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giovedì, 02 luglio 2009
I veri anticonformisti

"Nonostante i brutali scontri della scorsa settimana e il rinvio della manifestazione di giovedì scorso, domenica e lunedì, l’Onda Verde ha ripreso a scendere in piazza a Teheran coinvolgendo migliaia di persone. Il Sussidiario.net è riuscito a intervistare Selma, una giovane iraniana divenuta famosa per il suo blog From Teheran with love (http://antiutopia.wordpress.com) che sfida il regime aggirando le censure imposte dal governo.

 Come hai vissuto questi giorni da quando la protesta è iniziata? Cosa stai provando e cosa pensi di fare con i tuoi amici ? 

Le manifestazioni erano iniziate già alcuni giorni prima del voto. I nostri raduni si svolgevano pacificamente durante il periodo della campagna elettorale. Immediatamente dopo le elezioni la situazione ha iniziato a cambiare. La polizia ha cominciato le repressioni e c’è stato uno spargimento di sangue che nessuno si aspettava. Io ho preso parte alle marce prima e dopo l’elezioni. Ho sospeso tutti i miei impegni quotidiani, il mio lavoro e la tesi di laurea e in questi giorni continuo a seguire le notizie e mandarle su Twitter. Nei giorni in cui non posso uscire di casa, continuo a tradurre le notizie per i miei amici che leggono solamente l’inglese. Questo è il minimo che posso fare per dare una mano alla nostra causa, far conoscere al mondo cosa sta succedendo qui. Non sono mai stata un’attivista politica, sono soltanto una donna, una studentessa e una normale cittadina alle prese con i problemi quotidiani di tutti i giorni. Ma quando sei un iraniano tutto quanto nella vita diventa politico. Le persone qui non sono cambiate improvvisamente, hanno sempre creduto e voluto la libertà e la democrazia, ma questa nuova situazione ha dato loro la possibilità e il coraggio d’esprimere le proprie convinzioni e richieste.

 Hai paura di essere arrestata o picchiata durante le proteste? 

Sono già stata picchiata durante le manifestazioni e devo ammettere che sono terrorizzata e spaventata. Prima d’ora non ho mai dovuto fare i conti con la possibilità che mi sparino, mi picchino o che venga arrestata. Non ci sono parole per descrivere ciò che si prova quando non arrivano più notizie dei tuoi amici arrestati e quando ti raccontano le torture che subiscono. L’agonia di quelle notti insonni aspettando di ricevere loro notizie è qualcosa che non avevo mai sperimentato. Il brivido che ti attraversa il corpo tutte le volte che giungono notizie di persone ammazzate è inesprimibile. Per ora tutto quello che posso fare è aspettare.

 È pericoloso continuare a scrivere e aggiornare il tuo blog? 

Ci sono dei rischi e si deve stare attenti. Ho sentito che molti bloggers sono stati arrestati, molti altri sono stati minacciati. Ma ci sono dei momenti in cui non puoi non dire niente. Sul mio blog, pubblico solo un decimo di quello che scrivo e come potete notare molte interventi sono personali e ambigui per ragioni di sicurezza. Ma quello che ho visto nelle scorse settimane prima e dopo le elezioni mi dà abbastanza coraggio per lasciarmi alle spalle la timida e cauta Selma e assumermi questo rischio.

 Qual è il significato del sottotitolo del tuo blog “Una Distopia chiamata Teheran?” 

Sono nata a Teheran e ho vissuto tutta la mia vita in questa città. É un posto meraviglioso con storie tristi, momenti di gioia e orgoglio mescolati con sentimenti di speranza. Non sono sicura che sia possible o che io voglia davvero cambiare Teheran in un’Utopia, nel senso filosofico che intendeva Thomas More. Quello che so è che per Distopia s’intende :”la visione di una società in cui le condizioni di vita sono miserabili, caratterizzata da povertà, oppressione, guerra, violenza, malattie, inquinamento e la negazione dei diritti umani che producono una sofferenza e un’infelicità diffusa”. Dunque ho dato vita a questo blog per ritagliarmi uno spazio personale dove pubblicare le mie poesie, brevi storie e traduzioni. Ho sentito il bisogno di avere uno spazio per dar sfogo alla mia rabbia e tristezza. Allo stesso tempo questo è uno strumento per venir in contatto in modo più ravvicinato e personale con le persone che non conoscono l’Iran. Una ragione in particolare per cui pubblico contributi personali è per demistificare l’immagine che il mondo esterno ha delle donne iraniane. Così quando descrivo i miei alti e bassi e i miei sentimenti, dato che sono una donna normale come milioni di altre donne che vivono in questo Paese, non descrivo solo me stessa ma vi mostro la donna iraniana, che non è un essere, misterioso ed esotico, nascosto dietro a un velo. È una persona, talvolta forte, a momenti fragile, determinata e ambiziosa come ogni altra donna ovunque nel mondo

 Il movimento di protesta può resistere?  

L’Onda Verde sembra essere ancora forte, sebbene per il momento meno attiva. Molti dei nostri strumenti di comunicazione sono controllati o bloccati e questo rende abbastanza difficile informare la gente e organizzare manifestazioni. Il fatto che Moussavi sia sotto stretta sorveglianza rende anche lui più isolato. Siamo ancora all’inizio, ci vuol tempo perché un’esplosione d’energia e di protesta così forte e spontanea prenda una forma organizzata. Finora la popolazione ha reso chiaro al governo e al mondo che la gente sa quello che il governo sta facendo e che questa oppressione non verrà più tollerata. Prima, la paura e la rabbia era sempre stata espressa segretamente, ma in questi giorni la gente è venuta allo scoperto e ha visto migliaia di concittadini condividere gli stessi pensieri e sentimenti. È un incoraggiamento per tutti noi e aumenta la nostra speranza nel cambiamento. Credo che questa sia già in sé un grande conquista.

Pensi che l’Onda Verde sarà in grado di mantenere la protesta nelle università anche dopo l’estate, al di là quello che succederà in queste settimane?

L’Onda Verde è la continuazione di quello per cui la popolazione e gli studenti hanno lottato per anni. Sono sicura che il movimento andrà avanti.

 Cosa speri per il tuo futuro? 

Sto concludendo una scuola di specializzazione post-laurea in interpretariato. Prima di queste vicende avevo una chiara idea di cosa avrei voluto fare. Avevo deciso di finire di scrivere un romanzo che avevo iniziato, di approfondire la mia conoscenza della fotografia, il mio nuovo hobby, stavo cominciando a imparare a dipingere e specializzarmi con un dottorato in lingue all’estero. Al momento non ho assolutamente idea di cosa il futuro mi stia riservando, ma sono determinata a restare qui fino a quando potrò. Partire è davvero la mia ultima scelta, quando non avrò altra alternativa.

 Cosa potrebbe cambiare in Iran qualora Moussavi fosse eletto Presidente?

Non mi aspetto nessun miracolo. Sarebbe un atteggiamento troppo ottimistico. Prima delle elezioni avevo i miei dubbi, non mi aspettavo cambiamenti profondi, ma tutti quanti speravano di migliorare le relazioni internazionali dell’Iran e migliorare la nostra economia. Soprattutto partendo dall’economia, l’opinione pubblica pensava di poter riallacciare i rapporti con gli Stati Uniti. Con Obama in carica e Moussavi nostro Presidente speravamo in un dialogo diretto e un confronto amichevole. Invece il corso degli eventi ha cambiato molti fattori di questa equazione. Se questo movimento dovesse riuscire a eleggere Moussavi Presidente, posso sperare in ulteriori miglioramenti della situazione. La gente ora si aspetta molto di più da lui.

 (intervista di Mattia Sorbi)

 

Postato da: giorgiodurante a 16:42 | link | commenti

domenica, 28 giugno 2009
Il senso del mistero

"Di che è mancanza questa mancanza,
cuore,
che a un tratto ne sei pieno?
Di che?
Rotta la diga
t'inonda e ti sommerge
la piena della tua indigenza.
Viene,
forse viene,
da oltre te
un richiamo
che ora perché agonizzi non ascolti.
Ma c'è, ne custodisce forza e canto
la musica perpetua... ritornerà.
Sii calmo".
Mario Luzi, Sotto specie umana

Postato da: giorgiodurante a 20:42 | link | commenti

sabato, 20 giugno 2009
Il giorno del giudizio

Mentre in Italia continuiamo a leggere notizie vergognose sui comportamenti pubblici e privati del nostro Presidente del Consiglio e pensiamo che i veri problemi siano costituiti dalle fotomodelle,  dalle veline e dalle medicine per evitare la vecchiaia, nel mondo, magari, succede qualcosa di più. Ma i nostri giornali ne parlano malvolentieri, dal momento che poca merce si vende raccontando cose poco pruriginose, di cui anche noi dovremmo vergognarci. Ecco un articolo, tratto dal sito della Fao, sui dati che dimostrano un pauroso aumento delle persone che soffrono la fame. Spero che almeno qualcuno lo leggerà.

 

"La fame nel mondo è prevista raggiungere un livello storico nel 2009 con 1,02 miliardi di persone in stato di sotto-nutrizione, secondo le nuove stime pubblicate oggi dalla FAO.

Questo recente aumento della fame a livello mondiale non è la conseguenza di raccolti non soddisfacenti, ma della crisi economica mondiale che ha ridotto i redditi e aumentato la disoccupazione. Il che ha ulteriormente ridotto le possibilità di accesso al cibo per i poveri, afferma l'agenzia delle Nazioni Unite.

"La pericolosa combinazione della recessione economica mondiale e dei persistenti alti prezzi dei beni alimentari in molti paesi ha portato circa 100 milioni di persone in più rispetto all'anno scorso oltre la soglia della denutrizione e della povertà croniche," ha detto il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf. "Questa silenziosa crisi alimentare - che colpisce un sesto dell'intera popolazione mondiale - costituisce un serio rischio per la pace e la sicurezza nel mondo. Abbiamo urgentemente bisogno di creare un largo consenso riguardo al totale e rapido sradicamento della fame nel mondo, ed intraprendere le azioni necessarie ad ottenerlo."

"L'attuale situazione dell'insicurezza alimentare nel mondo non ci può lasciare indifferenti," ha aggiunto.

Le nazioni povere, ha sottolineato Diouf, "devono essere dotate degli strumenti economici e politici necessari a stimolare la produzione e la produttività del loro settore agricolo. Gli investimenti in agricoltura devono aumentare, perchè per la maggioranza dei paesi poveri un settore agricolo in buone condizioni è essenziale per combattere i problemi della fame e della povertà, ed è un pre-requisito indispensabile per la crescita economica generale."

"La maggioranza dei poveri e degli affamati nel mondo è costituita dai piccoli contadini dei paesi in via di sviluppo. Ciò nonostante, essi hanno il potenziale non solo per garantirsi la propria sussistenza ma anche per accrescere la sicurezza alimentare e stimolare una più vasta crescita economica. Per rendere effettivo questo potenziale e ridurre il numero di persone vittime della fame nel mondo, i governi, assistiti dalla comunità internazionale, devono proteggere gli investimenti di base nel settore agricolo, in modo da garantire ai piccoli contadini l'accesso non solo a sementi e fertilizzanti, ma anche a tecnologie più adatte, infrastrutture, schemi di finanza rurale e mercati," ha affermato Kanayo F. Nwanze, Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).

"Per la maggioranza dei paesi in via di sviluppo non c'è dubbio che gli investimenti nell'agricoltura di piccola scala costituiscano la rete di sicurezza sociale più sostenibile, specialmente in un momento di crisi economica globale come questo," ha aggiunto Nwanze.

"Il rapido aumento della fame a livello mondiale continua ad alimentare un'enorme crisi umanitaria. La comunità internazionale si deve stringere assieme nell'obiettivo di garantire che vengano soddisfatti i bisogni più urgenti, mentre vengono elaborate soluzioni di più lungo termine," ha detto Josette Sheeran, Direttore Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale.

La fame continua a crescere

Mentre nel corso degli anni ‘80 e nella prima metà degli anni '90 c'è stato un discreto miglioramento nella riduzione della fame cronica nel mondo, essa ha invece mostrato un trend di lenta ma continua crescita nell'ultimo decennio, ha detto la FAO. Il numero di persone affamate è aumentato nei periodi 1995-97 e 2004-06 in tutte le regioni del mondo, esclusa l'America Latina e i Caraibi. Ma anche in questa regione i miglioramenti ottenuti nella riduzione della denutrizione sono stati cancellati dall'aumento dei prezzi alimentari e dall'attuale recessione economica globale.

Quest'anno, principalmente a causa degli shocks contemporanei della crisi economica e degli alti prezzi dei prodotti alimentari, il numero di persone vittime della fame è previsto crescere globalmente dell'11%, secondo le stime della FAO, basate su analisi del Dipartimento per l'Agricoltura degli Stati Uniti.

Quasi l'intera popolazione sotto-nutrita vive nei paesi in via di sviluppo. In Asia e nel Pacifico circa 642 milioni di persone sono stimate soffrire di denutrizione cronica; nell'Africa Sub-Sahariana sono 265 milioni; in America Latina e nei Caraibi 53 milioni; nel Vicino Oriente e nel Nord Africa 42 milioni; nei paesi sviluppati la stima è di 15 milioni in totale. 

Nella morsa della crisi

I poveri che vivono nelle città si troveranno probabilmente ad affrontare i problemi maggiori legati alla recessione globale, in quanto la riduzione della domanda di esportazioni e degli investimenti diretti esteri si ripercuoterà presumibilmente in maniera più pesante sui lavori urbani. Ma anche le aree rurali non verrano risparmiate. Milioni di persone emigrate nelle città si vedranno costrette a tornare nelle campagne, con conseguenti pressioni sulle condizioni dei poveri residenti in tali aree.

La situazione di alcuni paesi in via di sviluppo è anche aggravata dal fatto che i trasferimenti monetari (le rimesse) degli emigrati nei loro paesi d'origine sono diminuiti sostanzialmente nel corso di quest'anno, causando una notevole riduzione delle riserve estere e dei redditi familiari. La diminuzione delle rimesse, insieme al previsto declino degli aiuti ufficiali allo sviluppo, ridurrà ulteriormente la capacità dei paesi di avere accesso al capitale necessario a sostenere la produzione e a creare reti di sicurezza e schemi di protezione sociale per i poveri.     

Diversamente dalle crisi precedenti, i paesi in via di sviluppo hanno minori possibilità di rispondere alle condizioni economiche negative, perchè la crisi sta colpendo praticamente ogni parte del mondo contemporaneamente. Il margine di manovra per misure di aggiustamento agli shocks economici, quali ad esempio il deprezzamento del tasso di cambio e l'indebitamento sui mercati finanziari internazionali, è più ristretto nel caso di una crisi globale.

La crisi economica, inoltre, viene a seguito della crisi alimentare ed energetica del 2006-08. Mentre i prezzi alimentari sui mercati internazionali sono diminuti nel corso degli ultimi mesi, i prezzi interni nei paesi in via di sviluppo sono scesi assai più lentamente. Essi sono rimasti più alti in media del 24% in termini reali alla fine del 2008 rispetto al 2006. Per i consumatori poveri, che spendono fino al 60% del loro reddito in beni di prima necesità, ciò implica una notevole riduzione nel loro effettivo potere d'acquisto. E' inoltre da notare che i prezzi dei generi alimentari di base, sebbene siano diminuiti, restano ancora più alti del 24% rispetto al 2006, e del 33% rispetto al 2005.

ll Rapporto 2009 sulla Fame (Lo Stato dell'Insicurezza Alimentare nel Mondo, conosciuto con l'acronimo inglese SOFI) verrà presentato in ottobre".


Postato da: giorgiodurante a 18:15 | link | commenti

mercoledì, 10 giugno 2009
I veri numeri di Tullio

Ho già pubblicato in passato alcune considerazioni del mio amico Tullio Tinti. Oggi mi è arrivata una sua mail con le sue sacrosante riflessioni sull'esito delle elezioni europee. Le pubblico, condividendole in pieno.

 

Va bene, va bene, ha vinto Silvio...
 
Non si discute!
 
Una precisazione, però: i numeri non sono opinioni, e le percentuali non
sono espressioni artistiche...
 
Quindi, per favore, non prendiamoci in giro. Primo partito PdL con il
35,26%, secondo partito PD con il 26,13%, ecc.
 
...MA QUANDO MAI???!!!???
 
Queste percentuali sono giochi di prestigio.
 
I veri numeri sono ben altri. Eccoli, in base ai dati ufficiali del
Ministero dell'Interno:
 
"Partito degli astenuti" = 33,5% degli aventi diritto
PdL = 21,9%
PD = 16,2%
Lega = 6,4%
IdV = 5,0%
Schede nulle = 4,3%
UDC = 4,1%
Partiti minori (tutti sommati) = 8,6%
 
Quindi, il PRIMO PARTITO IN ITALIA è quello di chi non vota. 1 italiano su
3, tra gli aventi diritto, non si è proprio presentato ai seggi. Secondo
partito è il PdL, dal quale si sente rappresentato meno del 22% degli
elettori. Quindi tra primo e secondo partito ci sono ben 11 punti
percentuali di differenza: un abisso!!! Terzo, quarto e quinto partito sono
rispettivamente il PD, la Lega e l'Idv. Le schede nulle sono di fatto la
sesta forza italiana, con il 4,3% degli elettori. L'UdC è il settimo
partito, dal quale si sente rappresentato poco più del 4% dell'elettorato,
una miseria se confrontato con il primo partito.
 
Questi sono i voti "veri". Queste le "vere" percentuali. Le altre, che ci
offrono uno spaccato d'Italia ben diverso, sono GONFIATE, sono fumo negli
occhi.
 
Come commentare i veri voti, le VERE percentuali?
 
Semplice: i nostri politici hanno un potere immenso, ma non rappresentano
più l'Italia.
 
Un terzo dell'Italia NON si sente rappresentato da nessun politico. Poco più
di UN QUINTO (!!!) si sente rappresentato da Berlusconi, e il resto d'Italia
disperde i propri voti tra una selva di partitini ciascuno dei quali
rappresenta una piccola minoranza di elettori... Insomma, lo spaccato reale
ci offre uno scenario quasi imbarazzante se confrontato con lo show
quotidiano a cui assistiamo in televisione...
 
Ciao a tutte, ciao a tutti
 
Tullio
 
 
 

 

Postato da: giorgiodurante a 15:35 | link | commenti (2)

sabato, 06 giugno 2009
L'Angelo necessario

Io sono l'Angelo della realtà,
intravisto un istante sulla soglia.
Non ho ala di cenere, né di oro stinto,
né tepore d'aureola mi riscalda.
Non mi seguono stelle in corteo,
in me racchiudo l'essere e il conoscere.
Sono uno come voi, e ciò che sono e so
per me come per voi, è la stessa cosa.
Eppure, io sono l'Angelo necessario della terra,
poiché chi vede me vede di nuovo
la terra, libera dai ceppi della mente, dura,
caparbia, e chi ascolta me ne ascolta il canto
monotono levarsi in liquide lentezze e afferrare
in sillabe d'acqua; come un significato
che si cerchi per ripetizioni approssimando.
O forse io sono soltanto una figura a metà,
intravista un istante, un'invenzione della mente,
un'apparizione tanto lieve all'apparenza
che basta che io volga le spalle,
ed eccomi presto, troppo presto, scomparso


Wallace Stevens, da Angel surroundend by paysans

Postato da: giorgiodurante a 19:18 | link | commenti

giovedì, 28 maggio 2009
Dialettica, dialettica!

"Benché alieno dalla matematica, Bacone ha saputo cogliere esattamente l'animus della scienza successiva. Il felice connubio, a cui egli pensa, fra l'intelletto umano e la natura delle cose è di tipo patriarcale: l'intelletto che vince la superstizione deve comandare alla natura disincantata. Il sapere, che è potere, non conosce limiti: né all'asservimento delle creature, né nella sua docile acquiescenza ai signori del mondo".
Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, Dialettica dell'Illuminismo

Postato da: giorgiodurante a 18:13 | link | commenti (1)

mercoledì, 20 maggio 2009
Verona dall'alto


Foto pubblicata da giorgiodurante

Postato da: giorgiodurante a 12:52 | link | commenti

Chi è degno e chi no

"Se è vero che "la giustizia non solo va fatta, ma si deve anche vedere," tutti avrebbero visto che il processo di Gerusalemme era giusto se i giudici avessero avuto il coraggio di rivolgersi all'imputato più o meno come segue :

"Tu hai ammesso che il crimine commesso contro il popolo ebrai­co nell'ultima guerra è stato il più grande crimine della storia, ed hai ammesso di avervi partecipato. Ma tu hai detto di non aver mai agito per bassi motivi, di non aver mai avuto tendenze omicide, di non aver mai odiato gli ebrei, e tuttavia hai sostenuto che non potevi agire altrimenti e che non ti senti colpevole. A nostro avviso è diffi­cile, anche se non del tutto impossibile, credere alle tue parole; in questo campo di motivi e di coscienza vi sono contro di te alcuni elementi, anche se non molti, che possono essere provati al di là di ogni ragionevole dubbio. Tu hai anche detto che la parte da te avuta nella soluzione finale fu casuale e che, più o meno, chiunque altro avrebbe potuto prendere il tuo posto: sicché quasi tutti i tedeschi sarebbero ugualmente colpevoli, potenzialmente. Ma il senso del tuo discorso era che dove tutti o quasi tutti sono colpevoli, nessuno lo è. Questa è in verità un'idea molto comune, ma noi non siamo disposti ad accettarla. E se tu non comprendi le nostre obiezioni, vorremmo ricordarti la storia di Sodoma e di Gomorra, di cui parla la Bibbia: due città vicine che furono distrutte da una pioggia di fuoco perché tutti gli abitanti erano ugualmente colpevoli. Tutto questo, sia detto per inciso, non ha nulla a che vedere con la nuova idea della 'colpa collettiva,' secondo la quale gli individui sono o si sentono colpevoli di cose fatte in loro nome ma non da loro, cose a cui non hanno par­tecipato e da cui non hanno tratto alcun profitto. In altre parole, colpa e innocenza dinanzi alla legge sono due entità oggettive, e quand'anche ottanta milioni di tedeschi avessero fatto come te, non per questo tu potresti essere scusato.

"Fortunatamente non è così. Tu stesso hai affermato che solo in potenza i cittadini di uno Stato che aveva eretto i crimini più inauditi a sua principale finalità politica erano tutti ugualmente col­pevoli; non in realtà. E quali che siano stati gli accidenti esterni o interiori che ti spinsero a divenire un criminale, c'è un abisso tra ciò che tu hai fatto realmente e ciò che gli altri potevano fare, tra l'attua­le e il potenziale. Noi qui ci occupiamo soltanto di ciò che tu hai fatto, e non dell'eventuale non-criminalità della tua vita interiore e dei tuoi motivi, o della potenziale criminalità di coloro che ti circon­davano. Tu ci hai narrato la tua storia presentandocela come la storia di un uomo sfortunato, e noi, conoscendo le circostanze, siamo dispo­sti fino a un certo punto ad ammettere che in circostanze più favo­revoli ben difficilmente tu saresti comparso dinanzi a noi o dinanzi a qualsiasi altro tribunale. Ma anche supponendo che soltanto la sfor­tuna ti abbia trasformato in un volontario strumento dello sterminio, resta sempre il fatto che tu hai eseguito e perciò attivamente appog­giato una politica di sterminio. La politica non è un asilo: in politica obbedire e appoggiare sono la stessa cosa. E come tu hai appoggiato e messo in pratica una politica il cui senso era di non coabitare su questo pianeta con il popolo ebraico e con varie altre razze (quasi che tu e i tuoi superiori aveste il diritto di stabilire chi deve e chi non deve abitare la terra), noi riteniamo che nessuno, cioè nessun essere umano, desideri coabitare con te. Per questo, e solo per questo, tu devi essere impiccato".

 

Hannah Arendt, La banalità del male

 

Postato da: giorgiodurante a 12:49 | link | commenti

lunedì, 11 maggio 2009
Fuori dall'anonimo

"La nostra esistenza nel mondo, con i suoi desideri e le preoccupazioni quotidiane, non consiste dunque in un immenso imbroglio, in una caduta nell'inautentico, in un'evasione dal nostro destino più profondo. Non è altro, invece, che l'amplificazione di questa resistenza nei confronti dell'essere anonimo e fatale attraverso cui l'esistenza diviene coscienza, e cioé relazione tra un esistente e l'esistenza".
Emmanuel Lévinas, Dall'esistenza all'esistente

Postato da: giorgiodurante a 21:07 | link | commenti

domenica, 19 aprile 2009
La geografia e la filosofia

Breve lezione di geografia, piena zeppa di impliciti riferimenti filosofici. E’ del prof. Piero Gagliardo, docente di Geografia all’Università degli studi della Calabria. Ha realizzato più di cento pubblicazioni, soprattutto nell’ambito della cartografia automatica e delle problematiche ambientali.

“Nella scorsa settimana, durante una lezione sulle criticità ambientali del Pianeta, ho esposto ai miei studenti l’argomento “suolo”, cioè ho parlato di quella parte della crosta terrestre che, secondo uno spessore diverso, da pochi centimetri a qualche metro, consente agli esseri umani, da sempre e laddove le condizioni climatiche lo permettano, di produrre il cibo necessario al loro sostentamento quotidiano.

Desidero riproporre qui alcune riflessioni che mi sono sembrate utili per comprendere il nostro rapporto vitale con la terra.

Il suolo è un corpo naturale, tridimensionale, di ampia estensione, ma di limitato spessore, che ricopre la parte superiore della superficie terrestre. Si colloca fra la litosfera, l’atmosfera e la biosfera e deriva dall’alterazione delle rocce (substrato) sotto l’influenza di un determinato clima e per l’azione degli organismi viventi, in una data posizione morfologica, per un tempo più o meno lungo.

 Fin dall’inizio del processo di industrializzazione la percentuale di addetti alle attività rurali costituiva la quota più consistente degli occupati, poi venivano gli artigiani, gli artisti, i militari, i fannulloni, gli scansafatiche, i politici e quelli che oggi chiameremmo gli intellettuali.

 Siccome da sempre sono proprio gli intellettuali a generare i modelli culturali e quindi a stabilire i criteri per valutare ciò che è positivo o negativo, ciò che è spirituale e ciò che invece è banalmente materiale, ciò che è dignitoso e ciò che è immondo, da sempre la terra, il suolo, l’humus sono stati considerati materia, materia sporca, elemento calpestabile, da sottomettere ai piedi, anche se per ragioni ovvie.

 Conseguentemente, tutti coloro che hanno rapporto diretto con la terra sono considerati umili (humus/terra), senz’altro utili, ma da tenere a distanza perché sporchi, indecenti, cosparsi in varia misura di frammenti di suolo, di odori sgradevoli, di comportamenti non urbani, gente da circoscrivere nella “riserva” dei campi, insieme ai loro animali, da considerare non adatta a frequentare i salotti e tantomeno il pulsare della vita culturale e imprenditoriale della realtà urbana.

I secoli ci hanno trasmesso questa “volgare” concezione dell’uomo dei campi o del pastore o di coloro che, attraverso fatiche immani, sciolgono le zolle maleodoranti della terra, per poi seminarle e ricavarne dei frutti.

 Oggi, la maggior parte di coloro che vivono nelle aree urbane europee e nordamericane, che quindi non si occupa di agricoltura, forse, non ha mai toccato la terra come materia fisica, se non talvolta, munita di guanti di gomma, per mettere a dimora un piantina ornamentale in un vaso.

L’idea che permane nel mondo dei saggi è quella di un rifiuto sistematico del contatto diretto con la terra, non certamente con la natura, ma specificamente con l’humus, con la parte biologicamente attiva, con tutto ciò che la caratterizza a livello chimico, fisico, strutturale.

Eppure noi ci alimentiamo solo e soltanto con i prodotti della terra, con le risorse che qualcuno pazientemente coltiva e fa arrivare quotidianamente sulle nostre tavole. C’è un intermediario che provvede ad eliminare il rapporto diretto con la terra: si chiama supermercato e la chiave di accesso è un banale pezzo di plastica, molto pulito e inodore, che si chiama carta di credito.

I processi di lavorazione del suolo continuano, con macchine sempre più sofisticate e con tecnologie d’avanguardia. Si pensi, ad esempio, al sistema “no till” delle grandi estensioni americane, una pratica rivoluzionaria che modifica l’antica tradizione di rivoltare il terreno prima di seminare, tracciando un solco di appena 4 o 5 centimetri di larghezza, per non alterare gli equilibri del suolo e ridurre il suo degrado. Di queste problematiche, il mondo che conta, politici, imprenditori, intellettuali e fannulloni, non ne vuole sapere: conta solo ciò che è possibile acquistare nei negozi, piccoli o grandi che siano.

Tutto concorre ad una dimenticanza profonda, sempre più radicata, della consistenza strutturale di quella porzione di terra aderente alla roccia madre, su cui tutto si deposita e si riversa “sine cura” , dai liquami ai fitofarmaci ai rifiuti, ma da cui, necessariamente, ci alimentiamo ogni giorno.

La perdita del contatto con la terra ha conseguenze pesanti nella storia dell’umanità e della natura: le giovani generazioni non si sognano, nemmeno nei momenti di turbamento psicologico o di anoressia intellettuale, di occuparsi del suolo, ma tutti premono nei confronti dell’Università, delle imprese, delle attività del settore terziario e quaternario, tutto fuorché sporcarsi le mani o vivere la fatica e la solitudine dei campi o il rapporto con gli animali della fattoria.

Dentro questa vicenda, qui solo accennata, esistono un’infinità di eventi drammatici e dolorosi, come le emigrazioni da una terra all’altra, le guerre per la conquista di spazi alternativi, la fame dei popoli che non sanno, non possono o sono impediti dalle condizioni climatiche a coltivare la terra, la terra che perde silenziosamente fertilità e diventa desertificata, o il luogo del riposo degli antenati, il luogo della sacralità della vita e della morte.

Può essere che il mondo dei benpensanti abbia perso qualcosa di fondamentale dietro l’angolo?”

 

Postato da: giorgiodurante a 16:29 | link | commenti