "grande stampa" accompagnano il dibattito. Ritengo dunque opportuno riportare il testo di un articolo un po' controcorrente di Daniela Scherrer: come al solito, non è detto che si debba condividere tutto quanto c'è scritto, ma prenderne spunto per una riflessione un po' meno a senso unico. Per confrontarsi, non per contrapporsi.

"C’è chi, come Piergiorgio Welby, chiede di poter morire attraverso una missiva intrisa di disperazione e ottiene subito la risposta del Presidente della Repubblica e l’attenzione dei media. E c’è invece chi, dopo lettere a identico destinatario rimaste perennemente inevase, è costretto a restare ore ed ore in una piazza della capitale per chiedere di continuare a vivere e, soprattutto, di poterlo fare con dignità.

Come è accaduto lo scorso 18 settembre a Roma, in piazza Bocca della Verità, quando un gruppo di malati di sclerosi laterale amiotrofica provenienti da tutta Italia è stato protagonista di un sit-in volto a sensibilizzare le istituzioni e sulle carenze nella ricerca e nel percorso assistenziale per i pazienti. Persone in carrozzina, molte ventilate artificialmente, alcune tracheotomizzate. Tutte in uno stadio avanzato della malattia ma con la stessa aspirazione: vivere, non sopravvivere. «Il fatto è che a livello mediatico una persona che vuole morire fa notizia – commenta Mario Melazzini, presidente nazionale dell’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica – mentre non fa assolutamente notizia chi si trova nelle stesse condizioni di Welby, o magari anche peggiori, e chiede di vivere dignitosamente». Davanti alla sede del ministero della Salute i malati di Sla hanno stazionato per domandare un impegno fattivo nel finanziamento della ricerca con nuovi protocolli di sperimentazione aperti a tutti gli ammalati e attraverso l’istituzione di un registro nazionale per la Sla. Hanno chiesto anche il riconoscimento dell’invalidità degli ammalati al 100% fin dalla diagnosi della malattia, con completa mutuabilità delle cure specialistiche e programmi di assistenza domiciliare integrata ad alta intensità. Una delegazione di sei malati, tra cui il presidente Melazzini, è stata ricevuta dal ministro Livia Turco. «Promesse concrete ne abbiamo ricevute – sottolinea – con l’impegno da parte del ministro di sciogliere in tempi rapidissimi i nodi principali relativi alle nostre richieste».

Mario Melazzini, 48 anni, primario del day-hospital oncologico della Maugeri di Pavia, da tre anni e mezzo sta vivendo in prima persona i disagi della sclerosi laterale amiotrofica. Un testimone coraggioso. Nonostante sia costretto sulla sedia a rotelle e riesca solo a muovere due dita della mano continua ad esercitare la professione medica. E lotta a favore della vita, contro l’eutanasia. «L’amore per il dono della vita, anche se vissuta nella sofferenza – conclude – non può essere misconosciuto. Anzi sono proprio le occasioni come l’ultimo sit-in a rafforzare in me la voglia di lottare per tutte le persone che, riuscendo magari a muovere solo gli occhi, vogliono avere un computer come quello di Welby per parlare non di morte ma di vita»".

 

 

Postato da: giorgiodurante a 19:00 | link | commenti

sabato, 07 ottobre 2006
Il poeta è come Dio

Questa poesia appartiene a un grande poeta armeno, Daniel
Varujan, morto nel corso del genocidio degli armeni perpetrato dai turchi durante la prima
guerra mondiale. Egli ha scritto questa poesia a 25 anni, scegliendo come
epigrafe questa frase di Renan: "Le cose belle nascono nelle lacrime".
E' una specie di metafora del poeta, che viene paragonato a Dio nel
momento della creazione.
A me piace molto e ve la riporto: tra l'altro è un buon esempio di come gli autori romantici considerano la funzione e le caratteristiche dei poeti.

"Quando nello spazio non si era ritirato
ancora il Nulla di questo Universo
io credo che Dio cercasse qualcosa
come rimedio alla fatica della noia.

In un istante girò intorno allo spazio,
e non trovò nulla tranne se stesso.
Volle un'Essenza della sua Essenza:
e la sua Essenza fu la sua eco.

Poi ritornando, triste e addolorato,
dal sordo Silenzio e dal cieco Nulla,
anche da loro volle qualcosa, ed essi
diedero se stessi, cioè non diedero nulla.

Quando Egli trovò l'Immensità così vuota,
provò un profondo, crudele dolore:
e sul Silenzio e sul Nulla
pianse dal cuore la sua disperazione.

Cadendo, le sue lacrime lo esaudirono
formando ogni stella nel cielo:
e come al poeta anche a Dio,
per creare fu necessario prima piangere".

Postato da: giorgiodurante a 15:50 | link | commenti (2)

giovedì, 05 ottobre 2006
Ormai siamo al ridicolo

Per capire a quale punto di ridicolaggine è giunta la politica di tutti i Governi italiani (di destra o di sinistra che siano) in materia di scuola (cioè di istruzione e di educazione della gioventù), riporto il bell'articolo di Gian Antonio Stella apparso sul Corriere della sera di oggi.

“Bastava dirgli la formula magica, «Briclebrit! », raccontano i fratelli Grimm nella loro celebre favola, e l'Asino d'oro «buttava monete d'oro, di dietro e davanti» . Mica male, si devono esser detti i cervelloni della legge finanziaria. E per tirar su un po' di soldi hanno deciso di puntare anche sui somari. Scolastici. Evviva: dalla finanza creativa a quella fiabesca. Spiega infatti la pagina 352 del monumentale documentone pubblicato dalla Camera dei Deputati, che uno degli obiettivi del governo, dopo l'innalzamento dell'obbligo di istruzione, è quello di attivare «idonei interventi finalizzati al contrasto degli insuccessi scolastici» con «attività di accoglienza, rimotivazione e riorientamento, nonché l'individualizzazione della didattica in modo da tener conto delle diverse forme di intelligenza e dei diversi stili di apprendimento».

Parole criptiche in burocratese stretto ma il senso, con qualche fatica, si capisce: visto che si alza l'età dell'obbligo portandola a 16 anni, la scuola deve fare tutti gli sforzi possibili per tirar fuori il meglio dagli alunni. Anche da quelli più zucconi. Quelli descritti da Collodi come «ragazzi svogliati, che avevano a noia i libri e le scuole», che «diventano tanti ciuchini». Ottimo proposito, se fosse dettato solo dalla premura per i giovani cittadini ciuchi. Ma c'è un risvolto, diciamo così, un po' meno disinteressato. Aggiunge infatti il disegno di legge che «la conseguente riduzione della permanenza media degli alunni all'interno del sistema determinerà una riduzione della spesa per oneri del personale» . Insomma, spiega Italia Oggi cui va il merito di avere scovato la chicca nella massa cartacea, «meno ripetenti significa meno classi, meno professori, meno bidelli» .

«Meno» quanto? Il documento si avventura sulle cifre: «Al fine della stima del risparmio, è stata considerata una riduzione del l0% del numero dei ripetenti dei primi due anni di corso della scuola secondaria di secondo grado, ammontanti oggi complessivamente a 185.002 studenti. Sì ricava così una diminuzione di 18.500 unità per la popolazione studentesca che, considerando l'attuale rapporto alunni/classi, corrisponde a 805 classi; supponendo quindi di poter diminuire il numero complessivo di classi in ragione dell'80% del possibile risparmio, si stimano 644 classi in meno» , con una riduzione di 1.455 docenti e 425 segretari, bidelli, custodi e così via «per una minore spesa di euro 56 milioni a decorrere dall'anno 2008, ed euro 18,6 milioni per l'anno 2007».

Oddio, non è che sulla scuola sia facile indovinarla. Basti ricordare il caso clamoroso di Franca Falcucci. Ve la ricordate? Faceva il ministro della Pubblica istruzione e nel 1982 propose alle Camere di inquadrare nel ruolo i precari della scuola. Le chiesero: quanto costerebbe? Rispose: 31 miliardi e 200 milioni. Due anni dopo, nel 1984, l'allora ministro del Tesoro Giovanni Goria doveva ammette re che c'era stato un errore: la norma approvata costava a regime 1.580 miliardi l'anno, pari a oltre due miliardi di euro di oggi: 53 volte più del preventivato.

Da cosa gli ideatori nel nuovo estroso dribbling finanziario abbiano tratto stavolta la previsione su questa riduzione dei bocciati non è chiaro. Esclusa l'ipotesi del pendolo e dei fondi del caffè, anche il segretario della Cgil scuola Enrico Panini, che certo non passa per uomo ostile al governo unionista, dice che «forse si rifanno a uno studio del 2001 sugli effetti della riforma di Luigi Berlinguer che aveva portato l'obbligo a 15 anni e aveva avuto tra le conseguenze una certa riduzione del numero dei respinti». Forse. Ammette però, ridendo, che «può darsi che abbiamo fatto una botta di conti» . E assicura: «Nessun insegnante, in ogni caso, può accettare l'idea di avere la manica larga perché così fa bene alle casse dello Stato».

Anche perché, diciamolo, la scuola italiana è già di manica larga. Sempre di più. Prendiamo la licenza liceale. Spiega l'Annuario Statistico che nel regio anno scolastico 1888-1889 gli studenti del terzo anno di liceo classico furono «licenziati» , cioè promossi, nell'86% dei casi. Ma si trattava di una élite. Ai primi esami di maturità dopo la riforma di Giovanni Gentile, nel 1924-25, con una platea di candidati decisamente più affollata, solo il 25% fu promosso. E un quarto di secolo dopo, agli esami di maturità del 1951/52, i bocciati furono il 28,4%. Da allora la percentuale non ha fatto che calare. Merito di generazioni studentesche più sveglie e più studiose? Mah... Fatto sta che già nel 1970-71, i respinti erano precipitati al 9,4%. E hanno continuato a scendere, scendere, scendere. Fino ai record di quest'anno, quando secondo l´Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione (Invalsi), i ragazzi bocciati sul filo dell'ultimo esame sono stati tre ogni cento.

Certo, nei primissimi anni delle medie superiori, i numeri sono diversi. Sostiene il rapporto ministeriale «La scuola in cifre» che gli studenti costretti a ripetere l'anno (straordinario l'eufemismo politically correct del dossier che parla sempre di « non promossi » ) sono stati nel 2003/04 il 16,8% al primo anno, il 13,1 al secondo, il 12,5 al terzo. Concentrati in larga parte negli istituti tecnici e professionali. Dove la quota di bocciati è rispettivamente doppia (15,3%) o quasi tripla (19,3%) rispetto ai licei (7,3%). Ma è comunque dimezzata rispetto a venti anni fa. Quando forse i professori erano un po' meno bonari. E a nessuno veniva in mente di dire « Briclebrit! » sperando che gli asini buttassero monete d'oro... "


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Postato da: giorgiodurante a 16:23 | link | commenti