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Vi propongo un breve testo tratto dall'ultimo libro di Angelo d'Orsi intitolato 1989 perché mi sembre interessante per un dibattito anche sull'attualità, in riferimento alle celebrazioni del ventennale della caduta del muro di Berlino.
"Tutti ricordiamo con emozione quelle scene di gioiosa intraprendenza popolare, specie nei giovani, che dalle due parti della città - ossia da due nazioni allora diverse e nemiche, la Repubblica "Federale" e la Repubblica "Democratica" - con le mani nude, o con improvvisati strumenti di scasso, aprirono una breccia nella parete di cemento armato che li separava, e quella breccia divenne presto una voragine, finché nell'arco di qualche giorno del Muro non rimasero che falsi frammenti venduti sul mercato antiquario politico. E perché, dunque, quella indimenticabile fotografia di un evento epocale può evocare la guerra permanente, la disinformazione, l'ingiustizia che il mondo attuale vive? Come la gioia dei berlinesi, ricuperata l'unità della città dopo una pluridecennale separazione assurda e crudele, e, contemporaneamente, liberatisi da un regime oppressivo e perlopiù inefficiente come quello dell'Est, può essere all'origine di tanta nuova barbarie? Che nesso ci può essere tra Berlino e Abu Ghraib? Quale filo corre dal novembre 1989 al gennaio 1991 (Golfo), al maggio 1999 (Balcani), al settembre 2001 (Torri Gemelle e a seguire Afghanistan), al marzo 2003 (Iraq)...?"
"Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.
Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell'oscurità, o fossero nel trascendente, fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza.
La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo, a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata.
La seconda comincia dal mio io invisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l'intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria.
Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di natura animale che deve restituire nuovamente al pianeta (un semplice punto nell'universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista per breve tempo (e non si sa come) della forza vitale.
Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall'animalità e anche dall'intero mondo sensibile, almeno per quanto si può inferire dalla determinazione conforme a fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all'infinito."
Immanuel Kant, Critica della ragion pratica, 1788
Nel mondo nel 2009 siamo arrivati ad avere 1.02 miliardi di persone affamate. È la prima volta che accade dal 1970 e, mentre nel Vertice per la sicurezza alimentare di due anni fa i capi di Stato e di Governo avevano confermato l'obiettivo assunto con la Dichiarazione del Millennio di dimezzare il numero di chi ha fame entro il 2015, oggi l'obiettivo è definitivamente archiviato.
Anzi: persino nei Paesi ricchi registriamo un aumento degli affamati del 15,4% rispetto allo scorso anno. È il principale risultato contenuto nell'edizione 2009 dello Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo (Sofi 2009) che lancia oggi alla vigilia della Giornata mondiale dell'alimentazione che si celebra domani. Che segnala un'amara sorpresa: percentualmente sono i Paesi ricchi ad aver visto il numero delle persone che hanno fame crescere di più, registrando un aumento del 15,4% e raggiungendo la quota assoluta di 15 milioni di affamati.
Il record negativo di insicurezza alimentare lo mantiene la regione Asia-Pacifico con 642 milioni di persone che hanno fame (+10,5%), seguita dall'Africa Subsahariana con 265 milioni (+11,8%), dall'America Latina con 53 milioni (+12,8%) e infine dal Nord ed est Africa con 42 milioni (+13,5%).
«Rispetto allo scorso anno oltre 100 milioni di donne, uomini e bambini in più, un sesto di tutta l'umanità hanno fame nel 2009 - scrivono nell'introduzione il direttore generale della FAO Jacques Diouf e la direttrice esecutiva del PAM Josette Sheeran, che per le Nazioni Unite -. La crisi dei prezzi delle materie prime alimentari del 2006-2008 ha portato fuori dalla portata del reddito di queste persone tutti gli alimenti di base e nonostante i ribassi alla fine del 2008 erano in media ancora del 17% più alti di due anni prima della crisi. Questo ha costretto molte famiglie povere a scegliere tra cure sanitarie, scuola e cibo».
Il messaggio lanciato al nuovo Vertice per la sicurezza alimentare vedrà i Capi di Stato e di Governo nuovamente a Roma dal 16 al 18 novembre prossimi è molto chiaro: c'è bisogno di una strategia a due tempi: un intervento d'emergenza, con voucher alimentari, aiuti e reti di sicurezza e welfare immediato, e a medio termine un vero programma di sostegno all'agricoltura contadina. «Nei tempi
di crisi passati si è sempre assistito a una riduzione degli interventi pubblici a sostegno dell'agricoltura. Ma l'unico strumento efficace per vincere la povertà - avvertono i due responsabili delle Nazioni Unite - è assicurarsi un settore agricolo in piena salute».
Personalmente nutro poca fiducia nei risultati dell'ennesimo vertice. E il neo-premio Nobel, cosa ne pensa?
Eccome se serviva una grande manifestazione a favore della libertà di stampa!Previsioni d'autunno:
Vorrei sapere questo: quale sarebbe l’immenso danno che Dino Boffo avrebbe arrecato alla Chiesa? Quali cocci mai dovremmo raccogliere dai suoi quindici anni alla direzione di un giornale come Avvenire che allora era un soprammobile in qualche sacrestia e ora è uno dei giornali più autorevoli, più ben fatti e più intelligenti del panorama giornalistico italiano, uno dei pochissimi quotidiani che continua ad aumentare il numero dei suoi lettori mentre tutti gli altri li perdono?
Quale sollievo dovremmo provare ora che una figura così fondamentale per la cultura cristiana in Italia, protagonista di tante battaglie per la difesa della vita, per la libertà della Chiesa, sempre in prima fila nella difesa del Papa e dei valori cristiani è stata ridotta al silenzio? Senza il suo contributo la Chiesa italiana sarà da oggi in poi più debole, anche lo stesso Benedetto XVI sarà meno intelligentemente difeso, e non riesco a capire come non riusciate a comprenderlo.
E nemmeno comprendo come non vi sia chiaro che l’attacco del Giornale, costruito in tempi precisi su fatti che risalgono ad anni fa e che finora non avevano interessato nessuno, rappresenta una vendetta politica verso le posizioni che Avvenire ha espresso, dando voce a molti cattolici italiani, sullo stile di vita del presidente del Consiglio che, spero ne conveniate, ha qualcosa di ben più grave da farsi perdonare. Vi rendete conto che, con questo andazzo, chiunque può essere ricattato, messo alla berlina, ridotto alla pubblica umiliazione e al silenzio? Veline false e velenose, anonime, messe in giro ad arte e spacciate come “informative” possono essere scritte su chiunque sia giudicato scomodo o poco gradito ai poteri dominanti. Su Vescovi, sacerdoti, cristiani comuni come siamo noi, su chiunque. Siamo così ciechi da pensare che possiamo starcene tranquilli perché tanto a noi certe cose non succederanno mai? O non dovremmo invece insorgere tutti uniti, senza paure, incertezze, distinguo, finte obiettività a difendere un nostro fratello nella fede che magari avrà pure, come tutti noi, commesso nella vita qualche peccato veniale e magari anche pagato per questo (ammesso che le cose stiano così come Feltri ce le ha raccontate, ma io non ci credo perché mi fido più di Boffo che del servo del padrone), ma che ha dato tutta la sua vita, la sua intelligenza, la sua passione e il suo cuore alla Chiesa e al Signore in tutti questi anni? Pensate in questo modo di difendere il Santo Padre?
Questa Chiesa fatta solo di santi, di persone perfette, così vanesie e schizzinose da esser pronte a dare lezioni di moralità anche ai propri fratelli cristiani, che esigono dagli altri assoluta coerenza e trasparenza, che vedono sporcizia ovunque, questa Chiesa proprio non mi piace. Ma, in effetti, essa proprio non esiste. La Chiesa dei perfetti non è mai esistita e mai esisterà: è solo un sogno nostalgico di chi ama scandalizzarsi e limitarsi a recriminare senza fine sulla cupezza dei tempi.
“Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge.Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì. Veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta.
Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo.
Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Molto danno avevano fatto le dominazioni straniere. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra.
Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano, al quale mandiamo il più alto saluto”
Giacomo Matteotti, Discorso alla Camera dei deputati, 30 maggio 1924
“Muto e immobile, Mussolini aveva seguito il discorso di Matteotti senza mai interromperlo, e anzi dando segno di fastidio per il chiasso che facevano i suoi. Ma il volto pallido e tirato denunciava il suo furore. Quando l’avversario ebbe finito, si alzò di scatto, attraversò l’aula a passi concitati, e rientrò a palazzo Chigi. Nell’anticamera del suo ufficio s’imbatté in Marinelli, e lo investì: «Che fa la Ceka? … Che fa Dumini? … Se non foste dei vigliacchi, nessuno avrebbe mai osato pronunciare un simile discorso!».
Questi scoppi di collera erano in lui frequentissimi, ma si esaurivano in se stessi, come riconobbe lo stesso Cesare Rossi nella sua testimonianza di accusa contro di lui. E tutto lascia credere che anche quella volta fu così. Mussolini sapeva benissimo che quella famigerata Ceka era soltanto una squadraccia di avanzi di galera, di cui ci si poteva servire per bassi servizi di bastonature, specialmente contro i dissidenti del fascismo come Cesare Forni, che da loro era stato ridotto quasi in fin di vita, ma non per operazioni di alta criminalità come quel caso avrebbe richiesto”.
Indro Montanelli, L’Italia in camicia nera, capitolo VI.
“Se c’è qualcuno in quest’Aula che abbia diritto più di tutti di essere addolorato e, aggiungerei, esasperato, sono io. Solo un mio nemico, che da lunghe notti avesse pensato a qualche cosa di diabolico, poteva effettuare questo delitto, che oggi ci percuote di orrore e ci strappa grida d’indignazione”
Benito Mussolini, Discorso alla camera dei deputati, 13 giugno 1924.
Al termine del discorso i lavori della Camera vennero aggiornati sine die. Il passo successivo fu la dittatura a viso aperto.
"Nonostante i brutali scontri della scorsa settimana e il rinvio della manifestazione di giovedì scorso, domenica e lunedì, l’Onda Verde ha ripreso a scendere in piazza a Teheran coinvolgendo migliaia di persone. Il Sussidiario.net è riuscito a intervistare Selma, una giovane iraniana divenuta famosa per il suo blog From Teheran with love (http://antiutopia.wordpress.com) che sfida il regime aggirando le censure imposte dal governo.
Come hai vissuto questi giorni da quando la protesta è iniziata? Cosa stai provando e cosa pensi di fare con i tuoi amici ?
Le manifestazioni erano iniziate già alcuni giorni prima del voto. I nostri raduni si svolgevano pacificamente durante il periodo della campagna elettorale. Immediatamente dopo le elezioni la situazione ha iniziato a cambiare. La polizia ha cominciato le repressioni e c’è stato uno spargimento di sangue che nessuno si aspettava. Io ho preso parte alle marce prima e dopo l’elezioni. Ho sospeso tutti i miei impegni quotidiani, il mio lavoro e la tesi di laurea e in questi giorni continuo a seguire le notizie e mandarle su Twitter. Nei giorni in cui non posso uscire di casa, continuo a tradurre le notizie per i miei amici che leggono solamente l’inglese. Questo è il minimo che posso fare per dare una mano alla nostra causa, far conoscere al mondo cosa sta succedendo qui. Non sono mai stata un’attivista politica, sono soltanto una donna, una studentessa e una normale cittadina alle prese con i problemi quotidiani di tutti i giorni. Ma quando sei un iraniano tutto quanto nella vita diventa politico. Le persone qui non sono cambiate improvvisamente, hanno sempre creduto e voluto la libertà e la democrazia, ma questa nuova situazione ha dato loro la possibilità e il coraggio d’esprimere le proprie convinzioni e richieste.
Hai paura di essere arrestata o picchiata durante le proteste?
Sono già stata picchiata durante le manifestazioni e devo ammettere che sono terrorizzata e spaventata. Prima d’ora non ho mai dovuto fare i conti con la possibilità che mi sparino, mi picchino o che venga arrestata. Non ci sono parole per descrivere ciò che si prova quando non arrivano più notizie dei tuoi amici arrestati e quando ti raccontano le torture che subiscono. L’agonia di quelle notti insonni aspettando di ricevere loro notizie è qualcosa che non avevo mai sperimentato. Il brivido che ti attraversa il corpo tutte le volte che giungono notizie di persone ammazzate è inesprimibile. Per ora tutto quello che posso fare è aspettare.
È pericoloso continuare a scrivere e aggiornare il tuo blog?
Ci sono dei rischi e si deve stare attenti. Ho sentito che molti bloggers sono stati arrestati, molti altri sono stati minacciati. Ma ci sono dei momenti in cui non puoi non dire niente. Sul mio blog, pubblico solo un decimo di quello che scrivo e come potete notare molte interventi sono personali e ambigui per ragioni di sicurezza. Ma quello che ho visto nelle scorse settimane prima e dopo le elezioni mi dà abbastanza coraggio per lasciarmi alle spalle la timida e cauta Selma e assumermi questo rischio.
Qual è il significato del sottotitolo del tuo blog “Una Distopia chiamata Teheran?”
Sono nata a Teheran e ho vissuto tutta la mia vita in questa città. É un posto meraviglioso con storie tristi, momenti di gioia e orgoglio mescolati con sentimenti di speranza. Non sono sicura che sia possible o che io voglia davvero cambiare Teheran in un’Utopia, nel senso filosofico che intendeva Thomas More. Quello che so è che per Distopia s’intende :”la visione di una società in cui le condizioni di vita sono miserabili, caratterizzata da povertà, oppressione, guerra, violenza, malattie, inquinamento e la negazione dei diritti umani che producono una sofferenza e un’infelicità diffusa”. Dunque ho dato vita a questo blog per ritagliarmi uno spazio personale dove pubblicare le mie poesie, brevi storie e traduzioni. Ho sentito il bisogno di avere uno spazio per dar sfogo alla mia rabbia e tristezza. Allo stesso tempo questo è uno strumento per venir in contatto in modo più ravvicinato e personale con le persone che non conoscono l’Iran. Una ragione in particolare per cui pubblico contributi personali è per demistificare l’immagine che il mondo esterno ha delle donne iraniane. Così quando descrivo i miei alti e bassi e i miei sentimenti, dato che sono una donna normale come milioni di altre donne che vivono in questo Paese, non descrivo solo me stessa ma vi mostro la donna iraniana, che non è un essere, misterioso ed esotico, nascosto dietro a un velo. È una persona, talvolta forte, a momenti fragile, determinata e ambiziosa come ogni altra donna ovunque nel mondo
Il movimento di protesta può resistere?
L’Onda Verde sembra essere ancora forte, sebbene per il momento meno attiva. Molti dei nostri strumenti di comunicazione sono controllati o bloccati e questo rende abbastanza difficile informare la gente e organizzare manifestazioni. Il fatto che Moussavi sia sotto stretta sorveglianza rende anche lui più isolato. Siamo ancora all’inizio, ci vuol tempo perché un’esplosione d’energia e di protesta così forte e spontanea prenda una forma organizzata. Finora la popolazione ha reso chiaro al governo e al mondo che la gente sa quello che il governo sta facendo e che questa oppressione non verrà più tollerata. Prima, la paura e la rabbia era sempre stata espressa segretamente, ma in questi giorni la gente è venuta allo scoperto e ha visto migliaia di concittadini condividere gli stessi pensieri e sentimenti. È un incoraggiamento per tutti noi e aumenta la nostra speranza nel cambiamento. Credo che questa sia già in sé un grande conquista.
Pensi che l’Onda Verde sarà in grado di mantenere la protesta nelle università anche dopo l’estate, al di là quello che succederà in queste settimane?
L’Onda Verde è la continuazione di quello per cui la popolazione e gli studenti hanno lottato per anni. Sono sicura che il movimento andrà avanti.
Cosa speri per il tuo futuro?
Sto concludendo una scuola di specializzazione post-laurea in interpretariato. Prima di queste vicende avevo una chiara idea di cosa avrei voluto fare. Avevo deciso di finire di scrivere un romanzo che avevo iniziato, di approfondire la mia conoscenza della fotografia, il mio nuovo hobby, stavo cominciando a imparare a dipingere e specializzarmi con un dottorato in lingue all’estero. Al momento non ho assolutamente idea di cosa il futuro mi stia riservando, ma sono determinata a restare qui fino a quando potrò. Partire è davvero la mia ultima scelta, quando non avrò altra alternativa.
Cosa potrebbe cambiare in Iran qualora Moussavi fosse eletto Presidente?
Non mi aspetto nessun miracolo. Sarebbe un atteggiamento troppo ottimistico. Prima delle elezioni avevo i miei dubbi, non mi aspettavo cambiamenti profondi, ma tutti quanti speravano di migliorare le relazioni internazionali dell’Iran e migliorare la nostra economia. Soprattutto partendo dall’economia, l’opinione pubblica pensava di poter riallacciare i rapporti con gli Stati Uniti. Con Obama in carica e Moussavi nostro Presidente speravamo in un dialogo diretto e un confronto amichevole. Invece il corso degli eventi ha cambiato molti fattori di questa equazione. Se questo movimento dovesse riuscire a eleggere Moussavi Presidente, posso sperare in ulteriori miglioramenti della situazione. La gente ora si aspetta molto di più da lui.
(intervista di Mattia Sorbi)