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giovedì, 28 settembre 2006
Il tempo e la vanità

"Insomma, che cosa è la perenne sopravvivenza del nome? Vanità assoluta.
Le parole un tempo comuni ora sono divenute antiquate. Così pure i nomi di uomini un tempo famosi, oggi in certa guisa si possono ritenere antiquati... Nomi evanescenti tutti, che finiscono presto per diventare favolosi. E poi ben presto l'universale oblio li seppellisce".
Marco Aurelio, Pensieri.

Postato da: giorgiodurante a 18:32 | link | commenti

mercoledì, 27 settembre 2006
La barchetta di Dio

"Laggiù, all'orizzonte, sulle acque amare, deserte, naviga certe sere Dio con una sua barchetta. Invisibile, passerà accanto a te che nuoti disperato e ti toccherà con la sua mano".
Dino Buzzati (nel centenario della nascita)

Postato da: giorgiodurante a 18:42 | link | commenti

lunedì, 25 settembre 2006
La filosofia e la vita

"Già il Socrate dei dialoghi platonici era detto inclassificabile... Il filosofo è strano ed estraneo nel mondo umano. Non si sa dove classificarlo, poiché non è né un saggio, né un uomo come gli altri. Sa che lo stato normale, lo stato naturale degli uomini, dovrebbe essere la saggezza; poiché essa non è null'altro che la visione delle cose quali sono, la visione del cosmo qual è alla luce della ragione, e non è neanche niente di diverso dal modo di essere e di vivere che dovrebbe corrispondere a tale visione.
Ma il filosofo sa anche che tale saggezza è uno stato ideale, e quasi inaccessibile.
Per un uomo siffatto la vita quotidiana, così come è organizzata e vissuta dagli altri uomini, deve necessariamente apparire come anormale, come uno stato di follia, d'incoscienza, d'ignoranza della realtà. E nondimeno deve pur vivere questa vita di tutti i giorni, in cui si sente estraneo, straniero, e in cui gli altri lo percepiscono come un estraneo. Ed è precisamente in questa vita quotidiana che dovrà cercare di tendere verso quel modo di vita che è totalmente estraneo alla vita quotdiana. Ci sarà così un perenne conflitto fra il tentativo compiuto dal filosofo per vedere le cose quali sono dal punto di vista della natura universale, e la visione convenzionale delle cose su cui poggia la società umana, un conflitto tra la vita che bisognerebbe vivere e i costumi e le convenzioni della vita quotidiana.
Questo conflitto non si potrà mai risolvere interamente.
I cinici sceglieranno persino la rottura totale, ricusando il mondo della convenzione sociale. Al contrario altri, come gli scettici, accetteranno pienamente le convenzioni sociali, tutelando la loro pace interna. Altri, come gli epicurei, proveranno a ricreare tra loro una vita quotidiana conforme all'ideale della saggezza. Infine altri, come i platonici e gli stoici, si sforzeranno, a prezzo delle più gravi difficoltà, di vivere filosoficamente la vita quotidiana, e persino la vita pubblica. Per tutti, in ogni caso, la vita filosofica sarà un tentativo per vivere e pensare secondo la norma della saggezza, sarà esattamente una marcia, un progresso verso questo stato trascendente".

Pierre Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, 2002.

Postato da: giorgiodurante a 18:07 | link | commenti

domenica, 24 settembre 2006
Contro le urla e lo strepito

"E' certo che, sino a quando vagheremo a caso, non seguendo una guida ma ascoltando lo strepito delle voci discordi che ci spingono in direzioni diverse, la nostra vita, già breve di per sé, si consumerà in questo andare errabondo, anche se ci impegniamo giorno e notte, animati dalle migliori intenzioni.
Fissiamo dunque bene la meta e scrutiamo attentamente il modo per poterla raggiungere, con l'aiuto di un esperto che abbia già intrapreso ed esplorato il cammino che stiamo per affrontare...
Sono proprio le strade più battute e più frequentate a trarci in inganno. Non c'è nulla di peggio che seguire, come fanno le pecore, il gregge di coloro che ci precedono, perché essi ci portano non dove dobbiamo arrivare, ma dove vanno tutti.
Questa è la prima cosa da evitare. Niente ci invischia di più in mali peggiori che l'adeguarci al costume dei più, ritenendo ottimo ciò che segue la maggioranza, e il copiare l'esempio di molti, vivendo non secondo ragione ma secondo la corrente.
Da qui questo enorme affollarsi di persone che rovinano le une sulle altre".

Seneca, De vita beata.

Postato da: giorgiodurante a 16:21 | link | commenti

mercoledì, 20 settembre 2006
Il tramonto dell'Occidente


"Sono l’impero alla fine della decadenza,

che guarda passare i grandi Barbari bianchi

componendo acrostici indolenti dove danza

il languore del sole in uno stile aureo.

 

Soletta l’anima soffre di noia densa al cuore.

Laggiù, si dice, infuriano lunghe battaglie cruente.

O non potervi, debole e così lento ai propositi

non volervi far fiorire un po’ quest’esistenza!

 

O non volervi, o non potervi un po’ morire!

Ah! Tutto è bevuto! Non ridi più, Batillo?

Tutto è bevuto, tutto è mangiato! Niente più da dire!

 

Solo, un poema un po‘ fatuo che si getta alle fiamme,

solo, uno schiavo un po’ frivolo che vi dimentica,

solo, un tedio d‘un non so che attaccato all‘anima!"

Paul Verlaine, Languore, 1883.

 

Postato da: giorgiodurante a 18:48 | link | commenti

venerdì, 15 settembre 2006
Gli affari prima di tutto

Avrà forse ragione Romano Prodi, che oggi ha dichiarato che sulla questione dei diritti umani in Cina occorrono moderazione, prudenza, tempo e pazienza e che la situazione oggi è molto migliore di quella di venti anni fa. Sarà encomiabile l'appello della Bonino, anche lei nel paese del sol levante e propagandare il made in Italy, che ha timidamente invitato le autorità cinesi a procedere nel rispetto dei diritti umani con lo stesso impegno con il quale stanno procedendo nella via del progresso economico.
Ma a me tutta questa corte dei miracoli di industriali, politici e pubblicitari così entusiasti dei meravigliosi accordi economici e commerciali che stiamo facendo con la Cina, conferma l'opinione che "business is business" per chiunque. E che gli affari vengono prima di tutto il resto, compresi i valori e i diritti dell'uomo. Ma non era questo un motto della Destra?
Allora, per non soccombere del tutto a questo clima di trituramento dei cervelli, pubblico la sintesi di un recente comunicato di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani in questo Paese che nessuno si sogna mai di criticare. Così, tanto per riflettere un secondo.

"Nonostante l’impegno assunto nel Summit dell’anno scorso di proteggere e promuovere i diritti umani, le autorità cinesi continuano ad applicare politiche che sono causa di gravi violazioni dei diritti umani. È quanto denunciato da Amnesty International alla vigilia del summit tra Unione europea (Ue) e Cina, in programma sabato 9 settembre.

In vista dell’incontro, Amnesty International ha diffuso un briefing (disponibile su www.amnesty-eu.org) presentando all’Ue le sue principali preoccupazioni per la situazione dei diritti umani nel paese asiatico. Copia del briefing è stata inviata oggi al presidente del Consiglio Romano Prodi; la Sezione Italiana dell’organizzazione chiede al governo italiano di continuare a esercitare pressioni, sia nei rapporti bilaterali che nell’ambito dell’Ue, per ottenere il rispetto dei diritti umani in Cina.

“L’Ue deve far capire alla Cina che la sua credibilità a livello globale è messa in gioco quando alle promesse non fa seguire le azioni. L’indifferenza di Pechino nei confronti dei propri impegni è una sorta di sfida nei confronti dell’opinione pubblica internazionale, che l’Ue non può ignorare” – ha dichiarato Dick Oosting, direttore dell’ufficio di Amnesty International presso l’Ue.

Il massiccio uso della pena di morte rimane una delle preoccupazioni principali. Il numero esatto delle esecuzioni nel 2005 è tuttora un mistero: rispetto alle 1770 condanne a morte eseguite di cui Amnesty International ha avuto notizia, il dato effettivo potrebbe essere persino di 10.000.

I prigionieri vengono messi a morte con un colpo di pistola alla nuca. Sempre più spesso, tuttavia, le pene capitali vengono eseguite nelle “camere mobili di esecuzione”, in cui viene praticata l’iniezione di veleno. Amnesty International teme che questo metodo possa facilitare l’espianto di organi.

Le autorità non hanno preso alcun provvedimento per modificare o abolire le disposizioni del codice penale cinese che sono di frequente causa di arresti arbitrari di avvocati, giornalisti e attivisti per i diritti umani. Migliaia di persone continuano a essere detenute senza accusa né processo, anche per quattro anni, nelle strutture di “rieducazione attraverso il lavoro”.

Proseguono anche la tortura e i maltrattamenti, così come la censura e una repressione generale sui mezzi d’informazione, assistita da aziende internazionali che forniscono servizi per internet, quali Google, Yahoo! e Microsoft. Questa circostanza fa seriamente dubitare che la Cina voglia rispettare l’impegno preso di assicurare “la completa libertà di stampa” nel corso delle Olimpiadi del 2008.

Nel briefing inviato ai dirigenti dell’Ue, Amnesty International segnala inoltre che, nonostante la sua crescente influenza nelle questioni internazionali, la Cina non ha ancora adempiuto alle responsabilità inerenti a questo ruolo. Ad esempio, si è affermata come uno dei principali produttori di armi, ma non ha voluto accedere agli accordi multilaterali che stabiliscono criteri per regolare le esportazioni.

“La vendita di equipaggiamento militare al Sudan è un esempio concreto di una politica estera che si fa beffe dei diritti umani. Invece di collaborare alla ricerca della pace, la Cina sta attivamente alimentando la violenza nel Darfur” – ha accusato Oosting.

Roma, 7 settembre 2006

Amnesty International EU Office – Ufficio stampa Tel. 0032-2-5021499
e-mail: AmnestyIntl@aieu.be  

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

Postato da: giorgiodurante a 15:52 | link | commenti (4)

giovedì, 14 settembre 2006
La virtù della laboriosità

"Con tutta questa fatica, e forse in un certo senso a causa di essa, il lavoro è un bene per l'uomo. Se questo bene comporta il segno di un "bonum arduum", secondo la terminologia di san Tommaso, ciò non toglie che, come tale, esso sia un bene dell'uomo. Ed è non solo un bene utile o da fruire, ma un bene degno, cioè corrispondente alla dignità dell'uomo, un bene che esprime questa dignità e la accresce. Il lavoro è un bene dell'uomo - è un bene della sua umanità - perchè mediante il lavoro l'uomo realizza se stesso come uomo ed anzi, in un certo senso, diventa più uomo.
Senza questa considerazione non si può comprendere il significato della virtù della laboriosità, più particolarmente non si può comprendere perchè la laboriosità dovrebbe essere una virtù: infatti la virtù, come attitudine morale, è ciò per cui l'uomo diventa buono in quanto uomo.
Questo fatto non cambia per nulla la nostra giusta preoccupazione affinché nel lavoro l'uomo stesso non subisca una diminuzione della propria dignità. E' noto, ancora, che è possibile usare variamente il lavoro contro l'uomo, che si può punire l'uomo col sistema del lavoro forzato nei lager, che si può fare del lavoro un mezzo di oppressione dell'uomo, che infine si può in vari modi sfruttare il lavoro umano, cioè l'uomo nel lavoro. Tutto ciò depone in favore dell'obbligo morale di unire la laboriosità come virtù con l'ordine sociale del lavoro, che permetterà all'uomo di diventare più uomo nel lavoro, e non già di degradarsi a causa del lavoro, logorando non solo le forze fisiche ma soprattutto intaccando la dignità e soggettività che gli sono proprie".
Karol Wojtyla, Laborem exercens, 14 settembre 1981

Postato da: giorgiodurante a 15:49 | link | commenti

martedì, 12 settembre 2006
Utile promemoria

"Il professore non deve avanzare la pretesa di recare nel suo zaino, in quanto professore, il bastone di maresciallo dell'uomo di Stato (o del riformatore della cultura), come egli fa quando utilizza la protezione della cattedra per esprimere il suo sentimento di uomo di Stato".
Max Weber, Il metodo delle scienze storico-sociali.

Postato da: giorgiodurante a 15:28 | link | commenti

lunedì, 11 settembre 2006
E' proprio un reato criticare l'Occidente?

"L'aumento della produttività economica, che genera, da un lato, le condizioni di un mondo più giusto, procura, d'altra parte, all'apparato tecnico e ai gruppi sociali che ne dispongono, una immensa superiorità sul resto della popolazione.
Il singolo, di fronte alle potenze economiche, è ridotto a zero.
Queste, nello stesso tempo, portano a un livello finora mai raggiunto il dominio della società sulla natura. Mentre il singolo sparisce davanti all'apparato che serve, è rifornito da esso meglio di quanto non sia mai stato.
Nello Stato ingiusto l'impotenza e la dirigibilità della massa cresce con la quantità di beni che gli viene assegnata".
Max Horkheimer, Eclissi della ragione, (1947)

Postato da: giorgiodurante a 16:09 | link | commenti

sabato, 09 settembre 2006
Grazie Baraonda

Questa sera voglio ringraziare tutti i ragazzi del Centro giovanile Baraonda Spaziolibero per avermi invitato oggi al loro campeggio.
Modificando radicalmente il pensiero di Ibsen, posso dire con gioia: "O sole adorabile, hai versato i tuoi raggi in una stanza piena di persone meravigliose: i padroni dell'alloggo, almeno in questa giornata, hanno goduto del tuo calore".
E io con loro. Grazie!

Postato da: giorgiodurante a 19:35 | link | commenti